Le origini dell’Istria. La civiltà dei castellieri

La cultura dei Castellieri. Nell'area intorno a Rovigno sono stati identificati circa una cinquantina di siti: Monrovinal, Montero, Murazzi, Mondelaco

 

 

I castellieri, gli abitati fortificati in cima alle alture, trovano riscontro in tutto il Mediterraneo e in Europa, non soltanto in Istria. La loro forte concentrazione in territorio istriano e il nome assegnato a questo tipo di villaggio fortificato, sono assurti a caratteristica denotante in primo luogo l’età del bronzo in Istria e in una ristretta area della regione nord-orientale adriatica. Va comunque sottolineato che in Istria la vita in questo tipo di abitato fu intensa fino al predominio romano, e che in qualche caso, sotto forme diverse (incastellamento, borgo, cittadina), si è protratta fino ad oggi.

Nella fase iniziale dell’età del bronzo erano avvertibili i legami con i modi e le forme culturali del neolitico, testimoniati dall’ubicazione dei singoli insediamenti. Le caverne erano ancora frequentate e i primi oggetti di bronzo entrano a far parte del quotidiano.

La novità principale che avviene tra i 4.000 e i 3.000 anni fa stava nell’affermazione della metallurgia e nelle ondate migratorie indoeuropee per cui arrivarono popolazioni che appunto conoscevano la lavorazione dei metalli. L’accumulo di beni comportò la creazione di ceti dominanti e di un’organizzazione sociale che rese possibile la nascita di un nuovo tipo di abitato fortificato e ben protetto: il castelliere.

Nel corso del secondo millennio a. C., in Istria la vita cambiò radicalmente a causa dello spostamento di genti alla ricerca delle materie prime necessarie alle attività metallurgiche o di scambi commerciali. Lungo le nuove piste sorsero dei centri in funzione di queste nuove attività. Da quel momento l’Istria sarà intensamente abitata, e per fronteggiare le pericolose condizioni di vita, si formeranno villaggi fortificati, costruiti in posizioni particolarmente protette (vedere la cartina). Termini topografici tipici, come castellier, kasteljer, kaštelir, castel, gradina, gradišće e simili, attestano dette ubicazioni, le loro vestigia e quanto se ne è conservato fino ad oggi. Se i castellieri sono così numerosi in queste terre, lo si deve in primo luogo alla posizione geografica e alle caratteristiche geologiche e climatiche dell’Istria. 

 

 

La penisola era ai margini delle prime civiltà mediterranee che, lungo le rotte marittime, andavano a diffondersi nel cuore del continente europeo: in altre parole si trovava nel punto d’incontro fra i territori e le culture preistoriche dell’Europa orientale e occidentale. Grazie al confluire delle conoscenze che qui entravano in contatto, sono state costruite delle fortificazioni protette da solide mura di pietra, adatte alle caratteristiche naturali del terreno. Quegli agglomerati hanno determinato il modo di vivere degli uomini non solo durante l’età del bronzo o nel secondo millennio a. C., ma anche durante l’età del ferro, ovvero durante tutto il primo millennio a. C., e in molti di essi la vita è continuata fino ai giorni nostri (Pola, Rovigno, Valle, Buie, Pisino, Gallignana, Pedena, Montona, Albona, Rozzo ecc.). Dalla fine del XIX secolo ad oggi sono state redatte diverse mappe dei castellieri istriani, rimanendo comunque la più importante quella di C. Marchesetti del 1903. Egli enumerò 455 castellieri in un territorio comprendente le isole del Quarnero, l’Istria fino alla Fiumara, ed esteso a nord fino alla Notranjska (Carniola, Slovenia), al Litorale sloveno e alla valle dell’Isonzo.

 

Gli abitati a castelliere sorgevano di solito in posizioni strategiche, anche senza sovrastare l’area circostante. Di regola erano protetti da mura di pietra costruite con la tecnica a secco e che si adattavano alle esigenze del terreno. Gli abitati in cima a poggi conici erano cinti da una o più cerchie di mura (Pizzughi, Moderle, S. Angelo); invece sulle spianate degli speroni protesi sulle fertili valli fluviali, sulle valli di fiumi prosciugati o sul mare, le mura erano spesso costruite solo sul lato più vulnerabile, o in quel punto erano più consistenti (Nesazio, S. Martino di Torre o Castellier presso Villanova).

Nelle plaghe centrali della Bassa Istria, in cui non vi sono particolari alture su cui costruire villaggi protetti, venivano scelte ubicazioni circondate da profonde doline (Monte Orsino, Valle). Le pietre frantumate ed estratte dalle cime dei poggi servivano a spianarli; sui loro versanti laterali venivano create delle terrazze per dar posto alle abitazioni. Le mura a protezione degli abitati venivano costruite con pietre estratte sul posto, proprio spianando i colli conici. Nella maggior parte dell’Istria il calcare sedimentario, al pari del fondo marnoso dell’Istria “grigia”, si può spezzare facilmente usando una comune leva. Blocchi di pietra appena sbozzati servirono a costruire mura a due paramenti di pietre regolarmente ordinate, la cui grandezza dipendeva appunto dalla situazione geologica locale, mentre lo spazio interno fra i due lati esterni veniva riempito di pietrisco, residuo della frantumazione dei blocchi più grandi. Così, ad esempio, le mura di Gradina a Brioni Maggiore, di Monte Orsino o di Nesazio e del castelliere di Leme furono in prevalenza innalzate con pietre più piccole disposte in corsi regolari, con l’aggiunta di qualche blocco più grosso; d’altro canto le mura di Moncodogno, di Carasta o di Cunzi sono prevalentemente costruite con enormi blocchi o anche con piastre massicce disposte perpendicolarmente, che sembrano megaliti. Lo spessore di queste mura va dai 2 ai 3 metri; talvolta però, come ad es. nel castelliere di Cunzi presso Albona, hanno anche uno spessore di 10 metri. Le superfici da esse racchiuse variano molto. In qualche caso la loro circonferenza non arriva ai 100 metri, ma può misurare anche uno o due km.

La sicurezza dell’abitato veniva ulteriormente elevata da un intricato sistema di accessi e passaggi attraverso le mura. L’accesso più semplice era un tipo di stretto passaggio attraverso una cinta muraria chiusa asimmetricamente. Negli abitati, in cui c’erano più cinte murarie concentriche, il passaggio seguente era dislocato esternamente alla direzione di marcia del passaggio precedente. Accanto alle entrate venivano aggiunti dei muricci divisori, che rendevano la penetrazione ancora più difficile, sicché l’insieme si presentava al pari di un intricato sistema labirintico, come risulta molto bene a Moncodogno presso Rovigno. esterni veniva riempito di pietrisco, residuo della frantumazione dei blocchi più grandi. Così, ad esempio, le mura di Gradina a Brioni Maggiore, di Monte Orsino o di Nesazio e del castelliere di Leme furono in prevalenza innalzate con pietre più piccole disposte in corsi regolari, con l’aggiunta di qualche blocco più grosso; d’altro canto le mura di Moncodogno, di Carasta o di Cunzi sono prevalentemente costruite con enormi blocchi o anche con piastre massicce disposte perpendicolarmente, che sembrano megaliti. Lo spessore di queste mura va dai 2 ai 3 metri; talvolta però, come ad es. nel castelliere di Cunzi presso Albona, hanno anche uno spessore di 10 metri. Le superfici da esse racchiuse variano molto. In qualche caso la loro circonferenza non arriva ai 100 metri, ma può misurare anche uno o due km.

 La sicurezza dell’abitato veniva ulteriormente elevata da un intricato sistema di accessi e passaggi attraverso le mura. L’accesso più semplice era un stretto passaggio attraverso una cinta muraria chiusa asimmetricamente. Negli abitati, in cui c’erano più cinte murarie concentriche, il passaggio seguente era dislocato esternamente alla direzione di marcia del passaggio precedente. Accanto alle entrate venivano aggiunti dei muricci divisori, che rendevano la penetrazione ancora più difficile, sicché l’insieme si presentava al pari di un intricato sistema labirintico.

 

 

Ivetic Egidio Istria nel tempo , 2006.

 

 

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