Il successore di Teodorico fu Atalarico, un bambino

Il piccolo Atalarico fu l’erede di Teodorico e Amalasunta prese la reggenza.

Il re degli Ostrogoti morì 30 agosto 526. Il suo erede fu Atalarico, un bambino, che regnò sotto la tutela della madre Amalasunta, figlia di Teoderico, e il consiglio politico del patricius praesentalis Tuluin, uno degli esponenti piu filoromani dell’aristocrazia gotica.

Con la scelta di Tuluin, Teoderico voleva evitare la completa rottura tra Goti e Romani all’interno del regno, lasciando intatte le relazioni d’amicizia con l’imperatore bizantino Giustino.

Il governo di Amalasunta assunse, come suo padre, un atteggiamento di grande moderazione tanto per le questioni relative alla politica interna del regno, quanto per la linea di politica estera. In particolare, il regno ostrogoto rinunciò a qualsiasi pretesa su quello visigoto.

 

Nel frattempo il 1° aprile del 527 Giustino, gravemente malato, concesse a Giustiniano la dignità di Augusto; questi venne incoronato il 4 aprile insieme alla moglie Teodora. Il vecchio imperatore morì il 1° agosto, lasciando l’impero alla guida di Giustiniano.

 

Procopio e Cassiodoro, suo magister officiorum, descrivono Amalasunta profondamente influenzata dalla cultura romana, conoscitrice della lingua latina e greca e perseguì una politica di buoni rapporti tra Goti, Romani e Bizantini.

Amalasunta diede all'istruzione del figlio un'impostazione più in linea con la tradizione romana che con quella gota. Elesse il goto Tuluin, già praepositus sacri cubiculi sotto Teodorico, patricius praesentalis, con diritto di sedere in Senato e di assumere la cittadinanza romana, e gli affidò il comando dell'esercito.

 Amalasunta volle che il figlio fosse istruito secondo i principi romani e gli impose di frequentare la scuola di lettere. Scelse anche degli anziani goti capaci come precettori per Atalirico.

I Goti non abbandonarono mai le proprie tradizioni e non accettarono la scelta Amalasunta di avvicinare suo figlio alla cultura romana. Per questo motivo protestarono in quanto erano dell’opinione che il re doveva acquistare gloria, imparare a combattere e non andare a scuola di lettere: non doveva essere un romano.

“Or dunque, o signora” dissero “ dai pur ora congedo a questi pedagoghi e fai che Atalarico si accompagni con suoi coetanei, i quali passando con lui la florida età lo incitino al valore secondo l’usanza barbarica”.

Amalasunta cedette alle richieste e Atalarico crebbe nei vizi. Inoltre lo incitarono a cospirare contro sua madre imponendole di lasciare la reggenza.

Amalasunta non si fece intimorire, individuò i tre barbari che maggiormente avevano incitato alla ribellione e li mandò in esilio. Contemporaneamente intuiva il pericolo per la sua vita e chiese a Giustiniano il permesso di trasferirsi a Costantinopoli. Ottenuto il permesso dall’imperatore, diede ordine di uccidere i tre uomini che aveva mandato in esilio e rimase a Ravenna. Sarebbe fuggita a Bisanzio solo in caso di fallimento del suo piano.

Atalarico morì prematuramente nel 534 a causa di una lunga malattia.

 

Il 2 ottobre 534 Amalasunta divenne regina associando il trono con suo cugino Teodato, duca di Tuscia e uno dei capi del partito nazionale.

Teodato era il figlio di Amalafrida, sorella del re Teodorico. Viveva in Toscana, era un uomo istruito nelle lettere latine e nella filosofia di Platone ma ignorante per quanto riguardava le tecniche militari.

Aveva un carattere prepotente e non disdegnava le estorsioni.

Teodato accetto la proposta Amalasunta nonostante l’odio che provava per lei infatti, quest’ultima lo aveva processato a Ravenna obbligandolo a restituire ciò che aveva estorto.

 

Anche se aveva promesso alla sua consorte di seguire la politica introdotta da Teodorico, quanto Teodato prese il potere iniziò a trattare segretamente con i nemici di Amalasunta. Non passò molto tempo che la regina fosse imprigionata.

Amalasunta venne rinchiusa nel castello dell’isola di Martana nel lago di Bolsena.

Teodato temendo l’ira dell’imperatore inviò due senatori romani, Liberio e Opilione, a Costantinopoli per promettere che a Amalasunta non sarebbe accaduto nulla.

Delle finte promesse, infatti poco tempo dopo, il  30 aprile 535, Amalasunta venne uccisa dai parenti dei tre goti che lei aveva fatto uccidere.

Fu tale la rabbia dell’imperatore che un suo inviato, Pietro, dichiarò in faccia a Teodato che per un tale orribile fatto ci sarebbe stata una guerra senza fine tra l’imperatore e i goti.

 

Umberto Roberto, unità e divisioni dell’impero (dalla morte di Valentiniano III all’età di Giustino I, 455-527)

La guerra gotica di Procopio di Cesarea, Volume 1, 1895

Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia e delle opere varie. Volume II. 1838