La convivenza venne perseguita mantenedo le leggi delle singole comunità secondo il sistema del duplice diritto che venne sancito dall’Editto di Teodorico, detto anche Lex Romana Ostrogothorum.

 

 

A dispetto della ferocia che l’aveva condotto al potere, Teodorico aveva comunque passato la sua giovinezza alla corte di Costantinopoli dove aveva potuto come mantenere i delicati equilibri tra l’impero romano e i popoli germanici.

A Costantinopoli Tedeorico aveva ricevuto un’istruzione ed oltre a parlare la sua lingua natia conosceva il latino ed il greco.

Vista la sua istruzione, Teodorico volle improntare il suo regno, che sostanzialmente era una concessione giuridica accordata dall’imperatore d’Oriente,  su una cooperazione tra goti e romani. Per ottenere questa cooperazione era necessario che ogni popolo conservasse la propria cultura, la propria religione e le proprie tradizioni. Di fatto coesistevano due società parallele dove Teodorico rappresentava entrambe. Una analoga  separazione si ebbe anche nella gestione del regno. Ai Goti fu assegnato il potere politico-militare mentre ai Romani fu assegnato l’amministrazione, la burocrazia e la magistratura.

In generale si accordò che ai romani fosse impedito di indossare le armi ed ai goti di frequentare le scuole pubbliche latine.

La convivenza venne perseguita mantenendo le leggi delle singole comunità secondo il sistema del duplice diritto che venne sancito dall’Editto di Teodorico, detto anche Lex Romana Ostrogothorum.

Secondo questa legge la componente romana della popolazione avrebbe continuato a seguire le sue legge, mentre i Goti avrebbero seguito le proprie. In caso di contrasti giuridici tra goti e romani era prevista la designazione di un magistrato speciale, affiancato da un prudens romano, una sorta di esperto della materia.

L’editto, nella versione giunta ai giorni nostri, risale ad una trascrizione francese del 1579, di cui si ignora l’aderenza al testo originale: esso era composto da 154 capitoli in cui erano raccolte le leges, ossia la costituzione imperiale, e gli iura, vale a dire le massime giurisprudenziali.

Sul piano religioso, gli ostrogoti continuarono a professare la religione ariana che negava la natura divina di Cristo. Teodorico tentò di evitare che sorgessero attriti con i romani cattolici.

Per quanto riguarda la politica estera, Teodorico godeva di una certa autonomia nei confronti dell’imperatore d’Oriente. Negli anni pose l’Italia al centro di un sistema di alleanze in cui esercitava un ruolo di primo piano rispetto ai vari vandali, franchi, visigoti e burgundi.

Regno degli Ostrogoti

Riuscì ad estendere il suo regno alla Provenza e alla Pannonia dove consolidò il suo potere a spese dell’impero bizantino

In pratica Teodorico aveva l’intenzione di sfruttare l’esperienza romana ma allo stesso tempo consolidare la supremazia del Goti su tutta la parte occidentale dell’impero. In ogni caso riusci a garantire trent’anni di pace permettendo una rinascita del territorio.

Il suo disegno era quello di creare una grande Gotia che fosse in grado di contrastare l’impero d’Oriente.

Il progetto di Teodorico iniziò ad incrinarsi quando iniziarono gli attriti con le autorità ecclesiastiche e la classe dirigente romana.

 

Teodorico trovò una campagna povera e disabitata. Molte famiglie si spostarono in Friuli provenienti, soprattutto, da Ravenna.

Si narra che anche la famiglia di Varmo, proveniente da Ravenna, venne in Friuli in questo periodo. I signori di Varmo, quelli di sopra e quelli di sotto, hanno avuto la stessa origine coi signori di Pers e con i nobili di San Daniele. Le cronache antiche dei conti di Strassoldo narrano che i signori di Varmo vennero da Ravenna in questo periodo e che fossero discendenti di S. Eustachio martire.

Lo stesso Teodorico esortò le famiglie a ritornare alle proprie case abbandonate in quanto vide le città spopolate. Nell’Editto di Teodorico, tra le altre cose, regolamentò la convivenza tra barbari e romani ma anche obbligava i cittadini ad abitare le città per tutto l’anno, ad esclusione del periodo del raccolto. Per questa ragione vennero riedificate case e si ritornò a coltivare i campi abbandonati.

 

Il Friuli al tempo di Teodorico era ricco di boschi ed era eccellente come legname da costruzione. Teodorico ordino ai suoi curiali di Forun Julii (Cividale) venissero tagliati e spediti nella bassa Italia.

Ricostruì Roma che era mezza distrutta. Ravenna fu la sua Reggia. Ricostruì Padova che per 60 anni era rimasta praticamente deserta dopo esser stata distrutta da Attila. Per difendere l’Italia da eventuali incursioni barbariche fortificò Trento e sul Carso fece costruire la Rocca di Monfalcone per difendere il passo di Trieste.

Trieste fu restaurata e fecero ritorno molti cittadini che si erano rifugiati in passato nella Laguna.

In Friuli, per ordine di Teodorico, vennero istituite le poste, dette MANSIONI. A Mainizza, sul fiume Isonzo fu fatto costruire un locale per la posta in ricordo della sua vittoria su Odoacre. Il luogo era custodito e mantenuto da dei soprastanti, chiamati LUCRISTANI. Cassiodoro chiese, attraverso la Lettera XXIX del Lib.I, di porre particolare attenzione alle mute di cavalli.

 

Flavio Magno Aurelio Cassiodoro (490-583 d.C. circa) fu questore, console, maestro degli uffici, prefetto al pretorio di Teoderico e dei suoi successori sul trono del regno ostrogoto d'Italia.

 

Il suo governo sviluppò il commercio con l’arrivo di molti mercanti stranieri.

La gente si sentiva sicura e c’era molta abbondanza. Le città non chiudevano le porte delle mura e i cittadini erano liberi di entrare ed uscire sia di giorno che di notte.

 

  1. Giovanno F. Palladio degli Olivi. Historie della provincia del Friuli. Vol I. 1660
  2. Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017
  3. Giuseppe Mainati. Croniche ossia memorie storiche di Trieste. 1819
  4. Liruti, Notizie delle codel del Friuli, volume II