1927. Gaetano Crocco lancia il primo razzo italiano 

 

 

 

 

I pionieri italiani sono meno importanti e meno famosi, ma non mancarono.

 

In contemporanea alle teorie pubblicate nel 1913 da  Esnault-Pelterie, apparve in Italia, sulla rivista «Aer – Rivista mensile di Aeronautica», uno scritto volto ad esaminare in maniera scientifica la possibilità di un viaggio al di fuori della Terra. Lo studio, del 1914, dal titolo “Per uscire dal Pianeta”, era dell’ingegnere e ufficiale d’artiglieria dell’esercito, Giulio Costanzi.

Riconosciuto come primo pioniere dello spazio italiano, Costanzi esaminò le caratteristiche e i problemi del volo spaziale, arrivando a valutare la possibilità di ricorrere all’energia nucleare (il radio) per generare la spinta dei propulsori.

 

Costanzi si laureò in ingegneria civile a Roma, frequentò subito dopo i corsi della Scuola di applicazione di Torino e nel novembre del 1900 fu nominato tenente di artiglieria e genio. Distaccato presso l'Istituto geografico militare, conseguì il diploma di specializzazione in geodesia e quello di perfezionamento in geografia presso l'Istituto di studi superiori di Firenze. Nei primi del '900 partecipò a diverse campagne di rilevamento geodetico e astronomico.

In quegli anni Costanzi ebbe modo di seguire le prime esperienze di volo e nel 1910 decise di dedicarsi agli studi aeronautici; fu allora nominato direttore del laboratorio di aerodinamica del I battaglione specialisti del genio, presso lo stabilimento di costruzioni aeronautiche di Roma, ove rimase fino alla primavera del 1915.

Partecipò alla prima guerra mondiale e nel 1916 fu promosso maggiore ed ebbe il comando del settimo gruppo aeroplani. Trasferito al Comando Supremo, nel 1917 fu promosso tenente colonnello e inviato a Versailles presso il Supremo Consiglio di guerra, in rappresentanza del Comando generale dell'aeronautica. Un anno dopo rientrò in Italia e fu nominato capo della Direzione sperimentale dell'aviazione.

Nel 1923, a seguito di concorso, divenne colonnello del genio aeronautico e vicedirettore del nuovo corpo, diretto dal gen. A. Guidoni. Nel 1928 fu promosso generale della riserva e nominato consigliere di Stato; nel 1935 divenne tenente generale e successivamente ispettore generale. Morì a Roma il 28 ag. 1965.

 

 

Contemporaneo di Costanzi, Luigi Gussalli era un ingegnere, inventore e pioniere dell'astronautica italiano.

Come molti pionieri dell'astronautica, era un appassionato lettore di fantascienza e non perdeva occasione di lanciare piccoli razzi. «Nel giardino di casa egli lanciava razzi singoli, accoppiati, trini e, talvolta, anche leggermente zavorrati. Ne constatava il comportamento, le reazioni e la loro ascesa, più o meno diretta, verso il cielo, traendo da queste modeste esperienze le osservazioni e le deduzioni che lo interessavano», racconta il suo amico Luigi Rossetti. 

 

Considerando le lauree in ingegneria “troppo teoriche e matematiche”, dopo il diploma di licenza in scienze fisico-matematiche si iscrive al terzo anno di fisica a Pavia e poi al Politecnico di Glons-Liegi, dove il 9 agosto 1909 ottiene il diploma di ingegnere industriale.

 

Nel 1915 parte come autista per la guerra, passando poi alla Commissione Collaudo, come ingegnere. Al termine della Grande Guerra si dedica alle sue invenzioni e, nel 1923, pubblica “Si può tentare un viaggio dalla Terra alla Luna?”. 

 


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Un altro personaggio italiano protagonista della ricerca sui razzi fu Gaetano Arturo Crocco: è stato un ufficiale, scienziato e accademico italiano, pioniere dell'aeronautica e della propulsione a razzo, nonché padre di Luigi Crocco, altro grande studioso dell'aerodinamica.

Nel 1907 realizzò il primo dirigibile militare italiano (chiamato N.1), due anni dopo ci fu il primo volo dell'Aeronave Italia costruito per scopi civili. Nel 1908, unitamente a Vito Volterra, fondò l'Istituto Centrale Aeronautico in cui si concentrarono le attività di ricerca italiane nel campo aeronautico.

 

Nel 1927 l'Istituto Sperimentale Aeronautico, dove Crocco lavorava, ottenne un finanziamento di 200.000 lire di allora (corrispondenti a circa 130.000 euro) per avviare studi su razzi a polvere pirica, con i quali furono effettuati lanci sperimentali in un apposito campo della BPD a Segni, presso Roma.

Dal poligono di Segni, Crocco fece partire, con una carica balistite (una polvere senza fumo prodotta con due esplosivi, nitrocellulosa e nitroglicerina) il primo razzo italiano. Era puntato oltre la stratosfera e “sembrava la canna di un cannoncino sostenuto da cavalletti di legno”.

Crocco sosteneva, come molti studiosi del periodo, che:

 “Verrà un giorno che l’uomo navigherà fra gli astri

 

Successivamente si dedicò alla propulsione a liquido, disegnando la prima camera di combustione italiana, che sperimentò con il figlio Luigi Crocco nel 1930. Poi la guerra, la mancanza di interesse e di fondi, costrinsero Crocco a mettere momentaneamente da parte questi interessi.

 

Dopo la seconda guerra mondiale, Crocco riprende a dedicarsi alla missilistica e alla astronautica fondando nel 1951 l'Associazione Italiana Razzi (AIR) con l'intento di riunire gli appassionati del settore.

Nel 1951 tenne una conferenza sui problemi di rientro con equipaggio. Poi progettò un vettore a stadi paralleli invece che sovrapposti, soluzione allora avveniristica. Infine, ed è forse il suo contributo più grande all'astronautica mondiale, oltre che italiana, nel 1956 all'International Astronautical Congress IAF svoltosi a Roma e organizzato dall'associazione AIR, Crocco presentò una memoria dal titolo “Giro esplorativo di un anno Terra-Marte-Venere-Terra, basato sullo sfruttamento del campo gravitazionale di Marte e di Venere per ridurre il tempo del viaggio. L'importanza di tale intuizione, ora nota col nome tecnico di fionda gravitazionale fu tale che negli anni seguenti la NASA, nell'affidare ad istituti di ricerca od industrie il progetto di viaggi su altri pianeti raccomandava di basare lo studio sulla “Crocco Mission”.

 

 

 

Costanzi, Giulio Cesare, Treccani 

La Stampa,  18 gennaio 1961