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Il castello della Motta ed il controllo sul fiume Torre

 

 

l castello della Motta sorge su un crinale posto alla confluenza del torrente Torre e del Rio Motta, in località Savorgnano del Torre (Povoletto, UD).

Il castello fa parte di quel complesso di siti fortificati che sorsero lungo la fascia pedemontana orientale del Friuli 

Il castello nasce come roccaforte strategica a controllo del corso del Torre già almeno alla fine del VII secolo d.C., in seguito il sito divenne sede della potente famiglia Savorgnan, conoscendo un lungo periodo di splendore.

Ubicazione del Castello della Motta. Clicca sull'immagine per ingrandire

 

 

Il castello è ricco della storia legata alle vicende dei suoi feudatari, i signori di Savorgnano, che vissero numerosi contrasti con i patriarchi d'Aquileia,  alternandoli a periodi di pace.
Nel 1265, quando Rodolfo di Savorgnano, reo d'essersi alleato con il conte di Gorizia contro il patriarca, fu da questo privato di ogni suo diritto sul castello, la giurisdizione dei suoi beni fu consegnata alla famiglia di Colmalisio che da qui acquisì il nuovo cognome.

Nel libro “I Savorgnani”  si narra che fra i compagni del longobardo Gisulfo ci fosse anche qualcuno che apparteneva alla famiglia dei Savorgnani.

Le origini del casato dei Savorgnani sono ignote. Alcuni ritengono che i Savorgnani siano arrivati in Friuli con i Longobardi, altri siano discendenti della famiglia dei Scauri, altri ancora che siano arrivati in  Friuli con l’imperatore Teodosio e abbiano partecipato all’assedio di Aquileia del 388 uccidendo Massimo e suo figlio Vittore.

Altri ritengono che la casata abbia avuto inizio da Severino Nobile d’Aquileia discendente da i Severi Imperatori Romani ed il castello Savorgnano dovrebbe prendere il nome da Severiano che poi divenne Savorgnani invece di Severiani.

E’ certo che, nel 922, i Savorgnani erano una famiglia nobile in quanto l’imperatore Berengario concesse a Pietro Savorgnano di rafforzare le difese del castello.

Tra verità e leggenda la storia del castello di Savorgnano aiuta a far luce anche sulle famiglie che ne hanno ricevuto l’investitura. Possiamo oggi affermare con certezza che il colle fortificato fu concesso dai patriarchi aquileiesi a più famiglie, non imparentate tra loro, che venivano chiamate dal nome del luogo di cui erano state investite. Dopo il documento del 921-922 le fonti tacciono fino agli inizi del Duecento, quando troviamo un Rodolfo di Savorgnano, feudatario libero.

Dopo l’abbandono definitivo, avvenuto nel corso del XV secolo, il castello si è trasformato in una cava di pietre e di materiale edilizio; in tempi relativamente più recenti il luogo è diventato meta di spregiudicati “cercatori di tesori” e “investigatori improvvisati”.

 

Il luogo è citato per la prima volta nel X secolo come Castellum Sabornianum o Saborniano (castello di Savorgnano) in un diploma dell’imperatore Berengario I, il quale il 25 marzo 922 ne autorizza un incremento della fortificazione.

Il sovrano concede al “presbitero sancte Aquileiensis ecclesiae nomine Petro”, su istanza del marchese del Friuli Grimaldo, di “confirmari et muniri merulis et propugnaculis, bertistis atque fossatis” il “castellum, suum Saborniano”. La concessione è datata all’anno 921, corretta in 922 da Schiaparelli che ne ha rilevato la discrepanza rispettoalle indicazioni degli anni d’impero di Berengario (nel settimo anno) e dell’indizione(decima), entrambe riportate nell’atto.

Non si sa chi fosse il citato “presbitero Petro”, tuttavia in documenti di investitura della metà del XIII secolo la fortificazione è già proprietà di nobili della potente famiglia dei Savorgnano.

In tutta la documentazione attualmente disponibile il luogo, dal XIII al XV secolo, viene citato esclusivamente come “castello di Savorgnano”. Con la specificazione “di Savorgnano” gli studiosi ritengono che stesse ad indicare il sito e non la famiglia nobiliare.

 

Nella concessione di Berengario del 922 si citano esplicitamente “merulis et propugnaculis, bertistis atque fossatis”: un incremento della fortificazione con merli, apparati fortificatori lignei, bertesche e fossati.

Il diploma ricalca un formulario “standard” delle licenze di fortificazione rilasciate dalla cancelleria imperiale, ma già un paio di secoli prima del 922 nel castello era presente un’ampia torre mastio di muratura. Gli studiosi ritengono che  tra la fine VII - inizio VIII secolo fino alla prima metà dell’XI secolo, nel castello era presente un edificio residenziale fortificato costruito sulla roccia naturale di base.

Nell’Italia settentrionale il termine “motta” è inteso come un modesto rilievo montuoso isolato che si eleva dalla pianura.

In base ai reperti rinvenuti si deduce che inizialmente la struttura fosse in realtà una torre fortificata.

 

 

 

 

Giuseppe Mainati, Croniche ossia memorie storiche antiche di Trieste, Volume 1, 1819

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

B. Vollo, I Savorgnani, 1857

M. Francescutto e F. Piuzzi, La Motta di Savorgnano fra ricerca archeologica e attività museale, 2011

Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia 

Carta archeologica online del Friuli Venezia Giulia 

Thesaurus ecclesiae Aquilejensis, Opus sæculi XIV. Pg 17