La situazione delle popolazioni istriane prima dell’epoca romana.

Le prime attestazioni scritte riguardo gli Istri e i Liburni risalgono al VII secolo a. C.: il geografo greco Ecateo di Mileto scrisse che lungo il Golfo Ionico vivevano gli Istri, i Cauli e i Liburni. Dei Cauli si è persa ogni traccia, ma si ritiene che fossero vissuti nell’area tra Abbazia e Fiume. Gli Istri e i Liburni appartenevano al gruppo dei popoli indoeuropei.

 

Erano indoeuropei anche i Veneti, i vicini occidentali degli Istri; tutti e tre questi popoli avevano alcuni tratti che denotavano la comune origine. Nell’area dell’Istria nord-orientale, alle spalle di Fiume, negli attuali Gorski Kotar e Lika, vivevano i Giapidi, nei quali gli archeologi identificano una progenie di cultura pre-indoeuropea.

 

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Si può dire che fra il XII e l’XI secolo a. C. nel nostro territorio  (attuale Triveneto e Istria) si stanziarono vari gruppi indoeuropei, fra loro notevolmente affini (aventi cioè la medesima origine), ognuno dei quali seppe adattarsi alla situazione riscontrata nella nuova area. Essi non sterminarono le genti locali, bensì si fusero - più o meno - con esse, dando origine a nuove comunità.

Nella seconda metà del I millennio a. C. la maggior parte dell’Istria era abitata dagli Istri, che le hanno anche dato il nome. Nel II sec. a. C. il loro territorio si estendeva fino al Timavo a nord-ovest, comprendeva il Carso e la Cicceria fino al Monte Maggiore. Nell’Istria orientale, sul fiume Arsa, essi confinavano con i Liburni. Quest’ultimi erano diffusi in un territorio di gran lunga più vasto, dal fiume Arsa in Istria al fiume Cherca (Krka) in Dalmazia, compreso il litorale pedemontano del Velebit e tutte le isole quarnerine.

Per quanto riguarda l’estensione degli Istri fino al Timavo ci sono opinioni diverse. Alcune ipotesi ritengono che il Carso Triestino fosse occupato dai Carni.

 

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Tra il VI e il III secolo a. C. i Greci fondarono nell’Adriatico poche colonie, concentrate nelle isole della Dalmazia centrale e nel delta padano (Adria e Spina). Il collegamento tra le varie città veniva mantenuto vivo dalla navigazione. Quando queste navi greche si avvicinavano all’Istria, venivano spesso bloccate dagli Istri e dai Liburni saccheggiandole oppure pretendendo il pagamento di un dazio di navigazione.

Quella che per i Greci era pirateria, per gli Istri e i Liburni rappresentava un legittimo controllo del mare circostante. La pirateria era infatti considerata un’attività economica normale laddove non c’erano molte risorse naturali per produrre i beni di sussistenza.

 

I primi contatti fra Romani e Istri registrati dalle fonti storiche si svolsero appunto all’insegna della pirateria. Nel IV sec., dopo che i Romani ebbero esteso il proprio dominio su tutta l’Italia, la navigazione lungo la sponda orientale adriatica divenne della massima importanza per i collegamenti fra l’Italia del Nord (la pianura padana, che allora si chiamava Gallia Cisalpina) e l’Italia del Sud (Calabria).

Lo storico latino Tito Livio, nella sua opera “Ab urbe condita”, dice che “le sponde italiche a manca sono prive di porti, e sulla destra” vi sono “gli Illiri, i Liburni e gli Istri, tribù selvagge e in prevalenza famigerate per le loro rapine in mare”.

Senza dubbio nel corso di tutto il III sec. a. C. gli Istri e i Liburni disturbarono la navigazione delle navi romane e greche nelle acque prospicienti le loro coste, ma i Romani avevano allora problemi più importanti da risolvere a causa della guerra contro il re dell’Epiro, Pirro, e contro i Fenici (prima guerra punica), motivo per cui il problema della pirateria lungo la sponda orientale adriatica non fu della massima priorità.

Tuttavia, anche in piena seconda guerra punica, allorché la situazione nell’Adriatico orientale si fece più pressante, in alcune occasioni i Romani intervennero militarmente. A quanto sembra gli Istri avevano colto la palla al balzo per unirsi ad altri popoli adriatico-orientali nella guerra contro i Romani.

Non ci sono tuttavia dubbi sul fatto che nel 221 a. C. i Romani intraprendessero una spedizione militare contro gli Istri, sotto il comando dei consoli Publio Cornelio e Marco Minuzio, e che li sottomettessero. Eutropio cita espressamente il motivo della guerra: gli Istri avevano saccheggiato delle navi romane che trasportavano grano. Zonara afferma che i consoli sottomisero molte tribù locali, alcune con la violenza, altre trattando.

 

Ivetic Egidio Istria nel tempo2006.

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