L'alleanza tra Trieste, Gorizia e il Patriarcato contro l'aggressione veneziana in Istria

Nel 1283 nacque la Lega di Muggia contro l’espansione veneziana (RDM-AI06_26)
Nel 1283 nacque la Lega di Muggia contro l’espansione veneziana: Trieste resistette e con la Pace di Treviso ottenne l’indipendenza nel 1291
L'aggressiva espansione di Venezia lungo le coste istriane portò, nel marzo del 1283, alla nascita della Lega di Muggia. Promossa dal patriarca di Aquileia Raimondo della Torre e dal conte Alberto I di Gorizia, questa alleanza unì Trieste, Muggia, Padova e Treviso nel tentativo di difendere l'autonomia commerciale giuliana e fermare i monopoli marittimi veneziani. Il conflitto che ne seguì (1283-1291) si rivelò lungo e logorante, vedendo la contrapposizione tra Trieste e Capodistria (diventata quartier generale militare di Venezia). La successiva Pace di Treviso del 1291 garantì a Trieste l'indipendenza dalla Serenissima, sebbene la città dovette ridefinire i suoi legami feudali con il Patriarcato.
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Indice La posizione di Trieste rispetto a Venezia nel XIII secolo Il conflitto sulla Giurisdizione Marittima e il "Dominio del Golfo” Trieste: L'antagonista "dispettosa" |
La posizione di Trieste rispetto a Venezia nel XIII secolo
La posizione di Trieste rispetto a Venezia nel Medioevo può essere approfondita analizzando come la città giuliana abbia rappresentato una sfida costante alla "giurisdizione marittima" veneziana, un diritto che la Serenissima considerava vitale per la propria sopravvivenza economica e politica. Mentre altre città istriane scelsero o furono costrette alla sottomissione, Trieste si distinse per una fiera autonomia e un ruolo di antagonista "dispettosa", culminato in scontri secolari.
Il conflitto sulla Giurisdizione Marittima e il "Dominio del Golfo”
Il concetto di "Dominio del Golfo" e la rivendicazione della giurisdizione marittima sull'Adriatico rappresentarono per secoli il pilastro fondamentale della politica estera e dell'identità stessa della Repubblica di Venezia. Questa pretesa non era una mera ambizione di potenza, ma una necessità vitale dettata dalla natura stessa di Venezia, definita dai contemporanei una "città singolare" poiché priva di terre, vigne o risorse agricole proprie nell'entroterra
Origini e legittimazione del "Dominio del Golfo"
Venezia si considerava la naturale erede della giurisdizione marittima che era stata prima dell'Impero Romano e poi dei Bizantini. Con il declino della potenza greca nel VII secolo, il ducato veneziano dovette provvedere con le proprie navi alla polizia e alla custodia del mare, subentrando in quel diritto per una sorta di tacita delegazione dettata dalla necessità storica.
Questa imprescindibile necessità fu espressa dal Senato quando il 18 novembre 1347 dichiarò esplicitamente che dalla difesa del "nostro Golfo" dipendeva "tutto il nostro bene e stato”
Poiché Venezia traeva alimento quasi esclusivamente dal commercio, identificò presto l'idea di protezione con quella di dominio. Per impedire la concorrenza, impose regole ferree in tutto l'Adriatico.
Stabilì che nessun legno armato che non fosse veneziano potesse entrare o transitare nell' Adriatico; fissò regole e limiti per la navigazione dei legni mercantili; impose l'obbligo per navigli carichi di determinate mercanzie di fare scalo a Venezia, di dichiarare il carico e il luogo di destinazione
Venezia si assunse l'onere (e il diritto esclusivo) di "purgare" il mare dai pirati. “Il mare non può essere libero se non è custodito, ne può essere custodito senza forze ed armi, nè queste si hanno senza spesa; perciò chi gode quella libertà deve contribuire alla spesa e quindi pagare le gravezze“ (Paolo Sarpi (1552–1623), teologo e storico veneziano)
Trieste: L'antagonista "dispettosa"
I Pacta Veneta ebbero per Venezia grande importanza , rispondendo alla necessità di mettere ordine a questioni sempre più complesse come le rappresaglie, l’estradizione dei debitori in fuga, l’ammontare dei diritti doganali, le esenzioni, i tribunali commerciali e i rifornimenti di viveri
Il 27 ottobre 1202, circa 350 uomini cittadini di Trieste, primo fra tutti il suo gastaldo e i tre giudici giurarono fedeltà e obblighi a Venezia in risposta all’invito dogale di Enrico Dandolo. Dopo ventidue giorni un eguale giuramento fu prestato dai cittadini di Muggia.
Nel 1202, con l'obiettivo di assicurarsi il controllo totale sull'Adriatico prima di salpare per la Quarta Crociata, il doge Enrico Dandolo si presentò nel golfo al comando di un'imponente flotta composta da centinaia di navi L'intervento mirava a punire le comunità istriane, in particolare Trieste, che erano venute meno ai patti di fedeltà e la cui attività piratesca e di contrabbando infestava le rotte marittime veneziane
Piuttosto che imporre una sudditanza diretta, il Doge scelse di rendere queste città tributarie, gettando le basi della propria sovranità commerciale attraverso un trattato di fidelitas
L'accordo garantiva ai veneziani il libero commercio e l'esenzione da ogni dazio a Trieste, obbligando al contempo i cittadini a prestare i cosiddetti servitia debita
Sotto il profilo legale, Trieste e Muggia continuavano a ricadere nella giurisdizione del Patriarcato di Aquileia, in quanto territori facenti parte del Marchesato d’Istria
Il giuramento di fedeltà prestato a Venezia nel 1202 non comportava ancora il riconoscimento di una sovranità territoriale della Serenissima, poiché era inteso come un patto di amicizia e riconoscimento reciproco che non intaccava la libertà comunale né i legami feudali con l'Impero o il Patriarcato
La stabilità dei rapporti fu però incrinata nel 1225 da gravi tensioni nate per dazi contestati da un cittadino veneziano, che spinsero la Repubblica a ritorsioni economiche e al pignoramento dei beni dei triestini
Per risolvere la crisi e proteggere i propri interessi, nel 1233 venne siglato un nuovo e decisivo accordo: l'8 agosto, i rettori triestini e il procuratore del Comune giurarono solennemente di sottostare alle disposizioni dogali in ambito marittimo e mercantile — specialmente per il commercio di sale e legnami — a garanzia delle attività veneziane
Questi patti, pur ristabilendo i contatti, erano spesso preceduti da fasi di interruzione forzata degli scambi, utilizzate da Venezia come strumento di pressione politica sulla città giuliana
In questo quadro, Trieste si distinse come una sfida costante all'egemonia veneziana. Sebbene avesse giurato fedeltà nel 1202, impegnandosi a combattere la pirateria e a non tassare le merci veneziane, la città giuliana cercò sistematicamente di eludere queste regole.
Venezia aveva il suo territorio e i suoi confini sull'Adriatico, e in esso agiva controllando le rotte, imponeva le sue regole e i suoi dazi. Un tributo navale che le città istriane pagavano anche a difesa delle incursioni e dalle scorribande dei pirati. Queste regole, Trieste le contravveniva per necessità e per sistema. Trieste era sfavorita rispetto a Capodistria, da quando Venezia, nel 932 ne aveva fatto di Capodistria il maggior porto delle sue rotte.
Mentre Venezia faceva di Capodistria il centro della propria forza in Istria (sede del Capitaneus Istriae), Trieste rimaneva il punto di rottura naturale del monopolio veneziano sull'Alto Adriatico
Dal trattato del 1233 alla guerra del 1283
Dopo il patto del 1233, che aveva legato strettamente Trieste a Venezia in un rapporto di fedeltà e dipendenza commerciale, una serie di sconvolgimenti politici e militari portarono alla formazione della Lega di Muggia nel marzo del 1283. Questo processo fu caratterizzato dal progressivo indebolimento del potere patriarcale e dalla aggressiva espansione veneziana lungo la costa istriana.
Ci furono una serie di eventi che determinarono l’indebolimento del Patriarcato,
La morte del patriarca Bertoldo di Andechs nel 1251 segnò una svolta. Il suo successore, Gregorio di Montelongo, spostò l'asse politico del Patriarcato verso il partito guelfo, rompendo la tradizionale alleanza con i conti di Gorizia, fedeli all'Impero.
Successivamente la tensione tra il Patriarca e il suo avvocato ereditario, il conte Alberto I di Gorizia, sfociò in conflitti aperti. Nel luglio del 1267, mentre pianificavano un'offensiva comune contro Capodistria, Alberto I tradì Gregorio, rapendolo nel suo letto a Villanova e tenendolo prigioniero a Gorizia per oltre un mese. Questo atto scatenò una guerra civile che devastò il Friuli e l'Istria, indebolendo drasticamente l'autorità patriarcale
Venezia approfittò del caos derivante dalla faida tra il Patriarca e i Goriziani per estendere il proprio controllo marittimo. Le città istriane, strette tra le mire dei Goriziani e l'incapacità del Patriarca di difenderle, iniziarono a darsi spontaneamente alla Serenissima
Parenzo, sotto la minaccia delle truppe goriziano-capodistriane, fu la prima a darsi a Venezia per ottenere protezione. Seguirono Umago (1269), Cittanova (1270) e San Lorenzo (1271).
Nel 1278, dopo la caduta definitiva di Montona, nell’attuale Croazia, il conte di Gorizia e Capodistria si allearono contro Venezia (Lega di Pisino), ma furono sconfitti. Nel 1279 Venezia si impossessò di Capodistria, distruggendone parte delle mura, e nel 1280 ottenne la protezione di Isola
All'inizio degli anni Ottanta, Trieste si trovava circondata. La città cercava di mantenere la propria autonomia commerciale, ma l'espansione di Venezia minacciava di isolarla completamente.
Il nuovo patriarca Raimondo della Torre, per reagire all'avanzata veneziana, scomunicò chiunque occupasse territori patriarcali.
L'evento che fece traboccare il vaso fu la dedizione spontanea di Pirano a Venezia nel gennaio del 1283. Con Pirano, Umago e Cittanova sotto il suo controllo, Venezia accerchiò Buie e Trieste da nord e da ovest, rompendo definitivamente il sistema di alleanze sulla costa
Nel marzo del 1283, a Muggia, il conte di Gorizia e il patriarca di Aquileia, ai quali si unirono Padova, Treviso e Trieste, stipularono un’alleanza. Nell’occasione, tutte le città istriane che si erano sottomesse a Venezia si schierarono a favore di Venezia, compresa Capodistria, nonostante fosse ancora attivo il partito del Patriarca. In questa guerra, che Venezia condusse principalmente contro Trieste quale nascente porto marittimo, Capodistria ebbe un ruolo rilevante dato che nella città risiedeva il Capitaneus Istriae che rappresentava l’embrione del futuro governo militare centralizzato in Istria
Trieste esprimeva il suo dissenso rifiutandosi di inalberare lo stendardo di San Marco o favorendo incidenti legati al sequestro di navi cariche di sale e grani (visti come contrabbando dai veneziani). Questi atteggiamenti non erano graditi a Venezia e in alcuni casi portarono a delle guerre aperte, come quella del 1368
Venezia non tollerava deroghe alla sua giurisdizione, poiché la considerava la "ruina inseparabile" delle proprie entrate. Quando Trieste cercò di rafforzare il proprio commercio (come nel 1461, cercando di imporre ai mercanti di passare prima per il proprio porto), Venezia reagì con blocchi navali e interventi militari per riaffermare che il Golfo era stato reso "libero e sicuro" solo grazie al sangue dei propri antenati
La lega di Muggia
La nuova politica “di terraferma” dei veneziani preoccupa però ormai tutti dopo la conquista di Montona, centro strategico fondamentale, ma prima fallisce la “lega di Pisino” (1278) tra il conte di Gorizia e Capodistria come risultato Capodistria (1279) ed Isola (1280) si sottomettono a Venezia.
L’alleanza stipulata a Muggia nel marzo 1283 (precisamente il 7 marzo) è nota storicamente come la "Lega di Muggia"
L’alleanza rappresentò un momento di massima coesione tra le potenze regionali per contrastare l’aggressiva espansione di Venezia nell'Alto Adriatico
L'accordo fu promosso dal patriarca di Aquileia Raimondo della Torre e dal conte Alberto I di Gorizia. A loro si unirono i comuni di Padova, Treviso e Trieste, oltre alla stessa Muggia. L'obiettivo principale era fermare l'egemonia della Serenissima, che stava assorbendo uno dopo l'altro i comuni istriani (come Parenzo, Umago e Cittanova), proteggere lo sviluppo di Trieste come porto marittimo nascente, la cui crescita interferiva con i monopoli commerciali veneziani, ottenere la restituzione delle terre istriane che si erano sottomesse volontariamente o militarmente a Venezia
La Guerra di Trieste (1283-1291)
L'alleanza diede il via a un conflitto lungo e logorante, combattuto principalmente in Istria e in Friuli
Venezia diresse i suoi sforzi militari soprattutto contro Trieste, vista come la minaccia commerciale più diretta.
Mentre Muggia e Trieste combattevano contro la Serenissima, le città istriane già sottomesse a Venezia (come Capodistria) si schierarono con quest'ultima. Capodistria, in particolare, divenne il centro del governo militare veneziano nella penisola (Capitaneus Istriae).
Per sostenere la guerra, il patriarca Raimondo indisse una "taglia straordinaria" (leva militare dai 18 ai 60 anni), riuscendo ad arruolare una forza imponente di 45.000 fanti e 5.000 cavalieri.
Nonostante l'ampiezza della coalizione, la Lega di Muggia viene descritta dalle fonti come un sostanziale "disastro" per i suoi partecipanti. La guerra si concluse con la Pace di Treviso (1291), mediata dal comune di Padova
La Serenissima conservò il dominio sull'Istria occidentale (da Capodistria a Rovigno) in cambio del pagamento di un tributo simbolico al Patriarca. Venezia dovette rinunciare ai diritti su alcune città occupate durante l'ultimo scorcio del conflitto, tra cui Muggia e la stessa Trieste. Sebbene libera dai veneziani, nel 1295 Trieste fu costretta a dichiararsi ufficialmente vassalla del Patriarcato di Aquileia, ponendo fine al governo diretto dei suoi vescovi-conti.
Battistella, Il dominio del Golfo, Nuovo Archivio Veneto, 1918, vol 35, pp. 5-17
Romanin, Storia documentata di Venezia, Tomo II
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