Astolfo fu duca del Friuli dal 744 al 749. Successivamente divenne re dei Longobardi

 Da Astolfo ad Anselmo di Nonantola

Astolfo, figlio del duca del Friuli Pemmone e fratello di Rachis, divenne a sua volta duca del Friuli nel 744, quando suo fratello fu elevato al trono dei Longobardi, e mantenne la carica fino a quando, nel 749, fu chiamato ancora a sostituire il fratello, questa volta sul trono di Pavia.

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Astolfo era l’ultimogenito di Pemmone e Ratperga, già quando il padre fu deposto nel 737 diede segno di un carattere più risoluto e impulsivo del fratello Rachis, frattanto asceso al trono ducale. 

Quando infatti Liutprando, sedendo in giudizio a Pavia, ordinò l'arresto di tutti i sostenitori di Pemmone, Astolfo minacciò di sguainare la spada seduta stante e uccidere il re. A impedirglielo fu lo stesso Ratchis. In seguito, tuttavia, anche Astolfo si riappacificò con il re, tanto da segnalarsi durante la campagna condotta da Liutprando nel 742 contro i Bizantini, mettendosi particolarmente in luce - insieme al fratello - nello scontro avvenuto tra Fano e Fossombrone.

Astolfo e Ratchis combattono contro i Bizantini

Nel 742, il re longobardo Liutbrando marciò verso sud e affrontò in battaglia l'esercito bizantino-spoletino tra Fano e Fossombrone.  In questa occasione il re longobardo aveva chiesto aiuto al duca Ratchis e a suo fratello Astolfo.

L’importanza della coesione del gruppo di guerrieri friulani emerse con forza in un episodio che ssi verificò durante questa battaglia.

Si narra che i spoletani e i romani ferirono parecchi uomini dell’esercito longobardo. Ratchis e il suo esercito forogiuliano, che era disposto nella retroguardia, sostenne tutto il peso della battaglia e uccise molti nemici. Durante la battaglia si fece avanti uno spoletano di nome Bertone che iniziò a chiamare Ratchis e lo attaccò. Ma Ratchis con un colpo lo fece cadere da cavallo. L’esercito friulano voleva ucciderlo ma Ratchis volle salvarlo. Bertone, trascinandosi a carponi, riuscì a fuggire.

«I compagni del duca lo volevano uccidere, ma egli, con la consueta umanità, lo lasciò fuggire: e quello, strisciando sulle mani e sui piedi, entrò nel bosco e si dileguò.» (Historia Longobardorum, VI, 56)

La battaglia si stava consumando a ridosso di un ponte ed Astolfo lo aveva alle spalle. Dal ponte arrivarono due fortissimi spoletani. Astolfo se ne accorse e subito ne ferì uno buttandolo giù dal ponte. Subito dopo uccise anche il secondo aggressore.

Nel 744, quando Rachis venne prescelto come nuovo re dei Longobardi in sostituzione del deposto Ildebrando, Astolfo divenne duca del Friuli.

Scarse le notizie sul suo governo, nei pochi anni durante i quali resse il ducato.

Astolfo diventa re dei Longobardi

Nel 749 Ratchis venne deposto e Astolfo venne nominato re dei Longobardi. Rimase in carica fino al 756.

Divenuto re, per conseguire l'obiettivo di portare sotto il suo dominio l'intera Italia, si dedicò fin da principio alla riorganizzazione e al rafforzamento dell'esercito. Disciplinò il servizio militare, commisurando gli obblighi alle disponibilità economiche degli uomini soggetti alla leva. I latifondisti e i mercanti agiati erano tenuti a prestare servizio con corazza e cavallo; i medi proprietari e mercanti dovevano presentarsi con cavallo, scudo e lancia. I più poveri dovevano essere dotati di scudo, arco e frecce.

Temendo attacchi esteri, soprattutto franchi, ripristinò e rafforzò le difese sulle Alpi e regolamentò severamente il flusso di merci e persone. I commerci con l'estero divennero possibili solo previa autorizzazione regia.

Nel 750 invase da nord l'Esarcato occupando Comacchio e Ferrara; nell'estate del 751 riuscì a conquistare l'Istria e poi la stessa Ravenna, capitale e simbolo del potere bizantino in Italia. Si installò nel palazzo dell'esarca, che venne parificato al palazzo regio di Pavia come centro del regno longobardo.

 Anselmo di Nontola, duca del Friuli

Successore di Astolfo fu Anselmo. Rimase in carica dal 749 al 751, quindi si ritirò e fondò l'abbazia di Nonantola di cui fu abate.

Suo padre si chiamava Vettari. Era fratello di Giseltrude e cognato di Astolfo.

La figura è importante per la chiesa cattolica che  lo identifica con sant'Anselmo da Nonantola, che avrebbe abbandonato il trono ducale nel 750-751, quando si ritirò nel monastero di Fanano, da lui stesso fondato in un luogo donatogli da re Astolfo, il quale avrebbe sposato sua sorella Gisaltruda.

Due anni più tardi, intorno al 752, fondò poi il monastero di Nonantola, sempre presso Modena, per poi recarsi in seguito a Roma, dove papa Stefano II gli donò alcune reliquie di san Silvestro e lo nominò abate di Nonantola.

In seguito fondò diversi ricoveri per i poveri e i malati, ma nel 756 venne scacciato da Nonantola dal nuovo re longobardo, Desiderio, che aveva intrapreso una vasta opera di riorganizzazione dei monasteri del regno longobardo per garantirsi il loro appoggio.

Anselmo si ritirò a Montecassino fino al 774 quando, deposto Desiderio da Carlo Magno, poté rientrare a Nonantola, dove morì nell'803.

Anselmo era stato nominato duca del Friuli insieme a Pietro.

Pietro e rimase in carica fino al 756.  Gli succede l’ultimo duca longobardo, Rodgaudo.

Scarsissime le informazioni sul suo conto; Paolo Diacono, nella sua Historia Langobardorum, accenna soltanto al fatto che sarebbe divenuto duca quando accenna alla valorosa partecipazione di suo padre Munichi alla grande e sfortunata battaglia dei Longobardi friulani, guidati dal duca Ferdulfo, contro gli Slavi.

 «perì tutta la nobiltà dei Friulani, e morirono anche il duca Ferdulfo e quello che lo aveva sfidato. Elà tanti uomini valorosi furono sconfitti per colpa del puntiglio e dell’imprudenza, mentre, invede, avrebbero potuto far strage di molte migliaia di avversari, se uniti nella concordia e in un salutare consiglio, In quell’occasione, tuttavia, uno dei Longobardi, di nome Munichi, che fu in seguito padre dei duchi Pietro di Cividale e Orso di Ceneda, lui solo si comportò con valore e da uomo. Quando fu rovesciato da cavallo, metre uno degli Slavi gli era saltato addosso e gli aveva legato le mani con una corda, usò le due mani legate per strappare la lancia dalla destra dello slavo, e lo ferì, e, benché legato, si salvò precipitandosi fra gli scoscendimenti.» (Historia Longobardorum, VI, 24)

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

Mario Brozzi, I duchi longobardi del Friuli, Memorie storiche forogiuliesi, 1972, vol 52, 11-32