Il più forte terremoto dell’area padana; tutta la pianura tremò e le scosse di assestamento si prolungarono per ben quaranta giorni

Si trattò di un evento assai importante per la società del tempo, contraddistinta da un contesto di generale sviluppo economico, infatti le città in quegli anni attraversavano una fase di ripresa economica e demografica e venivano edificati edifici pubblici e chiese.

Il terremoto del 1117 si impresse a lungo nella memoria delle popolazioni colpite divenendo un elemento di riferimento cronologico per datare altri avvenimenti

Alcuni ricercatori hanno individuato tre diverse scosse: la prima avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, la seconda, la più forte, avvenuta nel primo pomeriggio (alle ore 15:15 GMT) del 3 gennaio in concomitanza con una terza scossa di minore entità. 

La prima scossa si sarebbe verificata nella Germania meridionale causando danneggiamenti in particolare nell’area di Augusta e Costanza. La seconda scossa ha duramente colpito la Pianura Padana, ed è stata caratterizzata da un’area di danneggiamento molto ampia, che comprendeva il Veneto, la Lombardia, l’Emilia e il Friuli. Il terzo evento avrebbe interessato l’Alta Toscana, causando il crollo di torri, edifici e campanili nel territorio di Pisa e Lucca

Il Palladio riferisce che la Provincia del Friuli subì un inaudito terremoto. 

Anche il Muratori riporta di un terribile terremoto. Cominciò questo flagello sul principio dell’anno, e per quaranta giorni si andarono sentendo varie, altre funestissime scosse per universam fere Italian, come lasciò scritto Pietro Diacono.

Furono coinvolte molte città come Verona, Parma, Cremona e Venezia.

Landolfo da San Paolo, un cronista milanese del tempo, scrisse di questo terribile terremoto. Correva voce di nuvole  color fuoco e sangue vicino alla terra e di altri prodigi che, anche se non veri, crearono un’atmosfera di terrore.

«Per due volte fra il giorno e la notte avvenne in tutto il mondo un terremoto tanto terribile che molti edifici crollavano e gli uomini a stento riuscivano a fuggire; ma soprattutto in Italia, dove fu tanto pericoloso e orribile, che gli uomini aspettavano su di sé il manifesto giudizio di Dio», si legge negli Annales Sancti Disibodi, «e all’improvviso, per le spaccature della terra, crollarono città, castelli, ville, con gli uomini che ivi indugiavano [a fuggire]. Infatti anche i monti furono spaccati e i fiumi, la terra inghiottente, si essiccarono tanto che chi voleva poteva attraversarli a piedi».

Si intorpidirono le fontane, molti alberi vennero sradicati e la terra si aprì in molti luoghi; le acque del Po furono viste sollevarsi in alto a forma di volta e quindi ripiombare in basso. Furono distrutti anche gli argini dell’Adige e del Po, per cui dopo il terremoto si verificarono tremende alluvioni; nella laguna di Venezia si verificò una eruzione di acqua sulfurea.

Si calcola che ci furono almeno 30.000 vittime, si pensi che la città di Malamocco nella Laguna Veneta venne completamente distrutta e mai più ricostruita. 

In Friuli si hanno notizie di forti danni alla cinta muraria di Gemona, che risulta parzialmente rifatta in corrispondenza dei danni subiti per questo cataclisma. Le cronache narrano pure di gravi danni subiti dalle chiese di Aquileia in quegli anni il patriarcato era retto dal tedesco Voldarico I°.

 

 

Francesco Palladio degli Olivi, Historia del Friuli, 1660

Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia e delle opere varie. Volume III. 1838

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