Paolo Diacono narra che Alboino, re dei Longobardi, fu ucciso nel 572 in seguito ad una congiura organizzata dalla moglie Rosmunda  e da un nobile del suo seguito,  Elmichi.

 

La conquista delle principali città dell'Italia nordorientale procedette con rapidità nell'estate-autunno 569; caddero Aquileia, Vicenza e Verona, dove Alboino stabilì il suo primo quartier generale. Il 3 settembre ci fu la presa di Milano.

I Longobardi si erano stanziati nella fascia pedemontana fra le Alpi e il Po, quasi a protezione del resto della penisola, ancora sotto governo bizantino. Paolo Diacono riferisce che solo Pavia si oppose ai nuovi venuti. L'assedio della città sul Ticino si sarebbe protratto per tre anni. Lo storico Aldo Settia ha peraltro messo in dubbio la realtà storica di tale assedio.

Nel 570 si impadronirono di gran parte della Emilia.

Paolo Diacono narra che Alboino fu ucciso nel 572 in seguito ad una congiura organizzata dalla moglie Rosmunda  e da un nobile del suo seguito,  Elmichi.

Alboino, ormai saldamente re d'Italia, durante un banchetto a  Verona  offrì il teschio del suocero alla moglie, perché vi bevesse. Paolo Diacono riferisce di avere visto la coppa lui stesso, nelle mani di re  Ratchis (fu  Re dei Longobardi  e  Re d'Italia  dal  744  al  749  e dal  756  al  757)  durante un banchetto, durante la quale lo mostrava ai suoi convitati. Anche qui è possibile interpretare il gesto in modo simbolico, ma già per Paolo, che scrive circa duecento anni dopo i fatti, si trattava solo di una terribile provocazione, forse causata dall'ubriachezza del re.

Quando Rosmunda si rese conto della coppa, provò cu dolore immenso nel suo cuore, e fu travolta dalla vendetta.  Rosmunda trovò l’appoggio di Elmechi. Quest’ultimo era schildpor o schildträger (lett. portatore di scudo - scudiero del sovrano) e fratello di latte del re longobardo Alboino.

Elmechi persuase la regina di coinvolgere anche Peredeo, un guerriero longobardo gepida. Peredeo si rifiutò di assecondare la regina.

Rosmunda, per costringerlo, una notte sostituì nel letto l'ancella che conviveva con Peredeo. In questo modo Peredeo, credendo che la donna nel suo letto fosse la sua amata, fece l'amore con lei. Quando si accorse che la donna era Rosmunda, quest'ultima gli disse:

«E certo, Peredeo, quello che hai compiuto è atto sì grave che, ormai, o tu devi uccidere Alboino, o lui deve uccidere te con la sua spada.»

 

In questo modo Peredeo fu costretto ad ammazzare il re. Durante il riposo pomeridiano di Alboino, Rosmunda ordinò il silenzio assoluto, sottrasse tutte le armi al re e legò strettamente la sua spada alla testiera del letto poi introdusse Peredeo nella stanza per ucciderlo. Alboino si svegliò all’improvviso intuendo il pericolo. Cercò di estrarre la spanda ma senza successo allora cercò di difendersi con uno sgabello ma inutilmente.

Alboino fu ucciso  a Verona, il 28 Giugno 572.

La salma di Alboino, fra il pianto e i lamenti dei Longobardi, fu sepolta sotto una gradinata, che era contigua al palazzo.

 

Elmechi vuole salire al trono

Quindi Elmichi, “fratello di latte di Alboino”, col consenso di parte dell’exercitus e contando sull’appoggio imperiale tentò di reggere il regno associandosi al trono la complice Rosmunda.

Alcuni duchi e consistenti gruppi longobardi, da identificare con quelli impegnati in Liguria, in Aemilia e nella Gallia, non accettarono la nuova dirigenza e la loro reazione diede un energico scossone al tentativo di Elmichi-Rosmunda.

I congiurati, che si aspettavano di mantenere il potere nelle loro mani, furono costretti a fuggire dalla furiosa reazione dei Longobardi, fedelissimi al grande condottiero, e si rifugiarono a  Ravenna  col tesoro del re ucciso.

Nella fuga, Rosmunda portò con sé, oltre al tesoro dei Longobardi, la piccola Alpsuinda (figlia di Alboino e di Clotsuinda).  

Longino cercò di istigare Rosmunda a uccidere Elmechi  per poi sposarlo.

Il cronista Agnello scrive:

Dopo alquanti giorni il suddetto (Longino) le mandò a dire che se per amor suo si fosse congiunta con lui, se avesse voluto mettersi al suo fianco e se lo avesse sposato, sarebbe stata molto più di una regina qual era. Non era meglio per lei reggere il regno e il dominio sull’Italia intera, piuttosto che lasciarsi sfuggire l’occasione, e perdere anche il (piccolo) regno (transpadano)? Lei infatti replicò dicendo che se proprio voleva, entro pochi giorni, la cosa si poteva combinare”.

Rosmunda, lusingata della proposta di Longino, offrì del vino avvelenato a Elmechi. Elmechi se ne accorse troppo tardi ma riuscì con la spada a far bere a Rosmunda parte del vino. I due morirono insieme.

Nell'Origo Gentis Langobardorum , un breve testo del VII secolo che tramanda la storia dei Longobardi, scrive:

“Alboino regnò in Italia per tre anni, e fu ucciso a Verona in palatio da Elmichi e dalla sua stessa moglie Rosmunda, su consiglio di Peredeo. Elmichi volle regnare, ma non poté perché i Longobardi intendevano ucciderlo.

Allora Rosmunda mandò a chiedere al prefetto Longino di accoglierli a Ravenna. Appena lo venne a sapere, Longino se ne rallegrò e spedì subito una nave da carico. Rosmunda ed Elmichi presero con sé anche Albsuinda, la figlia di re Alboino, e trasportarono a Ravenna pure tutti i tesori dei Longobardi.

Quindi il prefetto Longino cominciò a sollecitare Rosmunda perché uccidesse Elmichi e diventasse sua moglie. Ascoltato il suo suggerimento, ella mescolò del veleno, e dopo il bagno lo diede da bere a Elmichi. Appena questi ebbe bevuto, capì subito di aver assunto una bevanda avvelenata; costrinse quindi Rosmunda anche lei a bere suo malgrado; e come ella ebbe bevuto, entrambi morirono.

Allora il prefetto Longino prese i tesori dei Longobardi e Albsuinda, la figlia di re Alboino, ordinò di metterla su una nave e la inviò a Costantinopoli dall’imperatore”.

Peredeo venne condotto a Costantinopoli, dove uccise durante uno spettacolo pubblico un leone sotto gli occhi dell'Imperatore. Per ordine dell'Imperatore gli vennero però strappati gli occhi, perché c'era il timore che potesse fare qualcosa di pericoloso. Egli, privato della vista, cercò allora la vendetta: egli infatti si recò al palazzo imperiale con due pugnali nascosti nelle maniche e chiese di poter vedere l'Imperatore, perché gli doveva fare delle rivelazioni molto utili; l'Imperatore allora gli inviò due patrizi, che raccogliessero le sue parole. Peredeo uccise i due patrizi ottenendo così la sua vendetta.

Presumibilmente Peredeo venne ucciso per ordine dell'Imperatore.

 

 

 

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

Giorgio Arnosti, L’invasio Longobarda in Italia, CENITA FELICITER, L’epopea goto-romaico-longobarda nella Venetia tra VI e VIII sec. d.C.