Dal Pleistocene alle trasformazioni globali: come l'umanità è diventata una forza geologica

L’uomo nasce nel Pleistocene, prospera nell’Olocene e oggi lascia un’impronta globale che molti studiosi indicano come segno dell’Antropocene (fonte RDM-AI03_26)
L’uomo nasce nel Pleistocene, prospera nell’Olocene e oggi lascia un’impronta globale che molti studiosi indicano come segno dell’Antropocene
La storia umana si inserisce nel Pleistocene, epoca iniziata 2,58 milioni di anni fa e segnata da grandi cicli glaciali che hanno visto la nascita del genere Homo. Se l'Olocene ha garantito la stabilità climatica necessaria allo sviluppo delle civiltà, oggi la comunità scientifica discute l'ingresso nell'Antropocene. Questa nuova epoca, segnata dalla "Grande Accelerazione" del XX secolo, identifica l'uomo come il principale motore dei cambiamenti planetari, lasciando un'impronta indelebile nei sedimenti e nell'atmosfera terrestre.
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L’uomo nella storia della Terra: dal Pleistocene all’Antropocene
Gli esseri umani compaiono nella storia geologica durante il Pleistocene, un’epoca iniziata circa 2,58 milioni di anni fa e caratterizzata da cicli glaciali e interglaciali. È in questo contesto che si sviluppano i primi rappresentanti del genere Homo, mentre l’Homo sapiens emerge molto più tardi, tra 300.000 e 200.000 anni fa.
Per gran parte della sua storia, l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi è stato localizzato e limitato. È solo con la rivoluzione agricola (circa 10.000 anni fa) e, soprattutto, con la rivoluzione industriale che l’azione umana inizia a modificare la biosfera su scala planetaria.
Dall’Olocene all’Antropocene: un passaggio ancora dibattuto
L’Olocene, iniziato 11.700 anni fa alla fine dell’ultima glaciazione, è stato un periodo di relativa stabilità climatica che ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura, delle civiltà e delle società complesse.
Negli ultimi decenni, molti scienziati hanno proposto che l’intensità e la rapidità delle trasformazioni indotte dall’uomo — urbanizzazione, industrializzazione, uso massiccio di combustibili fossili, perdita di biodiversità, alterazione dei cicli biogeochimici — segnino l’inizio di una nuova epoca geologica: l’Antropocene.
La definizione non è universalmente accettata dalla comunità geologica, ma numerose evidenze scientifiche mostrano che l’impronta umana è oggi riconoscibile negli strati sedimentari, nell’atmosfera, negli oceani e nella distribuzione delle specie.
Quando inizia l’Antropocene? Le ipotesi più accreditate
Gli studiosi hanno proposto diverse date di inizio, ma una delle più discusse è la metà del XX secolo, periodo definito “Grande Accelerazione”, quando i principali indicatori socioeconomici e ambientali (popolazione, energia, produzione industriale, emissioni, consumo di risorse) crescono in modo esponenziale.
Una data simbolica spesso citata è il 16 luglio 1945, giorno del primo test nucleare nel deserto del New Mexico. Le ricadute radioattive globali lasciate dai test atomici costituiscono infatti un marcatore geologico inequivocabile, rintracciabile nei sedimenti e nei ghiacci.
Gli studi
Il primo studioso a proporre una definizione specifica per l'era geologica in cui la Terra è massicciamente segnata dalla attività umana fu il geologo Antonio Stoppani, che nel 1873 scrisse che l'attività umana rappresentava una nuova forza tellurica e propose il termine di era antropozoica per definirla.
Successivamente il geochimico russo Vernadskij considerò che «la direzione in cui i processi dell'evoluzione crescono, soprattutto verso la consapevolezza e il pensiero e le forme hanno un'influenza sempre maggiore sugli ambienti circostanti», e definì il periodo col termine di noősphera (ossia mondo del pensiero) per sottolineare il potere crescente della mente umana nel modellare il suo futuro e l'ambiente; lo stesso termine venne usato dal paleontologo e pensatore cattolico Teilhard de Chardin.
Nel 1992, Andrew Revkin ipotizzo la creazione di una nuova epoca geologica chiamata Antrocene. Crutzen e Stoermer proposero infine congiuntamente l'adozione del termine Antropocene con il significato attuale in una newsletter del Programma Internazionale Geosfera-Biosfera nell'anno 2000. Successivamente una ricerca compiuta da un gruppo internazionale di studiosi facenti parte dell’Anthropocene Working Group ha scelto come data-simbolo dell’inizio della nuova era geologica il 16 luglio 1945.
Ovviamente la scelta è simbolica, infatti, come in ogni confine geologico, non esiste un marcatore temporale perfetto. L’aver fissato una data-simbolo è un’opportunità per evidenziare da dove sia partito il cambiamento a livello planetario a opera dell’uomo.
La motivazione del cambiamento geologico è insita nell’esplosione stessa dell’atomica: da quel momento infatti alcuni isotopi radioattivi sono entrati a far parte anche degli strati delle rocce sedimentarie.
I veloci cambiamenti imposti dall'uomo alla superficie della Terra, all'ambiente nel suo insieme, stanno cambiando i tempi con cui avvengono fenomeni geologici quali l'erosione e la sedimentazione, mentre importanti "perturbazioni" a livello chimico su larga scala hanno alterato i cicli del carbonio, dell'azoto, del fosforo e di altri elementi. Oltre all'alterazione del ciclo climatico e ai cambiamenti dei biosistemi del pianeta.
A questo si aggiungono altri inequivocabili interventi umani: la diffusione della plastica, per esempio, a partire dagli anni Cinquanta ha modificato il tipo di sedimenti depositato sui fondi marini e ha cambiato la struttura dei ghiacci, tracciando così un confine e una differenza marcata rispetto al passato, data dall’intervento e dalla responsabilità umana.
Esistono proposte alternative alla data di detonazione dell’atomica: molti geologi sostengono che il tempo in cui l’uomo iniziò con il suo operato a compromettere e plasmare la Terra va fatto risalire alla diffusione dell’agricoltura (la sua invenzione corrisponde a diecimila anni fa circa), altri ancora sostengono che sia utile guardare alla rivoluzione industriale (dalla fine del Settecento), mentre alcuni studiosi pensano che il cambiamento dirompente debba ancora avvenire.
In termini geologici, ciò non deve stupire: i ragionamenti dei geologi abbracciano migliaia e spesso milioni di anni, piuttosto che i tempi brevi su cui siamo abituati a discernere.
A motivare e rinforzare la teoria proposta si aggiunge uno studio pubblicato dal professor Steffen della Australian National University. La ricerca ha analizzato l’impatto dell’uomo sull’ambiente negli ultimi sessant’anni proprio a partire dalla data contraddistinta come inizio dell’Antropocene e ha scelto 24 indicatori globali che testimonierebbero come l’attività umana e soprattutto il sistema economico globale siano il primo driver del cambiamento del Sistema Terra, ovvero la somma dei processi umani, biologici, chimici, fisici che interagiscono tra loro. Dei 24 indicatori, dodici riguardano in particolare l’azione umana (crescita economica, popolazione, consumo energetico, uso dell’acqua, trasporti, telecomunicazioni e così via), e altri dodici riguardano invece l’ambiente (biodiversità, deforestazione, ciclo del carbonio, ciclo dell’azoto ne fanno parte).
I risultati dello studio evidenziano come il forte processo di accelerazione del cambiamento dovuto all’intervento umano abbia già portato la Terra a superare il limite naturale di tolleranza, e questo è avvenuto soprattutto a partire dagli anni Cinquanta.
Dal 1950 infatti i grandi cambiamenti mondiali sono direttamente collegati al sistema economico. Alcuni esempi: l’uso di fertilizzanti è aumentato di otto volte, l’uso delle fonti di energia è aumentato di cinque volte, la popolazione che abita nei centri urbani è aumentata di sette volte. A livello ambientale, sempre a partire dagli anni Cinquanta si è avuta una accelerazione dei danni subiti alla biosfera e dell’estinzione di diverse specie. Proprio questo cambiamento, la cui accelerazione è stata così drammatica a partire da 65 anni fa, è una delle motivazioni più forti che sostengono la teoria dell’inizio dell’Antropocene nello stesso periodo.
Recentemente è stato pubblicato dalla rivista Nature la prova inconfutabile che ci troviamo effettivamente nel Antropocene.
Per definire formalmente l'esordio dell'Antropocene, è richiesta una firma globale sincrona all'interno dei materiali che andranno a formare gli strati geologici. Una ricerca ha trovato tracce di radiocarbonio, derivato dai test nucleari, negli anelli di un albero in un’isola sperduta dell’emisfero australe. L’albero è localizzato molto lontano dal luogo dove si fecero i test nucleari, nell’emisfero settentrionale, negli anni ’60. Lo studio indica come inizio della nuova era il 1965.
Turney, C.S.M., Palmer, J., Maslin, M. et al. Global Peak in Atmospheric Radiocarbon Provides a Potential Definition for the Onset of the Anthropocene Epoch in 1965. Sci Rep 8, 3293 (2018).
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