Come i polimeri agricoli si trasformano in microplastiche marine

I fertilizzanti PCF rilasciano gusci plastici che diventano microplastiche

I fertilizzanti PCF rilasciano gusci plastici che diventano microplastiche (RDM-AI_01-26)

I fertilizzanti PCF rilasciano gusci plastici che diventano microplastiche e raggiungono mari e coste, dove possono costituire fino al 90% dei detriti.

I fertilizzanti a rilascio controllato (PCF) usano capsule polimeriche che, una volta esaurite, restano nel suolo e si frammentano in microplastiche. Trasportati da fiumi e drenaggi, questi residui raggiungono mari e oceani. In alcune aree costiere fino al 90% dei detriti plastici proviene dai PCF, evidenziando l’urgenza di sviluppare rivestimenti davvero biodegradabili.

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Fertilizzanti e Microplastiche: Il Costo Ambientale dell'Agricoltura Moderna

fertilizzanti rivestiti di polimeri (PCF)

L’agricoltura moderna utilizza sempre più spesso i fertilizzanti rivestiti di polimeri (PCF). Questi prodotti sfruttano piccole capsule di plastica per rilasciare i nutrienti nel terreno in modo lento e controllato. Sebbene questa tecnologia migliori l'efficienza dei raccolti, il suo impatto ambientale sta sollevando forti preoccupazioni a causa dei residui plastici che restano nell'ecosistema.

Il viaggio dal campo al mare

Ogni granulo di fertilizzante è protetto da un guscio sintetico grande circa 3-6 millimetri.

Ogni granulo di fertilizzante è protetto da un guscio sintetico grande circa 3-6 millimetri. Una volta che i nutrienti sono stati assorbiti dalle piante, il rivestimento plastico rimane nel suolo.

 frammenti si trasformano in microplastiche

Con il tempo, questi frammenti si trasformano in microplastiche che vengono trascinate via dalle piogge e dai sistemi di drenaggio.

Il percorso della plastica segue tre direzioni principali:

  • ·       I fiumi: trasportano i detriti dalle zone rurali verso la costa.
  • ·       Le spiagge: agiscono come punti di accumulo per i rifiuti che tornano a riva.
  • ·       Il mare aperto: dove la plastica si disperde o affonda, entrando nella catena alimentare.

Evidenze scientifiche: il caso del Giappone

Uno studio dell’Università di Tokyo ha rivelato dati allarmanti. Analizzando le spiagge del Mar del Giappone, i ricercatori hanno scoperto che tra il 59% e il 90% dei detriti plastici era composto proprio da microplastiche derivate dai fertilizzanti (PCF-MP). Al contrario, nelle zone oceaniche prevalgono i rifiuti della pesca, come le schiume di polistirene. Questo dimostra che l'inquinamento locale dipende strettamente dal tipo di attività economica e agricola svolta nell'entroterra.

Una sfida globale per il futuro

L'uso dei fertilizzanti plastificati non riguarda solo l'Asia. Questa tecnologia è ampiamente diffusa negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in molti Paesi dell'Unione Europea. anche in Italia vengono utilizzati, soprattutto in:

  • ·       colture ad alta intensità (frutteti, orticole, vivaismo)
  • ·       sistemi di fertirrigazione
  • ·       agricoltura di precisione
  • ·       colture che richiedono rilascio graduale di nutrienti

 

Secondo un rapporto FAO , circa 100.000 tonnellate di plastica all’anno provengono dai rivestimenti dei fertilizzanti agricoli

irca 100.000 tonnellate di plastica all’anno provengono dai rivestimenti dei fertilizzanti agricoli

Oltre ai fertilizzanti, l'agricoltura contribuisce all'inquinamento attraverso:

  • ·       Teli per pacciamatura: utilizzati per proteggere le colture ma difficili da smaltire.
  • ·       Coperture per serre: che si degradano sotto l'azione del sole.
  • ·       Sistemi di irrigazione: che rilasciano micro-frammenti durante l'usura.

In conclusione, l’agricoltura è una fonte significativa e spesso sottovalutata di inquinamento marino. Per proteggere i nostri oceani e la salute dei suoli, è fondamentale investire in rivestimenti biodegradabili che possano dissolversi naturalmente senza lasciare tracce nocive nell'ambiente.



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