sostenibilità_banner

 In Antartide sono venuti alla luce i resti fossili di una foresta pluviale di 90 milioni di anni fa

 

 

La neve che si scioglie regala non solo amarezza per un cambiamento climatico che sembra irreversibile ma anche incredibili scoperte. In Antartide sono venuti infatti alla luce i resti fossili di una foresta pluviale di 90 milioni di anni fa

Il periodo medio del Cretaceo è stato uno degli intervalli più caldi degli ultimi 140 milioni di anni 1 , 2 anni guidato da livelli di anidride carbonica atmosferica di circa 1.000 parti per milione in volume.

L’era descritta è il medio Cretaceo, 90 milioni di anni fa, un epoca in cui la temperatura media ai tropici era di poco superiore ai 35 gradi celsius. Queste condizioni estreme hanno a lungo alimentato i dubbi sulla permanenza di una calotta glaciale in prossimità delle zone polari. Oggi sappiamo che non è così, l’Antartide, ben diverso dalla landa ghiacciata che appare ai nostri occhi, era ricoperto da una florida foresta temperata umida.

La prova viene da un sedimento sottomarino prelevato quasi mille metri di profondità nelle vicinanze dell’isola di Pile, nell’Antartide occidentale, alla latitudine di 73.57° Sud. Ben oltre la linea del circolo polare antartico, posta a 66° a sud dell’equatore. Inizialmente attirati dalla colorazione di questo strato di sedimento, insolitamente diversa rispetto agli strati adiacenti, i ricercatori hanno individuato al suo interno i resti incredibilmente conservati di una radice di ben 3 metri di lunghezza. Il reperto è talmente ben mantenuto da aver permesso all’equipe di rilevare addirittura le strutture cellulari. Inoltre, il fossile portava con se le tracce di pollini e spore di diverse piante, e proprio questi antichi pollini sono stati la chiave di volta per dedurre la paleovegetazione della regione. Di questi campioni molti appartenevano a conifere e felci, ma erano presenti anche angiosperme (le piante da fiore), ad esempio della famiglie delle Proteaceae (Beauprea nello specifico), condivise con la Nuova Zelanda.

Alberi che crescono vicino al Polo Sud, livelli del mare più alti di 20 metri rispetto a oggi e temperature globali 3-4°C più calde. Questo è il mondo che gli scienziati stanno scoprendo mentre guardano indietro nel tempo a quando il pianeta ha avuto più anidride carbonica nell'atmosfera come oggi.

Sono stati rilevati i segni di abbondanti popolamenti di cianobatteri, batteri fotosintetici legati ad ambienti acquosi, che lasciano presagire un contesto ambientale particolarmente umido e ricco di corsi d’acqua. Vanno in questa direzione anche i risultati delle analisi litologiche, e, andando più nello specifico, è probabile che la zona fosse prossima ad un estuario. Lo stesso fossile di radice, seppur non attribuibile a nessuna specie vegetale, presenta tracce di un tessuto vegetale molto simile a quello che viene chiamato parenchima aerifero, un adattamento tipico di quelle piante che vivono in un ambiente acquoso.

Un ‘altro aspetto rivoluzionario di questa scoperta riguarda l’anidride carbonica presente in atmosfera. Fino ad oggi si credeva che durante il cretaceo la CO2 fosse presente nell’aria con una concentrazione di circa 1000 parti per milione (oggi siamo a 390). I dati ottenuti e i modelli sviluppati sono però compatibili con un dato molto più elevato: compreso probabilmente tra i 1120 e i 1680 parti per milione.

Molti scienziati usano sofisticati modelli per prevedere gli impatti dei cambiamenti climatici causati dall'uomo, ma guardando anche indietro nel tempo per avere nuove intuizioni.

 

 

Klages, J.P., Salzmann, U., Bickert, T. et al. Temperate rainforests near the South Pole during peak Cretaceous warmth. Nature 580, 81–86 (2020)