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La prima spedizione bizantina.

 

Alla morte del nipote di Teodorico, avvenuta il 2 ottobre 534, Amalasunta divenne regina a tutti gli effetti. Sposò il cugino Teodato, duca di Tuscia, con l'intento di rafforzare la propria posizione. Teodato era infatti uno dei più influenti esponenti della nobiltà gota, ma anche educato alla greca e proprietario in Toscana di grandi latifondi, che aveva offerto a Giustiniano in cambio di proprietà e onori imperiali, tra i quali un posto in Senato. Teodato poteva essere un elemento di equilibrio nella politica perseguita da Amalasunta, rassicurando gli elementi goti all'interno e garantendo, all'esterno, i buoni rapporti con l'Impero d'Oriente.

Sul trono di Bisanzio era salito Giustiniano. Protagonista della Renovatio Imperrii, un ideale utopistico medioevale che aveva come intento quello di rinnovare l'autorità imperiale plasmandola nel nuovo spirito cristiano. L’imperatore voleva riconquistare tutti i territori del fu Romano Impero d’Occidente che doveva essere riunito a quello d’Oriente per ritornare ai fasti del passato.

Quando Teodato fece uccidere Amalasunta, Giustiniano giudicò che era giunto il momento di liberare l’Italia dalla tirannia dei Goti.

Per compiere l’impresa, Giustiniano poteva contare su un generale che si rivelò uno dei più grandi condottieri dell’epoca: Flavio Belisario.

 

 

Nel 534, Giustiniano aveva riconquistato la costa africana fino a raggiungere le Colonne d’Ercole. A questo punto poteva dare inizio al suo progetto: riconquistare l’Italia.

Giustiniano diede inizio alla guerra che durerà circa vent’anni con conseguenze pesantissime per la popolazione. A peggiorare la situazione ci sarà anche un lungo periodo di carestia.

 

Il casus belli dell’inizio della guerra fu l’assassinio di Amalasunta. Giustiniano inviò Belisario sulle coste della Sicilia dando inizio alla sua vendetta. Belisario sbarcò in Sicilia alla testa di 10.000 uomini .

Contemporaneamente una forza al comando del prefetto Mundus (Mundo) attaccava la Dalmazia mentre Giustiniano, attraverso i canali diplomatici, induceva i Franchi ad attaccare i Goti dalla Liguria. L’ambasciata scritta ai Franchi:

I Goti presasi a forza l’Italia nostra, non solo non intendono restituirla, ma aggiunsero anche offese né piccole né tollerabili verso di noi; pertanto fummo costretti ad andare in guerra contro di loro; a voi si addice in questa guerra unirvi a noi, poiché comune abbiamo l’ortodossia che respinse la credenza degli Ariani, comune l’odio contro i Goti.

Ovviamente, insieme alla missiva, ci fu anche una promessa di denari.

Ben presto Mundus conquistò Salona (in Croazia).

Belisario, a sua volta, approdò con la sua flotta in Sicilia prendendo subito Catania e poco dopo tutta l’isola.

 

Mappa della Prima e Seconda Guerra Gotica.

Teodato cedette ogni suo diritto sulla Sicilia. A questo si aggiunse una tassa annuale di una corona d’oro di trecento libbre e, a richiesta, 3000 guerrieri Goti.

All’offerta di Teodato, Giustiniano richiese la completa capitolazione. Ma Teodato aveva già cambiato idea e inviò un esercito in Dalmazia.

L’esercito dei Goti era guidato da Asinario e Grippa. Raggiunta Salona, l’esercito incontrò Maurizio, il figlio di Mundo, con alcuni uomini mentre stavano facendo una ricognizione. Nella battaglia rimase ucciso Maurizio. Mundo, addolorato per la morte del figlio, attaccò i Goti. I Bizantini vinsero però Mundo morì.

Giustiniano, saputo della morte di Mundo, invio Costanziano con un esercio a Salona con il compito di riconquistare la città. Allo stesso tempo ordinò a Belisario di invadere l’Italia e di considerare i Goti dei nemici.

Ben presto i Goti abbandonarono Salona, in questo modo Costanziano conquisto tutta la Dalmazia e la Liburnia.

Nel 535 l'esercito bizantino dell'imperatore Giustiniano I aveva conquistato la Sicilia, e sotto il comando di Belisario aveva risalito l'Italia conquistando Napoli, Cuma ed ottenendo la resa degli Ostrogoti nel Sannio.

Questi ultimi avvenimenti in particolare, oltre all'inettitudine militare e politica, produssero una rivolta contro il re Teodato, che fu ucciso mentre era in fuga verso Ravenna, e sostituito da Vitige il quale, esperto militare, rioccupò Roma e si affrettò a concludere le ostilità contro i Franchi. 

Vitige costrinse Matasunta, nipote del re Teodorico, a sposarlo sia per assicurarsi i favori di quella parte del popolo goto rimasto fedele alla famiglia teodoriciana, sia per tentare un ammorbidimento delle posizioni di Costantinopoli, che di Teodorico era stata alleata. Nel frattempo si assicurò l'alleanza dei Franchi con il pagamento di una cospicua quantità d'oro e la cessione della Provenza, da cui poté quindi svincolare altre truppe.

Nel frattempo, Belisario il 9 dicembre 536 era alle porte di Roma. I Romani  fecero entrare i bizantini in città, con il benestare delle autorità cittadine e dello stesso papa Silverio.

Vitige raccolse 30.000 soldati a Ravenna e marciarono verso Roma.

All'inizio di marzo del 537 l'esercito goto si impegnava nel primo scontro fuori dalle mura di Roma che Belisario aveva appena rafforzato e restaurato. Fallito il tentativo di prendere la città al primo assalto, Vitige la cinse d'assedio, ma l'ampiezza della circonferenza delle mura era tale che le truppe gotiche non riuscirono a chiudere l'anello, lasciando praticamente libera la parte meridionale della città. Fu durante questo assedio che Vitige ordinò di tagliare tutti gli antichi acquedotti che approvvigionavano d'acqua Roma. Belisario, dal canto suo, ne fece murare gli sbocchi affinché non potessero essere utilizzati come passaggi per introdursi in città. Tranne rari casi, gli acquedotti di Roma non furono più ripristinati.

Approfittando del malcontento che cominciava a serpeggiare in città (mal difesa e ormai prossima alla carestia), Vitige tentò di offrire la pace, per evitare altri danni, ma al rifiuto di Belisario sferrò l'attacco decisivo su tutto il fronte dell'assedio, attacco che fu però respinto con gravi perdite da parte dei Goti.

L'assedio continuò, ma la situazione era mutata: i Romani ormai si fidavano del genio militare di Belisario, che si sentiva del resto più sicuro della vittoria, mentre l'esercito di Vitige aveva decisamente perso l'euforia iniziale.

In un momento di tregua, Belisario diede ordine al suo luogotenente Giovanni il Sanguinario di attaccare Ravenna, in quel momento sguarnita: a quel punto Vitige dovette abbandonare l’assedio per correre in difesa dei propri territori.

 

Nel 538, l’Italia era attanagliata da una gravissima carestia , come anche in Istria e in Dalmazia. Procopio, uno storico bizantino, scrive che nel 538 morirono di fame 50.000 contadini nel solo Piceno, ma ci furono più morti in Dalmazia ed in Istria.

 

Per risolvere la situazione Italiana, Giustiniano decise di inviare Narsete.

Narsete, eunuco di origine armena, con l’appoggio di 12.000 mercenari longobardi entrarono in Friuli e si accamparono ad Aquileia per poi proseguire per Ravenna. Le battaglie si concentrarono in Emilia, Liguria e Lombardia.

Narsete andò subito in conflitto con Belisario in quanto sin da subito si trovarono in disaccordo per la tattica da adottare.

Vitige si rese conto che ormai la situazione era irrimediabilmente compromessa e tentò infruttuosi accordi con Costantinopoli, ma data la forte opposizione interna si offrì anche di rinunciare al trono in favore di Belisario. Quest'ultimo finse di tradire il suo imperatore ed accettò la corona d'Italia, ma in realtà tradì la fiducia degli Ostrogoti, occupò Ravenna, prese prigioniero Vitige e lo portò a Costantinopoli assieme alla moglie Matasunta e al tesoro reale di Teodorico.

Quello stesso anno Vitige morì a Costantinopoli senza eredi.

 

Ildibaldo, nipote del re visigoto Teudi, che governava sulle regioni della penisola iberica, fu indicato come successore a Vitige come re degli Ostrogoti e, de facto, d'Italia.

Il nuovo sovrano regnò per circa un anno, sino al 541, prima di essere ucciso da un gepido durante un banchetto di corte.

Suo immediato successore fu Erarico, ma ben presto il regno sarebbe passato al nipote Totila, capace di riprendere le ostilità contro i Bizantini e recuperare il controllo di quasi tutta la penisola italica, prolungando la guerra greco-gotica sino al 553.

 

Lodovico Antonio Muratori, Annali d’Italia e delle opere varie. Volume II. 1838

Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017

Giuseppe Mainati. Croniche ossia memorie storiche di Trieste. 1819

La guerra gotica di Procopio di Cesarea, Volume 1, 1895