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Il primo centro del ducato longobardo fu Forum Julii (Cividale). Il territorio fu affidato al nipote di Alboino, GISULFO (o Gisolfo).

Il primo centro del ducato longobardo fu Forum Julii (Cividale). Il territorio fu affidato al nipote di Alboino, GISULFO (o Gisolfo).

 

Antenati di Gisulfo I del Friuli. Clicca sull'immagine per ingrandire.

 

Primo duca longobardo del Friuli, Gisulfo faceva parte certamente della famiglia regia, ma nulla conosciamo riguardo alla sua nascita e ai primi anni della sua vita.

Si inizia a parlare di Gisulfo quando, nella primavera del 568 o del 569. Alboino, il sovrano che aveva condotto le eterogenee truppe barbare alla conquista dei territori italici, una volta penetrato in Friuli aveva scelto Gisulfo per governare il Friuli. Gisulfo, marphais di Alboino, era preoccupato per l'incarico affidatogli, pose, quali condizioni, di poter scegliere i gruppi parentali (farae) più saldi e le migliori mandrie di cavalli; Alboino acconsentì e innalzò Gisulfo al titolo e agli onori ducali.

Come racconta Diacono, Gisulfo era un uomo capace di affrontare ogni situazione.

Fu perciò il primo duca longobardo non solo del Friuli, area di indubbia importanza strategica e primo ducato a noi noto, ma dell'intero territorio italico.

E’ sicuro che ci fosse un vincolo di parentela con Alboino.

La progressiva longobardizzazione di gran parte della penisola conobbe fasi alterne e fu caratterizzata da un periodo di discontinuità nel governo regio; il decennio 574-584 è storiograficamente ricordato come di "anarchia ducale".

 In quel periodo Gisulfo era ancora vivo e lo stesso Paolo lo menziona indicandone l'incarico ducale per il Friuli

Dopo la morte di Clefi, i Longobardi furono privi di re per dieci anni, restando sotto il governo dei duchi. Ciascuno dei duchi, infatti, dominava una sua città: Zaban Pavia, Vallari Bergamo, Alichis Brescia, Evin Trento, Gisulfo Cividale”.(Hist. Langob., II, 32).

Non si hanno altre notizie su questo duca. Molto probabilmente ha vissuto nelle tradizioni longobarde tra la nobilitas longobarda.

E' assai probabile che proprio sotto il ducato di Gisulfo abbia avuto inizio la « terza fase religiosa » dei Longobardi, caratterizzata dall'alternarsi di re ariani a re cattolici.

La prima fase si svolse fuori dell'Italia ed è quella interamente pagana; la seconda inizia prima della conquista italiana e segna l'adesione « ufficiale» dei Longobardi al cristianesimo ariano; la quarta ed ultima fase si concluderà a partire dal 671 circa, con la piena adesione del re e del regno al cattolicesimo.

La Chiesa di Roma sollecitava una conversione generale, ma la situazione politica, così fluida, sconsigliava gli stessi sovrani cattolici a tentare la prova, temendo essi una reazione di quei ducati la cui popolazione era, nella sua quasi totalità, ariana.

Ed il Friuli doveva trovarsi proprio in questa situazione.

Le scoperte effettuate a Cividale di tombe dentro le mura e presso le chiese, testimoniano dal canto loro che i Longobardi di un certo rango sociale (ciò è desumibile dalla particolare ricchezza dei corredi funebri recuperati), assorbirono, a contatto con popolazioni di antica tradizione, l'usanza di offrire la pace eterna ai loro morti, seppellendoli nell'ambito di edifici cultuali, sin dalla fine del VI secolo.

 

Di Gisulfo si perdono le tracce durante il periodo di intraprendenza ducale. Gogo, maggiordomo del re Childeberto II d'Austrasia, forse nel 581 - la data è incerta - fece pervenire una lettera a Grasulfo, fratello di Gisulfo: potrebbe forse voler significare che a quell'epoca Gisulfo era già morto e Grasulfo lo aveva sostituito nell'incarico ducale.

Sappiamo altresì che in una lettera a Childeberto re dei Franchi, inviata probabilmente dall'esarca Romano nel 590 circa (Epistolae Austrasicae, n. 41), ci si riferisce ormai a "Gisoulfus, […] dux, filius Grasoulfi", cioè a Gisulfo (II).

 

 

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, Edizioni Studio Tesi, 1990

 Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 56 (2001)

Mario Brozzi, I duchi longobardi del Friuli, Memorie storiche forogiuliesi, 1972, vol 52, 11-32