Il Placito del Risano. Una protesta istriana contro l’introduzione del sistema feudale e l’immigrazione slava.

 

Carlo Magno aveva introdotto gli usi e costumi dei franchi. Nei capitolari del 799, infatti, si parala di Allodii (per indicare i beni e le terre possedute in piena proprietà), di Benefizii, di Gildonie che erano comitive di uomini d’arme. Carlo Magno trasferì in Italia e, soprattutto, nei paesi di frontiera molti militari franchi, salici, ripuari ( i franchi che vivevano sulle rive del Reno) e bavari assegnando loro una parte cospicua delle terre vacanti o confiscate al longobardi.

Si pensa che, a quel tempo, furono introdotte alcune generazioni di coloni e servi della gleba (probabilmente popolazioni slave) perché popolassero  e coltivassero le terre più sterili.

All’inizio del IX secolo, le città litorali dell’Istria querelarono il duca Giovanni.

 

Il Placito del Risano è un documento che risale all'anno 804.

In esso vengono esposte le recriminazioni di 172 testimoni giurati, rappresentanti di città e borghi fortificati istriani, circa l'operato dei vescovi istriani e del duca franco Giovanni, discendente del re longobardo Astolfo; il patriarca di Grado, Fortunato da Trieste, all'epoca vescovo di Pola in quanto allontanato dai suoi domini dalla fazione filo bizantina; lo scrivano stesso del documento, Petrus, è un suo diacono.

I nobili locali e le municipalità lamentavano l'esosità dei vescovi e le violazioni di consuetudini acquisite durante la dominazione bizantina, come i diritti di erbatico e ghiandatico. Soprattutto protestano per l'aumento dei contributi (per la maggior parte in natura) e dei lavori obbligatori richiesti dal duca, per la sua ingerenza nella gestione delle terre comuni, nelle quali aveva insediato slavi (Slavi pagani).

A seguito di esse i missi imperiali (il presbitero Izzo, il duca Cadolao e il conte Ajone) presero "decisioni e accordi" sottoscritti e promessi dai vescovi e dal duca a favore delle nobiltà e municipalità locali.

In esso risulta visibile la transizione dall'ordinamento romano-bizantino, caratteristico dell'Esarcato d'Italia cui l'Istria appartenne per due secoli fino al 788 (pur essendo stata assoggettata ai Longobardi dal 750 circa al 774), che garantiva ai centri urbani la giurisdizione sull'entroterra, al regime feudale introdotto dai Franchi, pure in assenza di un'occupazione diretta. I terreni pubblici comuni, gestiti al tempo perlopiù da uomini liberi che li coltivavano o utilizzavano come pascolo in forma di "vicinie", erano infatti considerati dai Franchi proprietà della corona.

È anche la più antica testimonianza scritta riguardante la presenza di popolazioni slave in Istria nelle immediate vicinanze di Trieste.

 

 

I messi confermano ai rappresentanti dei municipi di Trieste e di altri centri istriani l'osservanza delle consuetudini usate dal tempo dei romani e messe in discussione dal duca franco Giovanni dopo l'introduzione del sistema feudale: le condizioni della popolazione locale erano peggiorate - lamentavano i rappresentanti - perché il duca si era appropriato di tutti i possedimenti, aveva tolto i diritti della pesca e della coltivazione, aveva imposto nuove tasse con violenze ed angherie. Inoltre, si lamentano i querelanti, aveva posto gli slavi a coltivare ed allevare il bestiame sui terreni già coltivati.

Dal Placito del Risano:   Gli Slavi

[...] Ora Giovanni ce lo nega; inoltre pose gli Slavi sulle nostre terre; loro arano le nostre terre e i nostri terreni incolti, falciano i nostri prati, pascolano [i loro animali] sui nostri pascoli e per queste nostre terre pagano l'affitto a Giovanni; inoltre non ci rimangono né bovini né cavalli, se diciamo qualcosa dicono di ucciderci; tolse i nostri confini che i nostri genitori posero secondo l'antica consuetudine.  [...] Per tre anni, quelle decime che dovevamo dare alla Santa Chiesa abbiamo dato agli Slavi pagani, quando li insediò sopra le terre della chiesa e del popolo in suo peccato e nostra perdizione

Dal Placito del Risano: L'Accettazione

[...]"...Gli stranieri, che risiedono sulle vostre terre, siano in vostro potere. Quanto agli Slavi di cui parlate, andiamo sulle terre ove risiedono e vediamo:se possono risiedere senza danno per voi, che vi risiedano, là dove a voi fanno qualche danno, nei campi o boschi o terreni incolti o dove che sia, noi li butteremo fuori. Se piace a voi che li mandiamo in tali luoghi dove possono stare senza danno per voi, che siano utili al fisco come anche l'altra gente".    Abbiamo quindi provveduto noi legati dell'imperatore che il duca Giovanni desse garanzia che riparerà tutto il suddetto [concernente] le sovrangarie il diritto sulle ghiande e sul fieno, i lavori e le collette, gli Slavi, le angarie, e la navigazione. E le garanzie furono ricevute da Damiano, Onorato e Gregorio. Anche lo stesso popolo ritrasse le incriminazioni a condizione che simili cose non avvengano più.

 

 

Liceo Petrarca, LA STORIA

Prospero Antonini, Del Friuli ed in particolare dei trattati da cui ebbe origine la dualità politica in questa regione, 1873