Dal trattato di pace tra bizantini e Carlo Magno alla fuga del patriarca Fortunato

Dopo il saccheggio di Grado del 802, tra le due grandi potenze ci fu la spartizione dell’alto Adriatico. Il patriarca Fortuna si trasferisce in Istria.

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Mentre accadevano le vicende di Grado, a Costantinopoli regnava l’imperatrice Irene Sarantapechaina d'Atene.

L’imperatrice vedeva allontanare la possibilità di riconquistare l’Italia e cercò un accordo con Carlo Magno. inviando un’ambasciatore, Leone Spatario.  Carlo accettò.

Carlo risponde con un'ambasceria mandando  Jesse, vescovo di Amiens, e il conte Helmgaud. Secondo Teofane essi recavano una proposta di matrimonio di Carlo a Irene.

Questa notizia creò molto sdegno e Niceforo approfittò del momento e prese il potere detronizzando Irene. 

Irene venne esiliata a Lesbo dove morì l’anno successivo, nel 803.

Niceforo accolse gli ambasciatori di Carlo Magno e accolse l’opportunità di fare pace.

Il trattato prevedeva che la Sicilia, la Calabria e le città marittime della Dalmazia fossero dell’Impero d’Oriente.

All’Impero d’Occidente spettava l’Italia settentrionale posseduta in precedenza dai Longobardi, il Carso, la Lika (regione della Croazia), parte dell’Istria e della Dalmazia mediterranea e parte della Liburnia precedentemente conquistata da Carlo Magno.

L’accordo riconosceva l’indipendenza del ducato di Benevento, sostenuto dal duca Grimoaldo.

Inoltre fu deciso che Venezia e la Dalmazia marittima , devoti all’impero d’oriente, non dovessero essere invase ed i veneti potevano continuare a godere dell’immunità e della libertà che erano soliti godere.

In sostanza il trattato conteneva due parti distinte: la prima garantiva alle città venete e dalmate di rimanere con l’Impero d’Oriente, la sicurezza e l’inviolabilità del loro territorio (dichiarazione necessaria in quanto le due potenze si dividevano il possesso della medesima provincia). La seconda parte riguardava esclusivamente Venezia che, sostanzialmente, veniva riconosciuta come uno stato a sé.

obelerio

Obelerio è stato il 9º doge del Ducato di Venezia dall'803 o 804 all'810.

Fortunato, patriarca di Grado, medita vendetta.

A causa delle fazioni presenti a Venezia (le isole parteggiavano per Carlo Magno e Venezia per i bizantini), il doge aveva deciso di attaccare Grado e di uccidere il patriarca Giovanni.

Il 23 marzo 803, venne nominato patriarca di Grado Fortunato, nipote del predecessore Giovanni.

Fortunato, sin da subito, iniziò a meditare la vendetta e, grazie al malcontento che perdurava,  diede inizio a una congiura contro i dogi ma venne subito scoperto.

Il patriarca Fortunato, insieme ai suoi complici, dovette fuggire  a Trevigi, sotto la protezione di Carlo Magno.

Mentre Fortunato si mise in viaggio per incontrare Carlo Magno, i suoi compagni continuarono ad istigare gli abitanti delle isole veneziane a tal punto che i dogi Giovanni e Maurizio furono costretti alla fuga. Obelerio fu nominato doge di Venezia.

Successivamente il doge Obelerio decise che tutte le terre e i lidi appartenenti al patriarca di Grado passassero sotto il potere diretto del doge e fu mandato un podestà a Grado.

Questa ultima azione mise fine alla lunga guerra tra veneziani e isolani.

Il patriarca Fortunato si trasferisce in Istria

Fortunato, tornato in Italia, si rese conto che non sarebbe più ritornato a Grado e si trasferì in Istria. Fortunato era molto stimato da Carlo Magno che nel 803 lo definì "Venetiarum et Istriensium patriarcha" riconoscendo dunque senza incertezze sia la legittimità del suo titolo, sia la sua autorità sulle Chiese istriane, cioè sulle Chiese che nel secolo precedente avevano manifestato tendenze secessioniste e che annoveravano quale sede più importante Pola.

La posizione di tranquilla supremazia goduta da Fortunato in Istria emerge dal placito tenuto nell'804 a Risano, presso Capodistria. 

 

Le cronache dell’epoca non sono chiarissime ma è evidente che il potere franco nelle isole veneziane era molto forte.

Nell'805, ad Aquisgrana, si sancì il passaggio della Venezia marittima e della Dalmazia dalla sfera d'influenza bizantina a quella franca.

 L'Imperatore bizantino Niceforo I, che solo poco tempo prima aveva firmato la pace con Carlo Magno, non lasciò la questione irrisolta, ma, con un'azione a sorpresa inviò una flotta condotta da Niceta in Dalmazia, che fu rapidamente riconquistata; Niceta si fermò poi a Venezia, dove ricondusse Obelerio all'obbedienza (per rafforzare i suoi vincoli all'Impero Obelerio ricevette anche un titolo nobiliare) e firmò una tregua di un anno con i Franchi.

 

 

Treccani.it, Fortunato

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

S.Romanin, Storia documentata di Venezia, Tomo 1, 1853

 



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Il Placito del Risano è la trascrizione di una sorta di processo verbale, che si tenne nell’anno 804, e che venne intentato dal patriziato istriano al duca Giovanni, rappresentante della corte carolingia in Istria, ed al clero locale per il modo in cui essi avevano inteso applicare il feudalesimo nella regione a danno delle proprietà, delle autonomie e delle prerogative della nobiltà e dei municipi.

Il Placito del Risano