Importanza del glagolitico nei libri ecclesiastici e cronologia dei documenti stampati in glagolitico.

 

<--- Il primo alfabeto slavo: il glacolitico in Istria

Fino a pochi anni fa, si riteneva che il glagolitico fosse presente in Croazia solamente lungo le aree costiere, ma nel 1992 la scoperta di iscrizioni glagolitiche nelle chiese situate lungo il fiume Orljava nella regione della Slavonia cambiò completamente l’immagine al riguardo, dimostrando che questo alfabeto era diffuso anche in altre zone del paese. La scoperta coincise ironicamente con la dichiarazione di indipendenza del paese dalla Jugoslavia e fu un primo passo nell’elevazione del glagolitico a simbolo di identità nazionale.

In seguito alle vicende dei primi anni Settanta, grazie alla collaborazione di alcuni artisti ed intellettuali locali, si giunse dunque alla realizzazione di alcune opere monumentali dedicate al vecchio alfabeto, unite nel progetto del cosiddetto ‘Viale glagolitico’.

La Aleja Glagoljaša è un percorso memoriale che si estende per 7 km sulla strada che collega il paese di Roč a quello di Hum, nell’Istria settentrionale, ed è composto da undici sculture e lapidi commemorative che rappresentano simbolicamente le radici croate dell’alfabeto glagolitico. Esse rendono inoltre tributo alle figure religiose che sono riuscite a mantenere vivo questo sistema di scrittura durante i secoli. Concepita dallo scultore Želimir Janeš e dal filologo Josip Bratulić, quest’opera venne eretta nel 1976 in coincidenza dei 500 anni dalla prima menzione di un libro a stampa croato e dei 1100 anni dalla creazione dell’alfabeto glagolitico. Nell’ideazione del progetto, un supporto cruciale venne dato dal poeta, scrittore e storico Zvane Črnja, fondatore nel 1969 del cosiddetto čakavski sabor, ovvero il ‘parlamento čakavo’ (Biletić 2001, p. 9). Recante il nome di uno dei dialetti della lingua serbocroata, il čakavo appunto, parlato in Istria e nel Golfo del Quarnero e nella maggior parte delle isole adriatiche, il ‘parlamento’ era stato creato come progetto organizzativo locale per portare avanti priorità culturali autoctone e riaffermare il valore del patrimonio storico della zona, il cui maggior elemento distintivo era appunto quello glagolitico.

Attraverso la sua attività letteraria e politica, Zvane Črnja si sforzava di valorizzare gli elementi culturali del passato locale e renderli parte integrante ed attiva di un’identità croata più ampia. Una delle sue opere più importanti è la raccolta di poesie Žminjski Libar (Il libro di Žminj), pubblicato nel 1966, in cui si possono trovare versi ispirati dalle iscrizioni in glagolitico quadrato incise sulle antiche pietre monumentali sparse per il territorio istriano. Inoltre, nella sua grande opera La storia culturale croata emerge il valore da lui attribuito a tale alfabeto come sistema culturale recante in sé un messaggio democratico di diversità rispetto al contesto europeo, il quale però non riuscì a diventare un fattore nazionale in senso urbano, venendo soppiantato dal latino, culturalmente predominante

In seguito all’istituzione di una Croazia indipendente, la promozione del glagolitico riuscì ad estendersi più efficacemente a livello nazionale, grazie alle attività di alcune organizzazioni culturali unite alle opere di poeti, artisti e scrittori in cui esso appare come elemento di ispirazione. Un passo importante venne compiuto con la creazione nel 1993 dell’associazione Društvo Prijatelja Glagoljice (Società degli Amici del glagolitico), supportata da intellettuali e accademici croati, volta a promuovere la conoscenza di questo alfabeto e ad utilizzarlo il più possibile in contesti moderni. La società, con sede a Zagabria, organizza mostre, promuove l’uso del Messale glagolitico, offre corsi per imparare a leggere e scrivere in questo alfabeto ed è attiva nell’organizzazione di numerosi eventi culturali legati a tale patrimonio di scrittura, avendo la priorità di portare avanti una precisa volontà di mantenimento della specifica coscienza culturale e storica croata. Un altro fatto degno di nota nel corso degli ultimi anni è stata la creazione della Bašćanska staza glagoljice (Percorso glagolitico di Baška), sull’isola di Krk, un progetto costituito da 34 sculture che riproducono le lettere di questo alfabeto nel luogo dove è stata scoperta la famosa Baškanska Ploča, o tavola di Baška. Questa tavola, risalente all’incirca all’anno 1100, viene considerata come il ‘certificato di nascita’ del popolo croato, uno dei più antichi monumenti a presentare un’iscrizione in alfabeto glagolitico e la prima a menzionare l’etnonimo ‘croato’. Essa rappresenta per questo, probabilmente, il simbolo più importante e pregnante dell’identità di questo paese e, riprodotta su svariate superfici ed oggetti, risulta essere oggigiorno uno dei gadgets più diffusi a livello turistico nel paese. Per quanto riguarda il progetto della Bašćanska staza glagoljice, esso è ancora in corso di completamento e le prime sculture riproducenti le lettere glagolitiche sono state realizzate nel corso dell’anno 2006.

Al giorno d’oggi, possiamo osservare come l’alfabeto glagolitico sia stato elevato anche ‘istituzionalmente’ a status di simbolo nazionale croato, apparendo su banconote e francobolli; utilizzato nella scrittura della Costituzione; presente sulle magliette della nazionale di calcio; tatuato sulle braccia di atleti nazionali; stampato su cartelli stradali e sui menu dei ristoranti; fino a diventare un gadget per i turisti. Da originario elemento di scrittura, è ora parte di una sorta di contesto di ‘iscrizione’ della coscienza nazionale.

Cronologia dei documenti stampati in glacolitico

Dal punto di vista cronologico, sono tanti i documenti stampati in glagolitico, anche di una certa importanza:

1070 - L’Evangelistario di Ossero fu scritto con grafia latina, la cosiddetta beneventana, nel 1070. (1081). Comprende 59 fogli con iniziali e ornamenti. Alla fine dei vangeli scelti si trova un canto solenne con la preghiera dedicata all’imperatore (bizantino) e al re (croato) Zvonimir.

1100 - La lapide di Bescanuova è la più importante testimonianza scritta scolpita nella pietra e sicuramente una delle più antiche. È stata trovata a Jurandvor, nell’ex chiesetta benedettina di Santa Lucia. Risale agli inizi del XII secolo ed è scolpita con una grafia di passaggio tra la grafia glagolitica rotonda e quella angolare. Le 13 righe dell’iscrizione parlano, in lingua paleoslava, della donazione di un possedimento di re Zvonimir alla chiesa di Santa Lucia e dell’edificazione della stessa. La forma della lapide, il fregio ornamentale e la scanalatura laterale indicano che alle origini serviva come pluteo di sinistra del tramezzo. Allo stesso posto sono stati ritrovati ancora quattro frammenti (i frammenti di Jurandvor) che sembra fossero parte del pluteo di destra dello stesso tramezzo.

1143 - Ermanno di Carinzia / Herman Dalmatin fu il primo filosofo, studioso e interprete croato di cui si conosce il nome. Nacque in Istria attorno al 1100. Tradusse in Spagna alcune opere di astrologia dal greco e dal latino in arabo. Assieme a Roberto di Ketton tradusse il Corano in latino. Espose il suo pensiero filosofico nell’opera De essentiis (1143), custodita in trascrizioni del XIV secolo.

XIII-XIV secolo

Il primo messale di Verbenico è il più antico breviario scritto completamente in glagolitico; comprende 259 fogli di pergamena (518 pagine). Il breviario è modestamente ornato, scritto in lingua paleoslava con grafia glagolitica di tipo croato.

1396 - Il breviario di Vito da Castelmuschio è un grande tomo, ben ornato, scritto in glagolitico da Vito da Castelmuschio per la chiesa della cittadina istriana di Rozzo. Pesa 10 kg ed è scritto su una pergamena realizzata con 117 pelli di pecora.

1440 - Blaž Baromić, primo tipografo croato conosciuto, nato a Verbenico, sull’isola di Veglia attorno al 1440. Nel 1460 scrisse un breviario per il sacerdote di Verbenico, Mauro, noto come Breviario di Verbenico o di Mauro. Nel 1493 pubblicò, nella tipografia della famiglia Torresani, a Venezia il cosiddetto Breviario di Baromić o Breviario croato – su 544 fogli. Durante il suo servizio a Segna fondò una tipografia che operò probabilmente tra il 1494 i 1508. Proprietario della tipografia era l’arcidiacono Silvestar Bedričić. Grazie alle esperienze acquisite, pubblicò a Segna almeno sette titoli di cui il più noto è il Messale di Segna (1494).

1442 - Il Breviario glagolitico croato MR 161 fu usato fino al XVIII secolo a Buccari e ci è pervenuto quasi completamente intatto. Comprende 469 fogli, è scritto con grafia glagolitica angolare, mentre le iniziali sono contenute in una cornice quadrangolare.

Zagabria, Metropolitana

1456 - Primo messale di Verbenico è uno dei libri liturgici più belli, scritto a Segna dall’arcidiacono Tommaso, vicario del vescovo di Segna, su commissione della chiesa parrocchiale di Verbenico. Il messale comprende 256 fogli (512 pagine) ed è decorato con iniziali di colore rosso e due immagini a sei colori.

1460 - Il breviario del sacerdote Mauro comprende 417 fogli ed è scritto in due colonne di 30 righe in grafia glagolitica angolare. Le colonne sono decorate con iniziali di colore verde e rosso. Lo scrisse Blaž Baromić per il sacerdote di Verbenico, Mauro, che viene nominato nella nota all’inizio del testo.

1462 - Il secondo messale di Verbenico comprende 286 fogli e spicca per le meravigliose miniature e le iniziali ornamentali in cui prevale il color oro.

1483 - Messale secondo la Legge della corte romana, è il libro più antico libro croato stampato e il primo messale europeo che non sia stato pubblicato in grafia latina e non è in lingua latina. Con esso iniziò la storia della tipografia glagolitica. Non si sa dove sia stato stampato, se a Venezia o a Kosinj. Alcuni messali furono usati come modelli, in particolar modo quello del principe Novak (1368). Inoltre, per la prima volta venne vi usata la stampa bicolore (lettere rosse e nere).

1495 - Il secondo breviario di Novalja è un breviario completo della Curia romana. La parte maggiore fu scritta dal sacerdote Martinac nato a Lapac, con altri quattro scrivani, a Grobnico, dove aveva organizzato un piccolo scrittorio. Fu realizzato per il monastero dei Paolini a Osp, nelle vicinanze di Novi Vinodolski, farro erigere dai Frangipani. Il tomo comprende 500 fogli di pergamena, pesa 20 kg e abbonda di meravigliose iniziali. La parte nota con il titolo Iscrizione di padre Martinac, è una sconvolgente testimonianza successiva alla battaglia della Krbava (1493), contro i Turchi, durante la quale caddero i più grandi nobili croati e tra di essi il principe Ivan Frankopan. Padre Martinac scrive I Turchi si scontrarono con la lingua croata.

1498 - Giorgio Giulio Clovio / Juraj Julije Klović / Georgius Julius Clovio Croata, pittore, noto come il Michelagelo delle miniature, nacque nel 1498 a Grižane, vicino a Vinodol. Dal 1516 visse in Italia dove entrò al servizio di Domenico Grimani, soggiornando a Venezia ed a Roma. Nella città eterna il suo Maestro fu Giulio Romano che gli consiglò di dipingere usando proporzioni piccole. Dopo un soggiorno triennale in Ungheria, dove operò al servizio di re Lodovico II, rientrò a Roma, al servizio di Lorenzo Compeggio. Nel 1546 il Nostro terminò il suo capolavoro Officium Virginis per il cardinale Alessandro Farnese, composto da 28 miniature con immagini tratte dal Vecchio e dal Nuovo testamento, due miniature con temi liturgici e una ricca decorazione dei margini e delle cornici. Morì a Roma il 3 gennaio 1578.

1520 - Mattia Flacio Illirico / Matija Vlačić Ilirik / Matthias Flacius Illyricus (Albona, 1520 – Francoforte sul meno, 1575) teologo protestante, storico e stretto collaboratoredi Martin Lutero, promotore del protestantesimo. Studiò a Venezia ed in Germania e nel 1544 diventò maestro di arti liberali e professore di lingua ebrea e greca presso l’università di Wittenberg. Scrisse e pubblicò cca 250 opere. Fu il principale organizzatore e allo stesso tempo uno dei redattori e degli autori della monumentale Storia ecclesiastica (Ecclesiastica historia, Basilea, 1559–1574). Nei 12 volumi egli presentò una storia critica del cristianesimo, intoducendo elementi di storia generale, che comprendeva pure il XIII secolo e dove definì il papa un anticristo. La sua opera più matura e vasta è “La chiave delle Sacre Scritture” (Clavis scripturae sacrae, Strasburgo, 1567). Si tratta di un vocabolario enciclopedico dell’ebraismo, che divenne poi l’opera fondamentale dell’interpretazione protestante della Bibbia, in cui egli dichiarò che „la storia è la base dell’insegnamento“ (historia est fundamentum doctrinae).

1521 - Stjepan Konzul Istranin (Pinguente, 1521 – probabilmente Željezno, dopo il 1568), scrittore e traduttore croato di Pinguente. Operò come sacerdote glagolitico a Pisino Vecchia. Convertitoio al protestantesimo, fu cacciato dalla propria parrocchia e dal 1549 fu predicatore a Lubiana e Kranj. Nel 1552 si recò in Germania come interprete, redattore di testi e correttore. All’inizio, curò i testi croati in una tipografia ad Urach che pubblicava opere in alfabeto glagolitico, cirillico e latino e che rimase attiva dal 1561 al 1565. In questi quattro anni di attività, in collaborazione con Antonio il Dalmata, pubblicò dodici volumi scritti in alfabeto glagolitico. I contemporanei soprannominarono con gratitudine Stjepan e Antonio i secondi Cirillo e Metodio, per la loro assidua attività.

1529 - Filosofo, uomo universale, umanista, erudito, Francesco Patrizi / Frane Petrić / Franciscus Patricius nacque sull’isola di Cherso nel 1529, e morì a Roma nel 1597. Le sue numerose opere testimoniano l’amplitudine dei suoi interessi e il largo spettro delle discipline di cui si occupava e dei suoi campi di studio: dal commercio alla medicina, dalla filosofia all’editoria. Dal 1575 insegnò filosofia platonica all’università di Ferrara, per divenire membro di prestigiose accademie, quando pubblicò le opere sulla poetica e sulla nuova geometria. La sua opera capitale è la Nuova filosofia universale (Nova de universis philosophia), in cui presentò la sua visione della filosofia per cui fu condannato dalla Chiesa; fu proibita la diffusione delle sue opere perché si era contrapposto alla fede e vi aveva introdotto elementi di religioni non cristiane. Nella filosofia della scienza rinascimentale egli detiene un posto d’onore in quanto eccelso neoplatonista, assolutamente contrario alla filosofia aristotelica. Viene considerato il maestro del celebre filosofo italiano Giordano Bruno; la sua opera ebbe un forte influsso sugli uomini di pensiero del Seicento, come Hobbes, Cartesio, Newton ed altri.

1530 - Šimun Benja Kožičić (Zara, attorno al 1456 – Ugljan, 1536), discendente della ragguardevole famiglia nobiliare zaratina de Begna, vescovo di Modrussa e amministratore della diocesi di Segna dal 1513 al 1521, nel 1530 fondò la tipografia glagolitica di Fiume. Nei due anni della sua attività pubblicò sei titoli: Oficij rimski: oficij blaženije Devi Marije (1530), Misal hruacki (1531), Knjižice krsta (1531), Knjižice od žitija rimskih arhierjeov i cesarov (1531), Od bitija redovničkoga knjižice (1531) e Psaltir (?). Se ne conserva una trentina, di cui nove in Croazia.

1545 - Ivan Klobučarić /Johannes Fluminensis, cartografo e pittore, nacque a Dubašnica, sull’isola di Veglia. Verso il 1560 entrò nell’ordine agostiniano, nel convento fiumano. Prese i voti nel 1572. Rimase a servizio a Roma per tre anni, dove probabilmente fece sue le abilità pittoriche. Al suo ritorno a Fiume, fu nominato vicario generale e già nel 1577 priore del convento agostiniano. Nel 1603, su commissione dell’arciduca Ferdinando, iniziò a lavorare sugli schizzi topografici delle terre meridionali del regno, includendo tutta la Croazia, al fine di realizzare una carta dell’Austria centrale. Le sue carte furono rese note appena nel 1922, quando nell’archivio nazionale stiriano di Graz furono ritrovati una mappa firmata Clobucciarichs Nachlass e complessivamente 79 schizzi, 16 fogli i 4 pagine di dimensioni alquanto grandi, nonché cca 500 disegni e schizzi. Vi erano rappresentati tutta la Stiria, la Carniola, l’Istria austriaca fino all’Isonzo e gran parte dell’area di confine della Croazia. Tra le sue opere più note va annoverato un disegno a colori che rappresenta la carta panoramica di Fiume e dintorni del 1579, custodita nella collezione cartografica dell’Archivio bellico di Vienna.

1560 - Marco Antonio de Dominis (Arbe, 1560 – Roma, 1624), scrittore, teologo, studioso, vescovo di egna e arcivescovo di Spalato. Fu pure un noto fisico ed ottico, rispettato da Isaac Newton e le sue scoperte inerenti la rifrazione della luce precedettero l’invenzione del canocchiale. S’impegnò nella lotta per un dialogo all’interno della Chiesa e la sua unificazione, ma dopo il conflitto con il clero rinunciò al titolo di arcivescovo di Spalato (1616) e pubblicò a Heidelbergu la critica alla Chiesa cattolica. Dalla Germania passò in Inghilterra dove gli fu conferito il diploma di dottorato in teologia presso l’università di Cambridge. Nel 1617 pubblicò a Londra il primo volume dell’opera De republica ecclesiastica che molto presto fece parte dell’Indice dei Libri Proibiti. Dopo l’elezione di papa Gregorio XV, nel 1622 ritornò a Roma, ma si scontrò ancora una volta l’Inquisizione. Fu proclamato eretico e rinchiuso a Castel Sant’Angelo dove morì di morte naturale. Fu condannato postumo, il suo corpo venne tolto dalla bara, trascinato lungo le strade di Roma fino a Campo de’ Fiori. Il 21 dicembre 1624 buttato nel Tevere assieme alle sue opere.

 1585 - Francesco Glavinich / Franjo Glavinić (Canfanaro, 1585 – Tersatto,1652), prete francescano, letterato e storiografo, studioso di storia del Santuario della Mdonna di tersatto. Nacque in una famiglia nobiliare numerosa che era immigrate in Istria dalla Bosnia, fuggendo di Turchi. Dopo aver preso i voti, terminò l’istruzione elementare a Lubiana, e proseguì gli studi di logica a Cremona, filosofia a Piacenza e teologia a Bologna. Fu padre provinciale della provncia francescana della Bosnia Croata e guardiano di Tersatto e del Santuario della Madonna di Tersatto. Nel 1628 pubblicò la prima opera agiografica e teolgico-catechetica della letteratura croata, intitolata Czvit szvetih to yeszt sivot szvetih…. (La vita dei santi)

1700 - Gaetano Vicich / Kajetan Vičić è l’autore dell’Jesseis, poema epico religioso in dodici libri sulla vita della Vegine Maria (nata dalla stirpe di Iessa, figlio di Davide) uno dei massimi poemi epici centroeuropeo dell’epoca moderna e sicuramnete il più grande poema epico latino nella letteratura croata. Nell’opera si legge una descrizione poetica, ma riconoscibile della sua zolla natia. Non si sa molto della vita dell’autore: pare sia stato fiumano, che portasse il cognome Vičić e che fosse nato tra il 1650 e il 1655. Il nome gli fu assegnato a Roma, quando prese i voti nel 1671, entrando a far parte dell’ordine teatino. La sua opera fu stampata a Praga nel 1700, poco dopo la sua morte, grazie all’impegno degli amici e del confratello Ernest Weichard Barb, ed al contributo del mecenate, consigliere reale e cameriere segreto Ernest Joseph Waldstein.

 

Sfogliando i libri ecclesiastici si ritrovano infatti annate intere di annotazioni di nascite, matrimoni e morti in glagolitico, anche relative a tempi non troppi antichi (metà del ‘600). Si nota, come in altri fatti che hanno avuto ripercussioni fino ai giorni nostri (ad esempio  la grafia dei cognomi), come molto fosse dovuto, in terre multietniche come l’Istria Veneta, dal prete di turno. Appare evidente infatti che la scelta di annotare battesimi, matrimoni e morti, dipendeva in toto dal parroco, nonostante la formula derivasse dal Concilio di Trento e quindi avrebbe dovuto essere univoca per tutte le parrocchie. Si trovano così nei libri di una medesima parrocchia pagine scritte in italiano, affiancate a scritte in glagolitico e, anche se meno frequentemente, in latino. Nelle immagini seguenti alcune pagine estratte dal libro parrocchiale di Materada, che esemplificano bene questa variabilità nella stesura degli atti parrocchiali.

Questa scritta in glagolitico, ultima di molte pagine, è seguita, nella pagina successiva, dall’annotazione del nuovo parroco.

Non mancano annotazioni miste, in italiano e glagolitico, probabilmente per scelta delle famiglie più in vista del paese.

I parroci di campagna ci hanno però lasciato, sui libri, anche tracce di qualche momento di svago e, sul tema di cui si parla, anche una sorta di “stele di rosetta”: un momento in cui il parroco si è dilettato a riscrivere l’alfabeto glagolitico e latino, quasi a volerci lasciare la chiave per leggere le sue parole.

Qualcuno è andato oltre, e con vena piuttosto artistica, ci ha lasciato anche qualche disegno relativo alla sua epoca, che oggi sembra quasi impossibile sia una fotografia della realtà che ogni giorno vedeva dal sagrato della sua chiesa in Rovigno, oppure qualche gioco enigmistico, per occupare le lunghe ore.

 

 

 

 

Qualcun altro, ancora, più ligio al dovere e preoccupato più dei beni terreni che di quelli spirituali, si è invece peritato, appena insediato, di trascrivere un preciso inventario dei beni della parrocchia, in modo da aver ben chiaro cosa ci fosse al suo arrivo e cosa dovesse lasciare alla sua partenza.

 

Non a caso, però, come esempio principale di questa scrittura del passato è stata scelta Materada. Il villaggio ha dato i natali al grande scrittore istriano Fulvio Tomizza, che ha spesso ricordato il villaggio natale nei suoi libri: “Materada” appunto e “La miglior vita”. Appare curioso infatti che tra le centinaia di preti che hanno annotato i defunti sui loro libri, proprio quelli di Materada, negli anni, abbiano usato formule diverse, più poetiche ed auliche delle fredde annotazioni di molti altri loro colleghi.

La formula “Passato a miglior vita” si ritrova spesso nei libri parrocchiali dell’Istria, però inserita nella descrizione dopo i freddi dati anagrafici, mentre in quello di Materada è sempre presente all’inizio, quasi a sottolineare l’importanza del passaggio come nuova nascita più di quella della morte come conclusione. tanto da divenire il titolo di uno dei libri più importanti del suo cittadino più illustre.

 

Solo un secolo dopo tutto questo scomparirà, lasciando il posto a una moderna burocrazia che, anche nei fatti della vita riportati su carta, ha tolto umanità.

 

Štefanić, Glagoljski rukopisi otoka Krka, Djela JAZU, 51, Zagreb 1960; isti, Prvobitno slavensko pismo i najstarija glagoljska epigrafika, Slovo, 1969, 18–19; isti, Glagoljski rukopisi Jugoslavenske akademije, I–II, Zagreb 1969–70; B. Fučić, Najstariji hrvatski glagoljski natpisi, Slovo, 1971, 21; isti, Glagoljski natpisi, Djela JAZU, 57, Zagreb 1982; J. Bratulić, Leksikon hrvatske glagoljice, Zagreb 1995.

Giustina Selvelli (Università Ca’ Foscari Venezia, Italia); Sistemi di scrittura, confini e identità nazionali

Uno sguardo su alcune ideologie alfabetiche in ex-Jugoslavia

 

 


Scritto da:

Andrea Acanfora