Il duca Tassilo III fu un personaggio di spicco dell’età carolingia

Il duca Tassilo III, oltre ad essere personaggio noto a tutti i frequentatori della Val Pusteria per la quantità di manufatti da lui lasciati (soprattutto a San Candido – Innichen) e per i mille riferimenti nei nomi di esercizi pubblici, fu un personaggio di spicco dell’età carolingia.

La collegiata di San Candido, fondata da Tassilo III

Tassilo III (anche Tassilone III), nato nel 741 dall’unione tra il duca Odilone e Iltrude, la figlia di Carlo Martello. Quest’ultima aveva sposato Odilone ed era membro della famiglia degli Agilolfingi (duchi di Baviera dal 548, ma anche importante casata longobarda in Italia).

Linea dinastica di Tassilo III

Nel 757 giurò fedeltà allo zio Pipino (Pipino il Breve), re dei Franchi, diventando di fatto vassallo franco.

«Pipino tenne un’assemblea a Compiégne. Tassilone, duca di Baviera, venne qui, si raccomandò in un rapporto di vassallaggio con le sue mani, e prestò numerosi giuramenti. Toccando le reliquie dei santi promise fedeltà al re Pipino e ai suoi figli, Carlo e Carlomanno, come un vassallo fedelmente e onestamente in accordo con la legge, come un vassallo dovrebbe fare nei confronti del suo signore».

Documento a firma di Tassilo III

Di fatto, però, Tassilone in qualità di regnante di un ducato autonomo, portò avanti una politica indipendente dai re Franchi, come avevano fatto i duchi di Baviera suoi predecessori: attraverso il matrimonio con Liutberga, figlia di Desiderio, si imparentò con la famiglia regia longobarda (con i quali era stretto alleato nel contenimento delle invasioni degli Avari), aprendo una strada futura a un eventuale politica nel contesto italiano; contemporaneamente si impegnò a rafforzare il legame con il papato; questa strategia culminò con il battesimo e l’unzione del figlio Theobaldo, a Roma, durante la festa di Pentecoste dell’anno 772.

I piani di Tassilone si scontravano su più fronti con la politica di Carlo Magno, che con le campagne contro i Longobardi mirava a rinsaldare il legame privilegiato tra il papato e la dinastia regia carolingia e a inserire stabilmente l’Italia longobarda sotto il governo franco. Tassilone e la sua politica indipendente rappresentavano dunque un elemento di disturbo difficilmente digeribile per Carlo, la cui posizione era resa più complicata dal rapporto di parentela che lo legava al duca di Baviera. La relazione familiare con Tassilone, che reggeva un ducato autonomo e poteva contare sul sostegno dell’aristocrazia bavarese, non permettevano infatti di adottare una strategia militare aggressiva per avere la meglio sull’avversario.

La Baviera nell'epoca degli Agiolfingi (Zoom sull'immagine)

Nel 772 Tassilo ottenne una brillante vittoria contro gli slavi della Carantania, ampliando i suoi possedimenti verso sud  occupando Carinzia, Stiria e Carniola e operando per la conversione al cristianesimo delle popolazioni slave che abitavano parte di quelle regioni interne.

Nel 774 quando Carlo Magno attaccò il regno dei Longobardi, Tassilo negò il suo appoggio al suocero longobardo, ritenendo politicamente più corretto non inimicarsi re Carlo.

Tra il 774 e il 780, con la sconfitta di Desiderio e con la conclusione delle guerre contro i Sassoni, però, il regno carolingio aveva circondato il territorio bavarese e Carlo poté iniziare a pianificare una politica aggressiva nei confronti della Baviera. Per prima cosa, però, cercò di integrare Tassilone come suo alleato e suo vassallo.

Carlo, in accordo con il papa, inviò dei messaggeri a Tassilone per ricordare al duca di Baviera il rispetto degli antichi giuramenti di fedeltà prestati a Compiégne durante il regno di Pipino il Breve:

«In questo periodo, il papa Adriano inviò due emissari, i vescovi Formoso e Damasio, insieme con Riculfo, un diacono, e Eberardo, il maestro delle coppe, missi del re Carlo, presso il duca Tassilone per ammonirlo e sollecitarlo a ricordare i suoi giuramenti precedenti e a non agire diversamente da quanto, giurando, aveva promesso al signore re Pipino, al signore re Carlo e ai Franchi».

Tassilone rifiutò di trattare con i messaggeri e fece una controproposta: avrebbe lasciato degli ostaggi a Carlo e si sarebbe presentato di fronte a lui. La posizione di Carlo nei confronti di Tassilone non sembra dunque così forte. Nonostante il sostegno dei legati papali, i suoi missi non ottennero alcuna conferma del giuramento da parte del duca di Baviera. Anzi, Carlo fu costretto a venire a patti con il nipote, che richiedeva un confronto tra pari, in modo da non apparire subordinato al re. Questo incontro avvenne a Worms, nel 781. Il rifiuto di Tassilone e l’assenza di una qualsiasi conseguenza per tale gesto dimostrano come in questa fase del conflitto il duca non fosse ancora un vassallo del re carolingio, ma continuasse a gestire il proprio ducato in modo autonomo.

Tassilo III in una scena di caccia

Nel 781 però, rendendosi conto che il regno di re Carlo aveva oramai circondato di fatto la Baviera, si recò a Worms per giurare fedeltà a re Carlo. I testi dell’epoca però lasciano intendere che a Worms ci fu una sorta di riconoscimento dell’autorità del re carolingio da parte del suo antagonista la cosa non si tradusse in un rapporto giuridico formalizzato: i due si incontrarono come due soggetti paritari e così proseguirono i loro rapporti.

La situazione mutò nel 787. Mentre Carlo Magno combatteva contro Arechis di Benevento, genero del re Longobardo Desiderio, Tassilone inviò al pontefice romano Adriano I alcuni messaggeri per chiedergli di mediare la pace tra lui e Carlo. Il motivo del cambiamento della politica di Tassilone sembrerebbe essere lo scontro avvenuto al confine del Brennero nel 784, che aveva riacceso gli antichi attriti tra il duca e il re carolingio.

Il papa prese però le parti di Carlo Magno, intimando a Tassilone, sotto la minaccia della scomunica il rispetto dei giuramenti prestati a Pipino e a Carlo e l’obbedienza al re carolingio: nel caso il duca si fosse rifiutato, scrive l’annalista, Carlo e l’esercito franco sarebbero stati considerati liberi da qualsiasi peccato per il conflitto armato che ne sarebbe scaturito, mentre Tassilone e suoi uomini avrebbero dovuto portare il peso della colpa di tale evento. All’ennesimo rifiuto a incontrare il re carolingio, Carlo Magno, con l’appoggio del papa, raccolse un esercito, con il quale raggiunse il confine bavarese, presso la città di Lechfeld. Qui, i Bavari si lasciarono impressionare dalla dimostrazione di forza del re e riconobbero la superiorità dell’autorità carolingio. Senza il loro appoggio Tassilone, fu costretto a rinunciare alla scontro e si sottomise allo zio.

A partire dal 787 Tassilone III è ufficialmente e senza dubbio alcuno un vassallo dei carolingi.

La sottomissione non rappresenta però l’ultimo atto della vicenda. Le ostilità tra i due protagonisti si conclusero definitivamente solo dopo il 788. Ritornato a Ratisbona, la sua capitale, il duca dei Bavari riprese infatii la propria politica autonoma, cercando l’alleanza degli Avari, nemici dei Franchi, influenzato probabilmente anche dalla moglie che non aveva mai dimenticato l’onta che Carlo aveva provocato alla sua famiglia (il padre Desiderio imprigionato e il fratello Adelchi esiliato dopo aver ripudiato la moglie Ermengarda, il tutto nel 771 – la vedetta è un piatto che si gusta freddo). Tuttavia nel 788, tradito dai nobili filo-franchi, fu arrestato prima di poter agire. A causa della sua ribellione Tassilone fu condannato durante un’assemblea dei grandi del regno organizzata da Carlo Magno presso la città di Ingelheim, pochi giorni dopo il natale del 788.

Gli Annales raccontano che inizialmente fu condannato a morte, infatti l'accusa di tradimento era l'unica che prevedeva la pena di morte, ma in considerazione della parentela fu chiuso in convento, così come la moglie Liutberga ed i due figli, Teodone III di Baviera e Teodeberto. In questo episodio Eginardo nella “Vita Karoli” sottolinea ancora una volta la pazienza e la magnanimità di Carlo per aver alleggerito la pena.

Il calice di Tassilo e Liutberga

Assorbire la Baviera nel regnum Francorum fu dunque un’operazione molto più delicata di quanto rivelino gli Annales regni Francorum. I tentativi di Carlo di sottomettere il parente, evitando uno scontro armato e un’invasione della regione bavarese si scontrarono con la politica di Tassilone. Inoltre, il sostegno goduto dal duca presso l’aristocrazia bavara rappresentò un ostacolo per l’instaturarsi del potere carolingio, come mostra la ribellione orchestrata dal duca poco tempo dopo essere divenuto vassallo del re. Tuttavia la potenza dell’apparato politico e militare del regno carolingio che al momento della disputa aveva circondato la Baviera eliminando e soggiogando le popolazioni confinanti permise a Carlo Magno di sottomettere il rivale. Così, nel lungo periodo, le abilità diplomatiche del re gli consentirono di ringraziarsi parte dell’aristocrazia bavarese attraverso alcune concessioni terrioriali e di avere la meglio su Tassilone, senza la necessità di un vero scontro armato. Il conflitto bellico e l’eliminazione fisica dell’avversario non rientravano infatti tra gli obiettivi di Carlo. La commendatio di Tassilone nel 787 e la sua successiva condanna a seguito della colpa di infidelitas nell’ambito di un’assemblea pubblica consentirono a Carlo di annettere la Baviera al dominio carolingio de iure.

Carlo Magno abolì il ducato e al governo della Baviera, mise un prefetto, il cognato alemanno Geroldo di Baviera, e dopo aver costretto Tassilo, al concilio di Francoforte sul Meno, a rinunciare pubblicamente a tutti i suoi domini, nel 794, la Baviera, così come la Carinzia e la Carniola, vennero riunite al regno dei Franchi, sotto la diretta autorità regale. Vennero riorganizzate anche le diocesi, per ridurre e progressivamente eliminare quei vescovi, chierici e monasteri fedeli agli Agilolfingi, e in particolare a Tassilo III.

A Francoforte, però, non vi era alcuna ambiguità nella cerimonia. Il suo significato era fissato. Tassilone si era presentato come un supplice, ammettendo le proprie colpe e chiedendo il perdono. Sebbene la scena era stata orchestrata dal re e dalla corte, la volontarietà della supplica rientrava in un complessa strategia comunicativa, riconosciuta da tutti i presenti. Attraverso la sua petizione da supplice il duca ammise la superiorità dell’autorità del re carolingio. In risposta, Carlo mise in scena sia il suo diritto sulla vita e la morte dei peccatori sia la sua clemenza. La vindicta e la misericordia di Carlo Magno obliterarono Tassilone e la sua famiglia dalla scena politica. Il duca non era più un personaggio indipendente, ma era inserito all’interno del sistema carolingio. Il pericolo della connessione degli Agilolfongi con la Francia e il regno d’Italia era stato neutralizzato.

 

Bibliografia

Erika Bosl: Tassilo III. In: Karl Bosl (Hrsg.): Bosls bayerische Biographie. Pustet, Regensburg 1983

Benno Hubensteiner: Bayerische Geschichte. Das bayerische Stammesherzogtum. München 2009

Le principali tappe storiche di San Candido - Testo di Dr. Josef Passler

 


Scritto da:

Andrea Acanfora