Il declino di Teodorico. Nel 526 muore Teodorico. Lascia un’Italia apparentemente pacifica.

 

La stabilità del governo e l’abilità di Teodorico, che regnò sia tramite le alleanze esterne che affidandosi internamente al contributo dei romani cui delegò gli incarichi amministrativi, assicurarono una vera e propria rinascita di un territorio che era andato impoverendosi; ma così facendo allarmò l’impero d’Oriente e il regno dei franchi che iniziarono a temere la potenza del sovrano.

Il dilemma che segna la politica estera dell’Oriente romano nel V secolo caratterizzò anche il regno di Anastasio (successore di Zenone nel 491). Le risorse dello stato imponevano una scelta: o puntare alla guerra contro i barbari in Occidente, o garantire la sicurezza della frontiera persiana. L’intesa con il regno ostrogoto di Teoderico in Italia garantì una situazione di generale equilibrio. Uomo di grande capacita politica e diplomatica, Teoderico divenne l’arbitro dei rapporti tra i regni romano-barbarici in Occidente, e dei regni romano-barbarici con l’impero d’Oriente.

Assai più problematica si rivelò la gestione della frontiera danubiana. La partenza degli Ostrogoti di Teoderico l’Amalo verso Occidente aveva privato la frontiera orientale dei suoi difensori. Zenone non si era curato di fortificare il confine danubiano, e durante il regno di Anastasio si scontarono le conseguenze di questa negligenza. Tra il 492 e il 502 vi furono almeno tre spedizioni di popolazioni barbariche, che le fonti chiamano Bulgari, con la devastazione delle regioni della Tracia.

Il regno dei Franchi era lo stato romano-barbarico che contendeva all’Italia ostrogota la supremazia in Occidente. Re Clodoveo aveva mire espansionistiche, che mirava a sottomettere il regno dei Burgundi e la potenza dei Visigoti nel Sud della Gallia. Un primo successo diplomatico fu dunque il matrimonio tra Teodorico e la sorella di Clodoveo, Audofleda.

I Burgundi avvertirono la necessità di consolidare la propria posizione: qualche tempo dopo, il figlio del re Gundobaudo, Sigismondo, sposo una figlia di Teoderico. A completare la rete di alleanze, un’altra sorella di Teoderico sposò il re dei Visigoti Alarico II. Piu tardi, nel 500, Teoderico trovo l’intesa anche con i Vandali. Il re Trasamondo (496-523) ebbe in moglie Amalafrida, sorella del re ostrogoto, e ricevette in dote un contingente di guerrieri ostrogoti e la fortezza di Lilibeo in Sicilia.

Clodoveo strinse un’alleanza con i Burgundi,sostenendo pretese sulla Provenza, governata dai Visigoti. Nel 503 Teoderico intervenne duramente a favore dei Visigoti, riuscendo a rimandare lo scontro per la supremazia sui territori dell’antica prefettura gallica. Ma la situazione precipitò nell’arco di pochi mesi. Allo stesso tempo Teodorico era preoccupato di proteggere la sua frontiera orientale dalle popolazioni germaniche insediate in Pannonia, inviò nel 504 una spedizione militare che sconfisse i Gepidi. In breve la Pannonia si trovo annessa al regno d’Italia.

Insieme agli Ostrogoti avevano combattuto contro i Gepidi truppe barbariche alleate, che si stanziarono in Moesia. Questa presenza inquietò l’imperatore Anastasio, che invio un esercito per riportare la regione sotto il suo controllo. Mundus, il capo degli alleati di Teoderico, ebbe la meglio sulle truppe imperiali di Sabiniano.

Poichè parte dell’esercito ostrogoto era giunta in aiuto di Mundus, il governo di Costantinopoli considero Teoderico responsabile dell’invasione.

Tra il 506 e il 507, furono avviate trattative per riportare la pace tra l’Italia e l’impero d’Oriente, ma questi fatti distrassero Teoderico dalle faccende della Gallia.

Ne approfitto Clodoveo, che nel 506 mosse guerra agli Alamann che vennero sconfitti. Al successo militare di Tolbiac segui la decisione di Clodoveo di convertirsi al cattolicesimo a Reims. Si tratto di un evento di grandissimo significato storico, politico e religioso. Soprattutto per il fatto che i Franchi di

Clodoveo divennero i naturali e fedeli alleati dell’impero d’Oriente, da contrapporre agli altri regni germanici di fede ariana, e in particolare al “blocco” ariano-gotico di Visigoti e Ostrogoti

In breve il regno dei Franchi si estese a tutta la Gallia del Sud, e solo la pronta reazione di Teoderico evito che gli avversari arrivassero sulla costa mediterranea. Il governo d’Oriente intuì senza indugi la

possibilità di sgretolare la potenza di Teodorico, favorendo i Franchi.

Il 10 luglio del 518 Giustino venne proclamato imperatore dal senato, dal popolo e dall’esercito, e dunque incoronato dal patriarca Giovanni. Il nuovo sovrano proveniva dalle regioni occidentali dell’impero: era di lingua latina, di fede ortodossa e per vocazione un uomo d’armi. La sua ascesa ebbe effetti immediati sullo scontro religioso.

Il nuovo imperatore ereditò da Anastasio la difficile contrapposizione con Teoderico e il suo sistema d’alleanze. Ma naturalmente, presentandosi come campione del cattolicesimo, Giustino riscosse la piena fedeltà di Franchi e Burgundi.

Il passaggio del regno vandalo all’alleanza con Giustino fu un durissimo colpo per Teoderico, ormai settantenne.

A peggiorare la situazione nel 522 fu la morte di Eutarico, erede di Teodorico, che lasciò due bambini come possibili successori al trono ostrogoto. La tensione accumulata per tutte queste difficoltà esplose con grande violenza: gli ultimi anni del regno di Teoderico (523-526) furono segnati dal terrore e dalla contrapposizione durissima con l’aristocrazia senatoria romana.

Sollecitato probabilmente dal senato romano e preoccupato della brutalità di Teoderico, Giustino reagì con provvedimenti duramente ostili agli ariani.

In Italia iniziarono dei tumulti. Da un lato ci furono minacce dai barbari germanici. A Ravenna i giudei gettarono le offerte credendo che fossero le ostie cristiane provocando l’insorgere del popolo che bruciarono le sinagoghe. Anche a Roma fu bruciata una sinagoga e puniti dei cristiani. I romani iniziarono a discostarsi da Teodorico e viceversa.

Nel 524 il nuovo imperatore d’Oriente Giustino I emanò un decreto contro gli ariani che avrebbe dovuto essere esteso anche all’Italia, considerata parte integrante dell’Impero. Teodorico reagì inizialmente in maniera conciliante avvalendosi della mediazione dello stesso papa Giovanni I a Bisanzio.

Teodorico chiese a papa Giovanni di andare a Costantinopoli e persuadere l’Imperatore a restituire le chiese agli ariani o altrimenti avrebbe tolto le chiese ai cattolici.

Non si conosce il risultato dell’incontro a Costantinopoli ma pare che il papa, quando tornò a Roma, distribuì i doni destinati all’imperatore. Quello che è certo è che papa Giovanni fu richiamato a Ravenna dove fu portato in carcere e morì il 18 maggio 526.

Fallito il tentativo, Teodorico mise in atto una feroce politica di persecuzioni che vide coinvolto lo stesso papa, lasciato morire in carcere a Ravenna colpevole di non essere riuscito ad ottenere la libertà di culto per i goti ariani.

Teodorico cercò di imporre la nomina di un nuovo papa ma incontrò resistenza per questo motivo decretò che bisognava cacciare i cattolici dalle chiese per darle agli ariani.

Nell’agosto del 526 Teodorico emanò un decreto per dare le chiese cattoliche agli ariani. Il fato però anticipò le azioni: Teodorico morì il giorno prefissato per l’esecuzione del decreto, il 30 agosto 526.

Il suo erede fu Atalarico, un bambino, che regnò sotto la tutela della madre Amalasunta, figlia di Teoderico e con il consiglio politico del patricius praesentalis Tuluin, uno degli esponenti più filoromani dell’aristocrazia gotica. Con la scelta di Tuluin, Teoderico voleva evidentemente evitare la completa rottura tra Goti e Romani all’interno del regno, lasciando intatte le relazioni d’amicizia con Giustino. E infatti, il governo di Amalasunta assunse un atteggiamento di grande moderazione tanto per le questioni relative alla politica interna del regno, quanto per la linea di politica estera.

 

 

  1. Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017
  2. Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858
  3. Cesare Balbo. Storia d’Italia sotto i barbari. 1856
  4. Umberto Roberto, unità e divisioni dell’impero (dalla morte di Valentiniano III all’età di Giustino I, 455-527)