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La sostenibilità è palesemente contro l'industria dell'acqua in bottiglia.

 

È difficile identificare con precisione il momento in cui le bottiglie di plastica hanno cambiato il nostro modo di bere. Nel giorno in cui le supermodelle di New York hanno iniziato a portare in passerella delle bottiglie di Evian, messe in mostra come accessorio fashion a fine anni Ottanta è stato dato sicuramente un segnale del futuro che ci attendeva.

Miliardi di bottiglie sono state vendute con la promessa che l’acqua imbottigliata facesse bene ai capelli e alla pelle, fosse più sana delle bibite analcoliche e più sicura dell’acqua di rubinetto.

E non ci è voluto molto perché i consumatori accettassero l’idea che ovunque andassero, avessero bisogno di bottiglie d’acqua a portata di mano.

Quello che distingue le bottiglie dagli altri oggetti di plastica nati nell’era consumistica del secondo Dopoguerra è la velocità impressionante alla quale queste, oggi onnipresenti sul pianeta, si sono trasformate da comodità in maledizione. Una transizione avvenuta nel giro di una generazione.

Nel 2015, un rapporto segnalava che il consumo di acqua confezionata aveva superato il consumo di bibite gassate, raggiungendo oltre 233 miliardi di litri nel 2015.

Il boom mondiale di acqua in bottiglia è probabilmente guidato dalla paura che i consumatori nei paesi in via di sviluppo si preoccupano della qualità dell'acqua del rubinetto, e in secondo luogo dai consumatori del mondo sviluppato circa l'impatto sulla salute di bevande zuccherate.

La prospettiva di un aumento delle vendite di acqua confezionata porta ad un incremento dei problemi dei rifiuti, iniquità, alti costi economici e impatti sulle risorse idriche locali.

La sostenibilità è palesemente contro l'industria dell'acqua in bottiglia.

Il marchio per le acque in bottiglia è legata al loro luogo di origine. Ad esempio per Evian sono “le vette incontaminate delle Alpi francesi”, per la San Pellegrino italiana l’origine sono le montagne della Lombardia.

Le grandi marche sono in grado di soddisfare le esigenze di nazioni che hanno difficoltà di approvvigionamento idrico. L’importazione di acqua in bottiglia potrebbe essere giustificata se il rubinetto domestico fornisse acqua non potabile o non sufficiente per i bisogni immediati.

Ma l'acqua in bottiglia non è solo l'acqua. Domina plastica.

Grandi attori del settore, come Nestlé, Danone, Coca-Cola e Pepsi, stanno tutti perseguendo gli sforzi per aumentare il contenuto di riciclato in polietilene tereftalato (PET). Ma i progressi sono lenti.

PepsiCo si è impegnata ad aumentare il materiale riciclato in tutti i suoi involucri di plastica del 25% entro il 2025. Nestle Waters ha promesso di rendere riciclabili tutte le sue confezioni dal 2025 e di aumentare il contenuto di materiale riciclato fino al 35% a livello globale, sempre entro il 2025 e fino al 50% negli Stati Uniti, concentrandosi sul marchio Poland Spring. In più, il contenuto riciclato aumenterà fino al 50% per tutti i marchi venduti in Europa.

Coca Cola si è impegnata a riciclare una bottiglia o una lattina usata per ogni bottiglia o lattina venduta dal 2030 e di incrementare i materiali riciclati nelle bottiglie di plastica al 50% entro lo stesso anno.

I produttori dicono di essere ostacolati da difficoltà di approvvigionamento. Questo è dovuto in parte a carenti  infrastrutture (non ci sono sufficienti impianti di ritrattamento) e in parte ad un comportamento pubblico (i consumatori non riciclano abbastanza bottiglie). Però le stesse aziende devono dare un contributo per risolvere entrambe le cause, sia investendo in capacità di riciclaggio o sostenendo campagne per il riciclaggio.

 Dal 2016, l’anno in cui la vendita annuale di acqua in bottiglia negli Stati Uniti ha ufficialmente superato quella delle bibite analcoliche, il mondo si è svegliato all’alba di una crisi dei rifiuti di plastica. La reazione a questo eccesso di bottiglie scartate che intasano i corsi d'acqua, inquinano gli oceani e sporcano l’entroterra è stata rapida. All'improvviso, andare in giro con una bottiglia di plastica d'acqua è diventato fuori moda.

È di tendenza, invece, indossarle: la moda hip si traduce in abiti firmati realizzati a partire da bottiglie di plastica riciclate. C’è persino un mercato del lusso in crescita, bottiglie di acciaio inox riutilizzabili, compresa una in edizione limitata ricoperta da migliaia di cristalli Svarovsky, in vendita al prezzo di quasi 2000 dollari.

Le bottiglie e i tappi di plastica sono rispettivamente il terzo e il quarto oggetto più raccolto nel corso delle campagne annuali di pulizia delle spiagge organizzate da Ocean Conservancy in oltre cento Paesi. Gli attivisti stanno puntando tutto perché le bottiglie diventino il prossimo oggetto vietato dopo le shopper monouso. Le piccole città di Concord, Massachusetts, e Bundanoon, Australia, le hanno già vietate. Lo stesso hanno fatto parchi pubblici, musei, università, zoo sia in Europa che in Australia.

Nel mondo in via di sviluppo, dove secondo le Nazioni Unite sono 2,2 miliardi le persone che non hanno accesso all’acqua potabile e quella in bottiglia è spesso l’unica opzione sicura, si sta cercando di risolvere il problema. Il Kenya ha annunciato il divieto alla plastica monouso in spiagge e parchi nazionali, foreste e aree tutelate.

 

Solo il 35% delle bottiglie di plastica utilizzate per l’acqua minerale viene raccolto in modo differenziato e destinato al riciclaggio.

Ma anche il riciclo non è un processo ecologico dato che richiede sempre l’impiego di sostanze chimiche e quindi scarti. La restante percentuale viene destinata ad inceneritori o interrata o dispersa nell’ambiente.

Quando la plastica brucia, produce gas tossici e rilascia grandi quantità di metano che contribuiscono al riscaldamento globale. Quando viene interrata rilascia nel suolo sostanze chimiche che possono contaminare le falde acquifere e altre fonti d’acqua. Quando invece viene dispersa, la plastica si fotodegrada dividendosi in particelle piccolissime che persistono nell’ambiente.

Biodegradabilità della plastica

Il PET è un materiale resistente e con una vita media stimata intorno ai 1000 anni può, in pratica, essere considerato non biodegradabile; per questo motivo è molto importante smaltire la plastica, ed in particolare il PET di cui si fa un notevole uso quotidiano attraverso le bottiglie, negli appositi cassonetti dedicati alla raccolta differenziata.

tappi delle bottiglie sono in polietilene (PE), o in polipropilene (PP), materiali molto resistenti che possono essere riciclati in maniera diversa dalle bottiglie, per la rilavorazione e la realizzazione di manufatti che richiedono elevate caratteristiche meccaniche.

Il PET, in teoria, è riciclabile al 100%, quindi se correttamente smaltito può essere trasformato da rifiuto a risorsa. Il problema è che secondo recenti statistiche in Italia si ricicla il 25% di tutta la plastica raccolta, mentre la media europea di riciclo della plastica è pari al 33% (con alcune eccellenze nei paesi scandinavi che sono prossimi all’80% di riciclo); ancora peggio si fa negli Stati Uniti, dove il riciclo della plastica si ferma al 17%.

 

 

 

 TheGuardian

National Geographic, Bottiglie di plastica: da oggetti miracolosi a rifiuti inquinanti

Teknowater

Culligan, L’impatto ambientale della plastica: la produzione e lo smaltimento