Leonardo, Lucia e il piccolo Giacomo

Leonardo, Lucia e il piccolo Giacomo (DMR-AI11_25)

Leonardo, mastro a Chioggia, celebra la nascita del figlio mentre prepara segretamente le difese contro una lega ostile che minaccia Venezia.

L’episodio precedente…. Leonardo lavora instancabilmente alle fortificazioni di Chioggia, tra momenti familiari e serate in locanda, dove cerca notizie dai marinai. L’incontro con Daniele Chinazzo, mercante raffinato e informato, gli rivela la gravità delle tensioni con Genova. Tra racconti di intrighi e origini nobili, nasce un’alleanza preziosa. Leonardo comprende che ogni trave posata è un atto di resistenza, mentre la guerra si avvicina… ma per ora, la pace regge.

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Episodio 12. Le Mura e il Destino di Leonardo

di Roberta Di Monte

Il piccolo Giacomo era nato in pieno novembre, e con il freddo che si faceva più pungente, la paura maggiore di Lucia era per la salute del piccolino.

Il vento di novembre portava con sé l’odore acre del sale e il sussurro inquieto delle onde che sbattevano contro le fondamenta. A Chioggia, ogni nascita era un miracolo fragile, sospeso tra speranza e un timore atavico. Lucia, come tutte le madri del suo tempo, stringeva a sé il neonato, consapevole che la vita poteva spegnersi in un respiro: la peste era sempre alle porte, e bastava un contatto, una carezza di troppo, perché il morbo si insinuasse nelle case. Le madri temevano la febbre improvvisa, il pianto che non cessava, il ventre gonfio; ogni segno era interpretato come un presagio.

Per proteggere i piccoli, si ricorreva alle erbe della laguna, alle mani esperte delle levatrici e alle benedizioni del parroco. Sopra le culle di legno pendevano icone sacre, mentre le comari raccontavano di lune favorevoli e sogni che annunciavano la vita o, al contrario, la morte.

Ogni sera, Leonardo tornava dal cantiere, con l'odore di calce e sudore addosso. Si avvicinava alla culla e guardava il suo primogenito, Giacomo, che dormiva profondamente. Lo fissava con un misto di orgoglio e paura. Sapeva che la guerra con i Genovesi incombeva e che Chioggia sarebbe stata il primo bersaglio. Ogni neonato era un futuro da difendere, ma anche un peso fragile in un mondo che non perdonava.

Poco dopo, quasi istintivamente, Leonardo alzava lo sguardo e osservava la piccola tavola di legno appesa sopra la culla.

La piccola tavola, appesa con una cordicella ruvida al muro di calce, era una piccola icona, consumata dal tempo e dalla devozione. Il fondo dorato, screpolato in più punti, rifletteva la luce fioca della lampada a olio, mentre la cornice nera, semplice e priva di ornamenti, mostrava le venature del legno grezzo.

La piccola tavola, appesa con una cordicella ruvida al muro di calce, era una piccola icona

La piccola tavola, appesa con una cordicella ruvida al muro di calce, era una piccola icona, consumata dal tempo e dalla devozione (DMR-AI11_25)

La Madonna, avvolta in un manto rosso scuro punteggiato da motivi dorati, teneva il Bambino tra le braccia con una tenerezza solenne. I suoi occhi, grandi e allungati, sembravano seguire chiunque entrasse nella stanza, mentre il volto, dai toni caldi e terrosi, trasmetteva una calma che sfidava la paura di quei tempi. Il Bambino, vestito di una tunica color ocra, poggiava la mano sul volto della madre, in un gesto che pareva benedire la culla sottostante. Il suo sguardo, diretto e profondo, sembrava troppo consapevole per la sua età.

Non era un'opera destinata a una chiesa, ma un oggetto domestico, modesto e prezioso, un lascito di fede e speranza. Quella tavola, infatti, era stata realizzata dallo stesso Leonardo quando era un ragazzo, ai tempi del suo apprendistato presso i maestri veneti. Da allora, l'icona era rimasta sempre con lui, un talismano silenzioso, e ora, finalmente, poteva proteggere la sua piccola vita, appena nata, dal morbo e dalla guerra.

Leonardo, osservando quell'opera giovanile, pregava silenziosamente, chiedendo che la sorte per Giacomo fosse propizia. Sentiva che il suo dovere andava oltre il legno e la pietra: doveva erigere difese non solo per la Repubblica, ma per l'uomo in quella culla. Prese un impegno muto e solenne: avrebbe costruito le mura abbastanza forti da garantire a Giacomo un futuro.

 

 

Passarono le settimane e, fortunatamente, il piccolo Giacomo raggiunse il primo anno di vita in piena salute.

Ma proprio mentre la gioia della paternità prendeva radici, le nuvole di guerra si addensavano con forza su Venezia. Nei mesi invernali, Leonardo rivide Daniele Chinazzo alla stessa locanda dove più di un anno prima lo aveva conosciuto. Daniele era a Chioggia per ritirare un carico proveniente dall'Oriente, in attesa di essere scaricato dopo il periodo di quarantena.

I due si ritrovarono a un tavolo appartato, con un bicchiere di vino in mano, ma gli sguardi tesi.

Leonardo, con un sorriso che illuminava il volto: "Mastro Chinazzo, bentornato! Prima di tutto, devo darvi una buona notizia: il mio Giacomo ha compiuto il primo anno, sano e forte! È l'unica cosa che mi dà sollievo in questi tempi. Spero che i vostri affari procedano altrettanto bene. Qui, purtroppo, le mura crescono a fatica, ma la speranza di pace diminuisce con ogni nave che passa. Ditemi voi: che aria tira a Treviso e lungo la terraferma?"

Daniele Chinazzo, scuotendo il capo con aria grave: "Ah, mastro Leonardo, meglio non domandare. La guerra che temevamo dai Genovesi rischia di arrivare non solo dal mare, ma anche da terra. Leopoldo III d'Austria... quello è il vero spauracchio, non si ferma davanti a nulla! Il suo desiderio è uno e inossidabile: vuole a tutti i costi lo sbocco al mare nell'Adriatico. È questa fame di porti che ci mette in ginocchio."

Leonardo, con aria preoccupata e aggrottando la fronte: "Leopoldo? Che diavolo c'entra con noi, oltre al solito schiamazzo sui confini?"

Daniele Chinazzo alzando la voce e battendo un pugno sul tavolo con enfasi: "C'entra, mastro, c'entra eccome! La nostra Serenissima ha un ginepraio di guai tra le mani. Già dobbiamo tenere d'occhio il Doge di Genova che ci aspetta al varco, e in più ci si mette il diavolo austriaco! Sentite questa, che pare una ballata da taverna ma è verità pura: pochi mesi fa, non appena quegli Austriaci hanno sentito l'odore della nostra debolezza – mentre voi fortificavate e noi litigavamo sul mare – hanno pensato bene di fare razzia, di mettere mano al sacco!"

Leonardo con un'aria di sorpresa e di indignazione: "Razzia? Dove?"

Daniele Chinazzo: "Sì, proprio! Ha mandato le sue gentaglia a fare scorrerie nel nostro caro Trevigiano! E non con quattro straccioni, ma con tremila cavalli a bruciare e rubare! Avrai sentito dire che a Venezia i Signori del Senato hanno sequestrato tutte le merci degli Austriaci, tenendo persino della gente in ostaggio? Ebbene, quella era la risposta del Doge a quelle scorrerie, occhio per occhio! Per fortuna, dico per fortuna, in quel momento è intervenuto il Re d’Ungheria, che ha messo il suo peso sulla bilancia e ha fatto firmare una tregua di due anni. Ma non fidatevi, mastro! È solo tempo guadagnato. Lavorate in fretta, perché il Duca non dimentica il suo sbocco al mare."

Leonardo,con sorpresa e un’ombra di preoccupazione: "Avete subito dei danni, mastro Chinazzo? Vi sono state rubate delle mercanzie in quelle scorrerie?"

Daniele alzando le spalle, con un sospiro di sollievo: "No, per fortuna. Ci hanno avvertito in tempo, e la mia gente ha saputo difendersi in modo adeguato, mettendo al sicuro gli averi." Poi, Daniele si avvicinò a Leonardo, la sua voce ridotta a un sussurro confidenziale, come se non volesse farsi sentire dagli avventori presenti nella locanda. "Il merito è di un amico insospettabile. Ci è giunta una missiva riservata da parte del margravio d'Istria, Francesco Savorgnan, un uomo che ha sempre avuto un occhio di riguardo per i veneziani, e ci ha messo in allerta per tempo."

Leonardo,perplesso: "Non conosco questo nome: chi è Francesco Savorgnan? Un alleato?"

Daniele Chinazzo con un sorrisetto enigmatico: "Ma come, mastro, non avete studiato i nomi giusti? Francesco fu fatto conte palatino nientemeno che da Carlo IV e nominato margravio d’Istria dal patriarca di Aquileia! Vi dico solo questo, mastro Leonardo: questi non sono esattamente amici storici di Venezia! "

Daniele Chinazzo si lasciò andare sulla sedia, e il tono della sua voce divenne quasi mistico, come se stesse recitando un antico manoscritto.

"La leggenda narra," continuò, "che la famiglia Savorgnan sia arrivata in Italia dopo la prima grande peste e la grande alluvione, scendendo con i Longobardi. Si sono radicati nel Friuli, diventando una delle più importanti famiglie nobili del Patriarcato di Aquileia. Una forza da non sottovalutare, insomma."

Daniele si sporse in avanti, il viso tornato serio. "Ma, mastro Leonardo, quello che più mi preoccupa, al di là di ogni vecchia faida, è la lega di mutua protezione che si è formata in segreto tra le potenze che ci circondano: Ungheria, Genova, Padova e Aquileia. Se questi quattro lupi si uniscono, la nostra Repubblica si troverà accerchiata da ogni lato, dal mare e dalla terra! A questo punto, Venezia dovrà prepararsi non a una scaramuccia, ma alla vera e propria guerra per la sopravvivenza."

Il volto di Leonardo era sconvolto. Ascoltare quelle notizie era come vedere le sue mura crollare prima ancora di essere ultimate. La minaccia era concreta e imminente.

Daniele Chinazzo, con urgenza fraterna: "Amico mio, ti consiglio vivamente: appena puoi, prepara i sacchi e trasferisciti di nuovo a Venezia. Chioggia sarà il primo boccone amaro che vorranno inghiottire."

Leonardo, scuotendo la testa, con una tristezza mista a caparbietà: "La mia gilda, mastro Chinazzo, ritornerà a Venezia tra poche settimane, è vero. Ma noi... noi ritarderemo la partenza. Ho saputo da poco che la mia Lucia è di nuovo in attesa di un bambino. Inoltre, devo dare una mano a mio padre con gli affari e le navi, almeno finché i miei fratelli non torneranno dai loro viaggi. La famiglia, ora, ha bisogno di me qui."

Leonardo e Daniele si salutarono con una stretta di mano grave, carica del peso delle notizie appena scambiate. Il mastro costruttore lasciò la locanda, la mente che turbinava come un mare in tempesta.

Era ormai notte fonda quando Leonardo si incamminò per le vie silenziose di Chioggia. La nebbia lagunare gli avvolgeva le spalle, e i rumori delle onde si facevano sinistri. Ogni passo risuonava sulle pietre umide, amplificando la sua preoccupazione. La notizia della lega tra Ungheria, Genova, Padova e Aquileia era un macigno: Chioggia, con le sue mura ancora incomplete, era la preda perfetta.

Camminava con l'aria di chi porta un fardello invisibile. Sapeva che doveva affrettare i lavori in modo disperato, ma sapeva anche che non poteva permettersi di allarmare la città prima che fosse necessario, o peggio, prima di aver completato le difese.

Arrivato alla casa del padre, Leonardo si fermò un istante sulla soglia. Osservò la luce fioca che filtrava dalle bifore. Pensò a sua madre, a Lucia, e al piccolo Giacomo che dormiva. E poi pensò al padre, Ugolino, un uomo anziano, benché forte, già in ansia per i figli in mare.

Prese una decisione ferma: per il momento, avrebbe mantenuto il silenzio con Ugolino.

"Non voglio gettare un'ombra di paura sul suo sonno," mormorò tra sé, spingendo la porta con cautela. Il peso della verità si aggiunse al peso della responsabilità.

Per la sicurezza della sua famiglia e della sua missione, Leonardo si trasformò in un guardiano delle notizie, consapevole che il tempo, per la Serenissima e per la sua gente, era ormai un lusso finito.

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Cenni storici

Venezia e Asburgo si scontrarono per l’Adriatico; nel 1382 Trieste si dedicò a Leopoldo III, sconfitta per la Serenissima.

Nel 1376 Venezia e Leopoldo III d’Asburgo intensificarono la rivalità per il controllo dell’Adriatico, coinvolgendo Friuli, Istria, Aquileia e Padova. Rappresaglie reciproche segnarono il conflitto: Leopoldo saccheggiò il Trevigiano, Venezia sequestrò merci austriache. Dopo tregue provvisorie, nel 1382 Trieste si dedicò agli Asburgo, sancendo una sconfitta strategica per la Serenissima e garantendo agli Asburgo il dominio sulla città fino al XX secolo.

Venezia contro gli Asburgo: La Lotta per l'Adriatico Settentrionale (1376)



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