Il leader sovietico riaffermò l’inevitabilità dello scontro tra le società socialiste e quelle capitaliste

il discorso di Stalin

Nel 1946 Stalin espose la sua dottrina ufficiale: «Le bombe atomiche servono a spaventare i popoli con i nervi fragili, ma non possono decidere l’esito di una guerra». Inoltre il leader sovietico riaffermò l’inevitabilità dello scontro tra le società socialiste e quelle capitaliste

Agli accordi di Bretton Woods si aggiunse la Conferenza di Jalta avvenuta nel febbraio 1945 che ridisegnò la mappa geopolitica del globo ed è stato l’ultimo incontro in un’epoca “pre-nucleare”.

Nel complesso la politica seguita dal governo americano fu di riconoscere una sfera d’influenza sovietica in Europa orientale accettandone l’esigenza di sicurezza ai suoi confini purché fosse “aperta”, cioè non costituisse una “minaccia” agli interessi americani e non portasse all’instaurazione di un blocco monolitico in Europa e al suo totale dominio sugli stati dell’Europa orientale.

Non vi è dubbio che successivamente i rapporti tra USA e URSS vennero inevitabilmente condizionati dalle sperimentazioni americane della bomba atomica. Il possesso della bomba atomica rese indubbiamente più aggressiva la politica americana nei confronti dell’URSS.

Iosif Vissarionovič Džugašvili

Iosif Vissarionovič Džugašvili (Gori, 21 dicembre 1879 - Mosca, 5 marzo 1953) è stato un rivoluzionario, politico e militare sovietico bolscevico  (Stalin era un soprannome col significato di “uomo d’acciaio”), segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e, in tale ruolo, assumendo sempre più potere, a partire dal 1924, divenne progressivamente il dittatore del suo Paese (l’Unione Sovietica) fino alla morte, avvenuta nel 1953.

Nel 1946 Stalin espose la sua dottrina ufficiale: «Le bombe atomiche servono a spaventare i popoli con i nervi fragili, ma non possono decidere l’esito di una guerra».

Inoltre il leader sovietico riaffermò l’inevitabilità dello scontro tra le società socialiste e quelle capitaliste, e informò la popolazione sovietica che i sacrifici sarebbero continuati, data l’esigenza di sviluppare le industrie pesanti invece di quelle relative ai beni di consumo.

Gli economisti russi avevano stimato che il paese aveva perso circa un terzo delle loro ricchezza nazionale. Al termine della guerra, la gente era malnutrita ed esausta, gli standard di vita erano estremamente diminuiti. I vertici russi avevano proposto di non affrettarsi nella ricostruzione “per dare tempo al popolo sovietico di riposare”. 

La Russia al termine della guerra.

Il vittorioso maggio 1945 significò per l'URSS non solo la fine trionfante della guerra. Metà del paese era in rovina, il tenore di vita delle persone era sceso ben oltre il livello prebellico e l'ombra di un nuovo confronto si profilava sulla soglia. 

Dopo la liberazione delle regioni occidentali è stato effettuato un inventario rivelando una situazione drammatica: rispetto al periodo pre-guerra rimanevano il 15% di lavoratori ed erano sopravvissute il 13% delle imprese industriali. In agricoltura la metà dei mezzi agricoli erano distrutti.

Durante la guerra furono distrutte 1710 città e borgate, 65mila chilometri di linee ferroviarie furono fatte saltare in aria e messe fuori combattimento. Gli economisti stimarono che il paese perse circa un terzo della ricchezza nazionale. 

Alla fine della guerra, le persone erano esauste, il tenore di vita era sceso drasticamente. Pertanto, la massima leadership sovietica avanzò proposte per non affrettarsi a restaurare ciò che era stato distrutto, "per fornire al popolo sovietico l'opportunità di riposare". Questa decisione sembrava tanto più logica dal momento che nel 1946 il paese fu colpito anche da una carestia causata da una siccità senza precedenti.

Il discorso di Boshoi

Anche prima della fine della guerra era diventato chiaro che non si sarebbero instaurati dei buoni rapporti. In questo contesto, i dirigenti sovietici furono costretti a prendere la decisione opposta. Il confronto tra capitalisti e socialisti innescò la “guerra fredda” e la situazione avrebbe potuto degenerare in qualsiasi momento, soprattutto in vista del possesso di armi nucleari degli Stati Uniti.

La quinta essenza di questo punto di vista è stato il discorso di Stalin nel febbraio del 1946, dove, in particolare, dichiarò:

«Dobbiamo garantire che la nostra industria sia in grado di produrre fino a 50 milioni di tonnellate di ferro, 60 milioni di tonnellate di acciaio, fino a 500 milioni di tonnellate di carbone, 60 milioni di tonnellate di petrolio. Solo in questo modo si può presumere che la nostra patria sia al sicuro da ogni eventualità.»

Secondo Il politologo russo Aleksei Makarkin, la guerra fredda avrebbe avuto inizio dal discorso di Winston Churchill tenutosi il 5 marzo 1946 a Fulton del Missouri.

Allora Churchill disse che “sull’Europa, da Stettino a Trieste, è caduta una cortina di ferro, dietro la quale gli antichi popoli di Europa sono venuti a trovarsi sotto il tallone di ferro del comunismo. Ma anche al qua della cortina di ferro il pericolo è in agguato, perché in Italia e in Francia ci sono i comunisti al governo, quinta colonna del colonialismo stalinista.”

Il 14 marzo, Stalin decise di rispondere alle domande di un giornalista della Pravda a proposito del discorso di Churchill e senza mezzi termini lo paragonò a Hitler che, partito dal primato della razza ariana e della lingua tedesca, aveva dichiarato guerra a mezzo mondo.

Sugli “antichi paesi di Europa su cui era calata la cortina di ferro” Stalin si limitò ad indicare che essi erano serviti alla Germania come corridoi dell’aggressione all’Unione Sovietica e che quindi Mosca, a scanso di equivoci, avrebbe esercitato la sua influenza in tutti gli stati che l’Armata Rossa aveva liberato, ma addirittura insieme agli alleati, come a Berlino e Vienna.

George Catlett Marshall

George Catlett Marshall (Uniontown, 31 dicembre 1880 – Washington, 16 ottobre 1959) è stato un generale e politico statunitense, organizzatore e stratega dell'esercito del suo Paese durante la seconda guerra mondiale. Legò il proprio nome ad un piano per la ricostruzione post-bellica in Europa, passato alla storia come Piano Marshall.

Per completare il quadro si deve aggiungere che ci fu anche il lancio del piano Marshall, un programma di aiuti per la ricostruzione economica in Europa. Agli aiuti economici del Piano Marshall, l’URSS contrappose un’integrazione economica dei paesi sotto la sua influenza detto Comecon (Consiglio per la mutua assistenza economica, 1949).

Nel 1949 Suslov, caporedattore della Pravda, fece un’analisi di quella che fu la politica internazionale nei primi anni successivi al secondo conflitto mondiale.

L’analisi sovietica fu assolutamente molto dura sottolineando la forte tensione che si era creata tra URSS e USA. Suslov indicò la formazione di due campi sulla scena mondiale e l’assoluto contrasto fra i loro rispettivi obiettivi e compiti: denunciò i piani aggressivi del campo imperialista diretto dagli Stati Uniti. Piani che miravano ad instaurare l’egemonia mondiale dell’imperialismo angloamericano e schiacciare la democrazia.

Era opinione russa che l’URSS stava conducendo una lotta tenace contro la reazione imperialistica antidemocratica americana per difendere la pace tra i popoli. Se nell’immediato dopoguerra le tensioni erano tollerabili, con il passar del tempo l’aggressività americana crebbe.

… i gruppi dirigenti degli Stati Uniti e dell’Inghilterra che dirigono il campo imperialista, conducono apertamente una politica di aggressione, una politica di preparazione e di scatenamento di una nuova guerra mondiale … essi proclamano, con un’impudenza sempre più cinica, le loro aspirazioni all’egemonia mondiale, alla «direzione americana del mondo», risuscitando i piani pazzeschi del fascismo tedesco e dimenticando le lezioni inflitte dalla storia a coloro che avevano la follia di aspirare al «dominio del mondo».

Opinione russa era che proprio con il Piano Marshall gli americani avrebbero preparato la nuova guerra attraverso un asservimento economico e politico dell’Europa.

Nel lungo di discorso di Suslov non mancarono delle parole per il popolo americano, definendoli uomini semplici, mettendoli in guardia sui bombardamenti moderni in grado di distruggere tutto ciò che intere generazioni hanno costruito.

Gli americani hanno sabotato le decisioni dell’Assemblea generale dell’ONU sulla proibizione dell’arma atomica e sulla riduzione degli armamenti. La politica di sabotaggio della cooperazione internazionale ha portato alla famosa « guerra fredda », all’eccitazione della psicosi e dell’isterismo guerrafondaio, alla creazione artificiale di una situazione di tensione internazionale di cui si servono i fabbricanti di cannoni e gli arrabbiati provocatori di guerra.

Il Comunicato TASS del 25 settembre 1949 annunciò che l’unione sovietica possedeva il segreto dell’atomica ed era entrata in possesso di quest’arma fin dal 1947. L’annuncio mise in ridicolo le profezie degli ambienti governativi delle potenze imperialiste e degli scienziati borghesi genuflessi davanti a loro, i quali hanno ripetutamente dichiarato che i russi non avrebbero potuto procurarsi l’arma atomica prima del 1952. 

 

Nota. Il Piano Marshall, ufficialmente chiamato piano per la ripresa europea (European Recovery Plan), fu uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale. L'idea di Marshall venne positivamente accolta dalla Francia che però chiese di estendere gli incontri preparatori anche all'Unione Sovietica che, comunque, dopo un'iniziale manifestazione di interesse, si rifiutò di partecipare al negoziato, obbligando anche tutti i paesi del blocco orientale ed i paesi baltici, a fare altrettanto

 

Pravda, Come l'URSS si è rafforzata dopo la vittoria

Suslov, La difesa della pace e la lotta contro i fautori di guerra, L’Unità, 7 dicembre 1949