Alboino, re dei Longobardi, fu ucciso nel 572 in seguito ad una congiura 

 La vendetta di Rosmunda: la congiura che uccise Alboino, re dei Longobardi

(fonte Cronaca di Norimberga)

Nel 568 Alboino guidò i Longobardi in Italia: il Friuli divenne il primo nucleo del regno. La sua uccisione nel 572 segnò l’avvio del potere longobardo stabile.

Nel 568, sotto la guida del carismatico re Alboino, i Longobardi varcarono le Alpi orientali segnando l'inizio di una nuova era. Il Friuli divenne il primo nucleo stabile del regno, con la fondazione del Ducato di Cividale affidato a Gisulfo. Nonostante la rapida conquista della Pianura Padana e la proclamazione di Alboino come dominus Italiae, il suo regno terminò tragicamente nel 572 a causa di una congiura ordita dalla moglie Rosmunda. La sua morte segnò il passaggio cruciale dei Longobardi da popolo migratore a entità politica radicata nel territorio italiano.

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Argomenti trattati

   Perché la morte di Alboino è importante per la storia del Friuli

   Chi era Alboino e cosa fece

   La congiura contro Alboino

   Elmechi vuole salire al trono

   La fuga e la morte di Rosmunda

   Fonti storiche e interpretazioni moderne



Perché la morte di Alboino è importante per la storia del Friuli

La morte di Alboino assume un peso decisivo nella storia del Friuli perché segna il passaggio da una fase migratoria a una fase istituzionale e territoriale del potere longobardo. La sua uccisione nel 572 non fu soltanto un episodio drammatico della politica altomedievale, ma l’evento che accelerò la trasformazione dei Longobardi da popolo in movimento a regno radicato nella penisola, con il Friuli come primo centro stabile.

La scomparsa del re aprì un vuoto di potere che rese necessario consolidare rapidamente i territori già occupati. In questo contesto il Friuli, conquistato pochi anni prima e strategico per controllare le vie alpine, divenne il luogo ideale per stabilire un’autorità locale forte. Proprio qui venne istituito il primo ducato longobardo, affidato a Gisulfo, membro della famiglia reale e figura di fiducia di Alboino. Cividale (Forum Iulii) fu scelta come capitale, trasformandosi nel principale centro politico e militare dell’Italia longobarda settentrionale.

Chi era Alboino e cosa fece

Alboino, nato in Pannonia intorno al 530, fu re dei Longobardi dal 560 circa fino alla sua morte nel 572. Figlio del re Audoino, apparteneva alla dinastia dei Gausi, una delle famiglie più influenti dell’aristocrazia longobarda. La sua figura, già celebrata nei canti epici germanici, è descritta da Paolo Diacono come quella di un condottiero abile, audace e capace di guidare il suo popolo in una fase di profonde trasformazioni.

La vittoria sui Gepidi e il matrimonio con Rosmunda

Tra il 566 e il 567, Alboino ottenne una vittoria decisiva sui Gepidi, storici rivali dei Longobardi, grazie a un’alleanza con gli Avari. Questa vittoria consolidò il suo prestigio e portò a un matrimonio politico di grande rilevanza: sposò Rosmunda, figlia del re sconfitto Cunimondo, un’unione che avrebbe avuto conseguenze drammatiche negli anni successivi.

La migrazione del 568 e l’arrivo in Italia

Nel 568, approfittando della crisi dell’Italia bizantina dopo le guerre gotiche, Alboino guidò i Longobardi in una migrazione di massa attraverso le Alpi orientali. Le fonti ricordano che entrarono in Italia passando per il territorio friulano, probabilmente attraverso l’Isonzo, e occuparono rapidamente Aquileia e Cividale (Forum Iulii).

Il Friuli divenne così il primo territorio stabile dei Longobardi in Italia. Per amministrarlo, Alboino affidò la regione al nipote Gisulfo, nominato primo duca del Friuli: una scelta che segnò la nascita del più antico ducato longobardo e il ruolo centrale di Cividale nella storia altomedievale.

La conquista della Pianura Padana

Nell’anno 569, i Longobardi, guidati dal loro re Alboino, iniziarono la conquista dell’Italia nordorientale. Le città di Aquileia, Vicenza e Verona caddero rapidamente, e fu proprio a Verona che Alboino istituì il suo primo comando. Il 3 settembre 569 i Longobardi entrarono a Milano, e Alboino fu acclamato re d’Italia (dominus Italiae), segnando l’inizio del regno longobardo in Italia.

I Longobardi si insediarono nella regione pedemontana tra le Alpi e il fiume Po, formando una sorta di baluardo a protezione delle terre ancora governate dai Bizantini. Paolo Diacono testimonia che Pavia fu l’unica città a resistere all’avanzata longobarda, con un assedio che si protrasse per tre anni, sebbene la storicità di tale evento sia stata messa in discussione dallo storico Aldo Settia.

La città di Pavia, ultimo grande centro a resistere, cadde nel 571, diventando poi la capitale del regno.

Nel 570, i Longobardi estesero il loro controllo su gran parte dell’Emilia

La morte di Alboino

Il regno di Alboino terminò bruscamente il 28 giugno 572, quando fu assassinato a Verona in una congiura che coinvolse la moglie Rosmunda. Le fonti narrano che la regina, spinta dal desiderio di vendicare il padre Cunimondo, organizzò l’omicidio con l’aiuto di un guerriero longobardo, Elmichi. La morte del re aprì una fase di instabilità politica che avrebbe influenzato profondamente l’evoluzione del regno longobardo.

La congiura contro Alboino

Alboino, re dei Longobardi, aveva conquistato l'Italia sconfiggendo i Gepidi. Ma la sua vittoria era macchiata da un oltraggio: aveva offerto alla moglie Rosmunda, figlia del re gepido Cunimondo sconfitto, il teschio del padre da usare come coppa per il vino. Un gesto brutale che alimentò un odio feroce nel cuore della regina.

Rosmunda, desiderosa di vendetta, trovò un alleato in Elmechi, longobardo, scudiero e fratello di latte di Alboino. Insieme tramarono per eliminare il re coinvolgendo anche Peredeo, guerriero longobardo gepido.

Per costringere Peredeo ad unirsi al complotto, Rosmunda ricorse a un inganno. Una notte, prese il posto dell'ancella nel letto del guerriero. Al risveglio, credendo di giacere con la sua amata, Peredeo si unì a lei. Ma quando scoprì la vera identità della donna, Rosmunda lo mise di fronte a una terribile scelta: uccidere Alboino o essere ucciso da lui.

Peredeo, longobardo fedele al suo re, si trovò in trappola. Per salvare la propria vita e per non macchiare il suo onore, acconsentì a uccidere Alboino.

Il piano venne attuato durante il riposo pomeridiano del re. Rosmunda, approfittando del sonno di Alboino, ordinò silenzio assoluto, nascose le sue armi e legò la sua spada alla testiera del letto.

Al risveglio, Alboino, intuendo il pericolo, cercò disperatamente di difendersi con uno sgabello, ma senza la sua spada era inerme. Peredeo, il longobardo, lo uccise a colpi di pugnale.

La morte di Alboino, avvenuta a Verona il 28 giugno 572, provocò un grande dolore tra i Longobardi. Il re, così potente e temuto, era stato sopraffatto da un complotto ordito dalla moglie e da un suo fidato guerriero. Un dramma che segnò la storia dei Longobardi, lasciando un segno indelebile nella memoria del popolo.

La salma di Alboino, fra il pianto e i lamenti dei Longobardi, fu sepolta sotto una gradinata, che era contigua al palazzo.

Elmechi vuole salire al trono

Quindi Elmichi, “fratello di latte di Alboino”, col consenso di parte dell’exercitus e contando sull’appoggio imperiale tentò di reggere il regno associandosi al trono la complice Rosmunda.

Alcuni duchi e consistenti gruppi longobardi, da identificare con quelli impegnati in Liguria, in Aemilia e nella Gallia, non accettarono la nuova dirigenza e la loro reazione diede un energico scossone al tentativo di Elmichi-Rosmunda.

I congiurati, che si aspettavano di mantenere il potere nelle loro mani, furono costretti a fuggire dalla furiosa reazione dei Longobardi, fedelissimi al grande condottiero. Si rifugiarono a Ravenna col tesoro del re ucciso, ma la loro fuga non segnò la fine delle tensioni. I Longobardi, determinati a vendicare il loro re e a ristabilire l’ordine, continuarono a combattere per il controllo del regno, dimostrando la loro forza e lealtà.

La fuga e la morte di Rosmunda

Nella fuga, Rosmunda portò con sé, oltre al tesoro dei Longobardi, la piccola Alpsuinda (figlia di Alboino e di Clotsuinda).  

Longino cercò di istigare Rosmunda a uccidere Elmechi  per poi sposarlo.

Il cronista Agnello scrive:

Dopo alquanti giorni il suddetto (Longino) le mandò a dire che se per amor suo si fosse congiunta con lui, se avesse voluto mettersi al suo fianco e se lo avesse sposato, sarebbe stata molto più di una regina qual era. Non era meglio per lei reggere il regno e il dominio sull’Italia intera, piuttosto che lasciarsi sfuggire l’occasione, e perdere anche il (piccolo) regno (transpadano)? Lei infatti replicò dicendo che se proprio voleva, entro pochi giorni, la cosa si poteva combinare”.

Rosmunda, lusingata della proposta di Longino, offrì del vino avvelenato a Elmechi. Elmechi se ne accorse troppo tardi ma riuscì con la spada a far bere a Rosmunda parte del vino. I due morirono insieme.

Nell'Origo Gentis Langobardorum , un breve testo del VII secolo che tramanda la storia dei Longobardi, scrive:

“Alboino regnò in Italia per tre anni, e fu ucciso a Verona in palatio da Elmichi e dalla sua stessa moglie Rosmunda, su consiglio di Peredeo. Elmichi volle regnare, ma non poté perché i Longobardi intendevano ucciderlo.

Allora Rosmunda mandò a chiedere al prefetto Longino di accoglierli a Ravenna. Appena lo venne a sapere, Longino se ne rallegrò e spedì subito una nave da carico. Rosmunda ed Elmichi presero con sé anche Albsuinda, la figlia di re Alboino, e trasportarono a Ravenna pure tutti i tesori dei Longobardi.

Quindi il prefetto Longino cominciò a sollecitare Rosmunda perché uccidesse Elmichi e diventasse sua moglie. Ascoltato il suo suggerimento, ella mescolò del veleno, e dopo il bagno lo diede da bere a Elmichi. Appena questi ebbe bevuto, capì subito di aver assunto una bevanda avvelenata; costrinse quindi Rosmunda anche lei a bere suo malgrado; e come ella ebbe bevuto, entrambi morirono.

Allora il prefetto Longino prese i tesori dei Longobardi e Albsuinda, la figlia di re Alboino, ordinò di metterla su una nave e la inviò a Costantinopoli dall’imperatore”.

Peredeo venne condotto a Costantinopoli, dove uccise durante uno spettacolo pubblico un leone sotto gli occhi dell'Imperatore. Per ordine dell'Imperatore gli vennero però strappati gli occhi, perché c'era il timore che potesse fare qualcosa di pericoloso. Egli, privato della vista, cercò allora la vendetta: egli infatti si recò al palazzo imperiale con due pugnali nascosti nelle maniche e chiese di poter vedere l'Imperatore, perché gli doveva fare delle rivelazioni molto utili; l'Imperatore allora gli inviò due patrizi, che raccogliessero le sue parole. Peredeo uccise i due patrizi ottenendo così la sua vendetta.

Presumibilmente Peredeo venne ucciso per ordine dell'Imperatore.

 

Fonti storiche e interpretazioni moderne

Le vicende di Alboino e dei Longobardi sono note grazie a un insieme di fonti altomedievali che mescolano storia, tradizione orale e elementi leggendari. La storiografia moderna ha riletto criticamente questi testi, distinguendo ciò che è verificabile da ciò che appartiene alla costruzione narrativa successiva.

Le fonti concordano su alcuni punti chiave:

I Longobardi entrarono in Italia passando per il territorio friulano attraversando le Alpi Giulie indifese

Cividale (Forum Iulii) fu il primo centro stabile del regno in Italia.

Alboino affidò il territorio al nipote Gisulfo, creando il primo ducato longobardo.

Gli elementi leggendari e simbolici

Molti episodi narrati da Paolo Diacono sono considerati:

  • ·       letterari, perché derivano da canti epici germanici;
  • ·       simbolici, come il calice ricavato dal cranio di Cunimondo;
  • ·       moralizzanti, come la vendetta di Rosmunda, che ricalca topoi narrativi germanici e tardoantichi.

Le fonti antiche presentano Alboino come un eroe epico e un sovrano carismatico, mentre la storiografia moderna lo interpreta come un leader pragmatico che seppe sfruttare il vuoto di potere lasciato dalle guerre gotiche. La sua morte, pur narrata in modo drammatico, è oggi letta come un episodio politico complesso, non solo come una vendetta personale.

 

 

Paolo Diacono, Historia Langobardorum. Testo fondamentale per la storia dei Longobardi, pur con elementi leggendari. Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

Giorgio Arnosti, L’invasio Longobarda in Italia, CENITA FELICITER, L’epopea goto-romaico-longobarda nella Venetia tra VI e VIII sec. d.C.

VeronaSera, Alboino e Rosmunda: la congiura per uccidere il re dei Longobardi avvenne a Verona

Treccani, Alboino 

Alessandro Trizio, Alboino. Re dei Longobardi, Scripta Manent Italia, 2023 

Matteo Galavotti, Riassunto Longobardi in Italia: Storia, Date e Mappa (568–774), 2025. 

Biosost – I Longobardi in Italia: un regno di identità diverse, con sezioni dedicate al Ducato del Friuli e alla figura di Gisulfo. 

Biosost - I Longobardi invadono il Friuli; istituito il Ducato del Friuli 

 

 

 



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