L’invasione dei Longobardi avviene lentamente e senza incontrare alcuna resistenza armata. In breve tempo i Longobardi si impadroniscono di gran parte d’Italia; Forum Iulii diviene capitale del Ducato del Friuli.

L’invasione dei Longobardi avviene lentamente e senza incontrare alcuna resistenza armata. In breve tempo i Longobardi si impadroniscono di gran parte d’Italia; Forum Iulii diviene capitale del Ducato del Friuli.

Ad occidente i confini dell'“ager tergestinus” erano segnati dai domini di Aquileia, importante porto strategico ed uno dei punti avanzati delle linee difensive romane contro le invasioni “barbariche”. Aquileia fece sentire per secoli e secoli la sua influenza su Trieste: anche dal punto di vista religioso. Infatti Trieste, con il suo vescovo, si trovava sotto il controllo della sede metropolitana aquileiese, che estendeva la sua giurisdizione su tutti i territori della “Venetia” e dell'“Histria”.

Con la caduta dell’Impero d’Occidente iniziarono le invasioni barbariche che crearono gravi danni e devastarono intere zone, uccidendo e facendo prigionieri migliaia di abitanti. Per fortuna, Trieste non fu assalita nelle prime invasioni, oltre che per la sua posizione, anche perché Aquileia, soprannominata la “seconda Roma”, era una preda più appetibile.

Più tardi, gli Ostrogoti presero Trieste ma si comportarono con mitezza, e rimasero dal 493 al 539. Quindi seguirono i Bizantini che rimasero dal 539 al 752; per un breve periodo ritornò ai Goti, ma Belisario e poi nel 552 Narsete la riconquistarono per l’Impero d’Oriente. I Bizantini rispettarono l’ordinamento romano della città e la difesero dalla furia vandalica dei Longobardi nel 568 che la incendiarono e la saccheggiarono, ma furono respinti.

 

La furia vandalica dei Longobardi

Nel 568 i Longobardi entrarono nelle Venezie sotto la guida di Alboino. Mentre l’esercito principale occupava Aquileia e Cividale, altre schiere penetravano il Carso triestino nell’Istria settentrionale e depredarono le campagne e Trieste.

Le cronache raccontano che, in una Trieste distrutta, il prete Geminiano sentì il dovere di recuperare i 42 santi martiri che erano sepolti tra le mura della chiesa e le mura della città e di portarli a Grado, che nel frattempo era diventata la nuova sede del Patriarcato di Aquileia.

I Longobardi saccheggiarono Trieste e la città rimase disabitata sino a quando si ebbe il timore di nuove incursioni.

Gli abitanti di Trieste non in grado di opporsi all’avanzata barbara, vennero uccisi oppure ridotti in schiavitù. Pochi supersistiti riuscirono a fuggire e raggiunsero via mare le isole vicine.  Raggiunsero Grado e la vicina isoletta di Capris. L’isola era separata dalla terraferma dallo specchio lagunare di Valstagnon.

Quando, dopo aver svernato in Friuli, i Longobardi continuarono la loro marcia verso le pianure lombarde, i Bizantini con la loro flotta poterono riappropriarsi di Trieste, ripristinare le fortificazioni e permettere il ritorno degli abitanti che erano fuggiti.

Nel 568, quando i cittadini di Tergeste (Trieste) raggiunsero Capodistria, decisero di ribattezzare la città con il nome di  Giustinopoli in onore dell'imperatore romano d'Oriente Giustiniano II. Tale nome restò in uso (accanto a quello romano di Capris) almeno fino alla seconda metà del X secolo.

 

Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, Volume IX, 1893

Lino Monaco. Atlante della Storia. Trieste città di frontiera. 1998