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Dalla Russia arrivò la prima proposta di una macchina volante e l’idea apparteneva al rivoluzionario Nikolaj Ivanovic Kibal’čič.

 

Dopo la metà dell’ottocento, tra gli scienziati iniziò a diffondersi l’idea che fosse possibile viaggiare nello Spazio. Alcuni di loro capirono che con la polvere da sparo non sarebbe stato possibile mandare l’uomo nello spazio: bisognava trovare qualcosa di più adatto allo scopo.

Dalla Russia arrivò la prima proposta di una macchina volante e l’idea apparteneva al rivoluzionario Nikolaj Ivanovic Kibal’čič (1853 - 1881). La sua vita fu molto breve ma lasciò una traccia brillante sia nella storia del movimento rivoluzionario in Russia che nell'origine della scienza dei voli missilistici.

 

Il padre di Nikolaj Kibal'čič, ucraino di quinta generazione, non volle seguire le orme di suo padre, un pope serbo. Era uomo dai molti interessi, che spaziavano dal canto agli scacchi, dalla lettura dei classici allo studio delle lingue, e che annoverava tra gli amici e i conoscenti molti intellettuali. Nikolaj, che crebbe in questo ambiente, era ultimo di sei figli e nacque il 31 ottobre 1853 a Korop.

A causa della malattia della madre, ancora piccolo andò a vivere con suo nonno Maksim a Mezin. Maksim Petrovič Ivanickij era uno spirito libero, scevro da pregiudizi, e pur di restare fedele a se stesso non esitò a sfidare la famiglia e la società, entrambe benpensanti. 

Nikolaj Kibal'čič visse con suo nonno gli anni dell'infanzia, dalla fine del 1857 alla primavera del 1864, l’anno del diploma. Ivanickij esercitò su di lui una grande influenza, ne curò lo sviluppo morale, intellettuale e fisico. Quando Nikolaj aveva tre anni, uno spavento preso a contatto con il fuoco — una paura destinata a scomparire — lo aveva indotto a balbettare. Maksim, non appena lo ebbe al suo fianco, si preoccupò di farlo visitare da uno specialista di Černigov che, con una terapia mirata alla rieducazione del linguaggio, lo guarì dal difetto di pronuncia, anche se la sua parlata sarebbe stata sempre lenta, un po' strascicata. Fu il nonno a insegnargli il francese, lingua cui Nikolaj era stato avviato dalla madre all'età di due anni, e il tedesco, a trattare con lui argomenti ostici da pari a pari, non ravvisando nella tenera età un ostacolo alla comprensione. E fu ancora il nonno a istruirlo nei lavori di falegnameria, nel nuoto e nella pesca, a ispirargli l'amore per la natura e le persone, a fargli toccare con mano la miseria, l'arretratezza e la sofferenza dei contadini del villaggio, relegati ai margini della vita fin da bambini.

 

Ritratto di Nikolaj Ivanovic Kibal'čič (19 ottobre 1853 - 3 aprile 1881), è stato un rivoluzionario russo e inventore. Lo schizzo realizzato da Kibal'čič. Nikolaj avanzò l’idea di un aereo a razzo con una camera di combustione per il controllo del vettore di spinta.

 

Tornò quindi a Korop dove il padre lo preparò agli studi superiori nel liceo di Novgorod-Severskij. Pochi giorni dopo l’inizio della scuola, Nikolaj assistette a un episodio di bullismo da parte di uno studente delle ultime classi ai danni di una matricola e, non tollerandolo, sferrò un pugno all'aggressore. Il preside, che non poteva sanzionare il prepotente, nipote di un ufficiale di polizia, fu consigliato di ritirare dall'istituto Nikolaj, in modo da evitare l'espulsione. Ivan iscrisse allora, come esterno, il figlio alla scuola religiosa di Novhorod-Sivers'kyj e lo sistemò in un appartamento con altri studenti.

Kibal'čič integrava l'apprendimento delle discipline scolastiche — greco, latino, catechesi, liturgia, lingua russa, e aritmetica — con lo studio dei fuochi d'artificio. Lesse molto sull'argomento e presto passò dalla teoria alla pratica, divertendo, quando era in licenza, amici e parenti con i suoi giochi pirotecnici. 

Nel frattempo i rapporti con il padre si erano fatti tesi. Nikolaj accusava il padre di essere un ateo travestito da credente per opportunismo, di ingannare consapevolmente i parrocchiani per avere il proprio tornaconto personale in forma di reddito. Durante l'estate del 1869, Ivan Kibal'čič cacciò il figlio da casa con la solenne promessa che non gli avrebbe più dato un rublo. In autunno, Kibal'čič poté tornare a Novhorod-Sivers'kyj, superare l'esame d'ammissione, iscriversi alla sesta e penultima classe.

 

Il profitto scolastico di Kibal'čič era eccellente nelle varie branche delle scienze. Nonostante la passione infantile per i fuochi d'artificio si fosse raffreddata, non era venuto meno il suo amore per la chimica che imparò anche leggendo testi in inglese, lingua appresa da poco. 

L'ultimo anno al liceo fu caratterizzato da due episodi che misero in risalto, più di quanto non fosse avvenuto in passato, l'altra faccia della natura di Kibal'čič, il suo essere pronto a tutto pur di soddisfare l'alto senso di giustizia che lo animava.  Ad esempio si vide Kibal'čič schiaffeggiare un poliziotto che per strada aveva picchiato, senza alcuna ragione, un contadino.

Conseguito il diploma, nel luglio 1871, Kibal'čič scelse l’indirizzo accademico di ingegneria ferroviaria motivato dal desiderio di essere protagonista in un settore che avrebbe recato grande giovamento al popolo e al paese.

Quell'anno s'iscrisse all'Accademia pure Osinskij, futuro leader del movimento rivoluzionario del sud e tra i primi ad abbracciare il terrorismo. I due si conobbero e fecero amicizia.

Nel maggio del 1873, quando avrebbe dovuto cominciare il terzo anno, Kibal'čič si rese conto che da quell'ambiente, saturo di carrieristi e corrotti, non potevano venire benefici al popolo, e che lui sarebbe stato di certo più utile alle persone seguendo l'esempio del fratello Stepan, che era medico militare. Il 27 settembre, pertanto, s'immatricolò presso l'Accademia medico-chirurgica.

Kibal'čič continuava ad essere un attivista infatti il 23 ottobre 1875 fu arrestato per detenzione di letteratura proibita.

 

In seguito dichiarerà:

«Una reclusione, più o meno lunga, sortisce invariabilmente sulle persone uno dei due effetti: le nature mutevoli e deboli perdono vigore e rinunciano ad azioni future: le altre, viceversa, si temprano, si legano con maggiore impegno alla causa, che ai loro occhi diviene lo scopo principale della vita. Io appartengo alle seconde.»

 

 

In carcere conobbe Lev Dejč. Dejč riferì a Kibal'čič che la nuova frontiera nella guerra contro i rappresentanti del governo era la dinamite, e che i rivoltosi stavano lavorando al modo migliore di impiegarla. Kibal'čič stette ad ascoltare «con interesse». In origine era stato un seguace della linea morbida, ossia credeva che la rivoluzione in Russia sarebbe stata possibile unicamente dopo aver diffuso tra il popolo l'ideale socialista con la parola, ma ora cominciava dubitarne l’efficacia. Era insomma un mezzo obsoleto, che costava troppo in termini di sacrifici, e fruttava poco o nulla sotto il profilo del proselitismo. Occorrevano metodi più spregiudicati, e Kibal'čič convenne con Dejč che la dinamite aveva grandi potenzialità.

Uscito dal carcere, si mantenne scrivendo per qualche giornale, e lesse tutto ciò che poté trovare in russo, tedesco, francese e inglese sugli esplosivi. Quindi fece nel suo appartamento i primi esperimenti e riuscì a produrre piccole quantità di nitroglicerina.

Nel 1879, ebbe modo di esporre i risultati dei suoi promettenti esperimenti a uno dei principali rappresentanti di «Zemlja i Volja», un movimento favorevole al terrorismo politico.  Tra il maggio e il giugno del 1879 iniziò a produrre la dinamite con il movimento «Svoboda ili smert'»

Successivamente, in tribunale, Kibal'čič dichiarò che, sul principio, aveva visto nel terrorismo la clamorosa manifestazione del legittimo diritto all'autodifesa dei socialisti perseguitati, ma che poi gli era parso — a lui come pure al partito — la forma di lotta più idonea ad assicurare «l'emancipazione politica ed economica» delle masse. E la dinamite era l'arma designata a condurre questa lotta spaventosa, il simbolo della raggiunta «maturità» del movimento rivoluzionario, perciò tutti e sette gli attentati progettati per uccidere Alessandro II, anche se ad essere eseguiti furono soltanto tre compreso quello che l'uccise, prevedevano il suo uso.

Sembra che Kibal'čič abbia iniziato a valutare l'idea di costruire piccole bombe nei primi giorni del 1880, ossia quando fallì l’attentato al Palazzo d'Inverno.

L’attentato decisivo, avvenuto il 13 marzo 1881, che uccise Alessandro II fu utilizzato un proiettile esplosivo realizzato da Kibal'čič.

Qualche giorno dopo Nikolaj venne arrestato.

 

 

Secondo la testimonianza del medico legale, durante l’inchiesta il giovane Kibal'čič si era comportato in modo strano, come se i suoi pensieri fossero da qualche altra parte. La sua mente era totalmente occupata da altre cose, calcoli e bilanci, senza riguardo per il processo giudiziario e la situazione reale in cui si trovava. Infatti in quei giorni aveva elaborato la teoria del volo con propulsione a razzo attraverso l’atmosfera. Nella solitudine della sua cella abbozzò un razzo con equipaggio alimentato da un motore con carburante aggiungendo una descrizione del decollo.

 

 

In quei giorni scisse:

 

Mentre sono in prigione, pochi giorni prima della mia morte, sto scrivendo questo progetto, credo che nella realtà delle mie idee, e che la fede è ciò che mi tiene, considerando che sono in una situazione molto difficile, ma se la mia idea si rivela corretta e realistica, sarò contento del fatto che ho fatto un grande servizio al mio paese natale e per tutta l’umanità.

 

Nei suoi scritti, pose la questione e si diede anche la risposta: “Quale forza farà da riferimento al settore aeronautico?

 

Kibal'čič aveva abbozzato un cilindro metallico cavo con un foro sul fondo e ha aggiunto:

 

Se il cilindro ha l’estremità superiore chiusa, quindi sotto escono i gas di scarico sotto pressione, allora si deve spostare il cilindro. Penso che, in pratica, tale compito è fattibile e può essere realizzato con la tecnologia moderna”, uno schizzo descriveva il suo aereo.

 

Solo pochi giorni prima dell’esecuzione, fissata per il 31 marzo 1881, Nikolai Kibal’čič scrisse una lettera ufficiale al Ministro degli Interni, sotto forma di petizione, per chiedere il tempo per poter presentare il suo progetto. Purtroppo, le sue opere interessarono un numero limitato di funzionari imperiali ed il 3 aprile 1881 venne giustiziato.

 

Quasi un anno dopo l’esecuzione, il 26 marzo 1882, Komarov inviò un rapporto alla polizia di stato richiedendo l’autorizzazione di presentare il progetto di Kibal'čič, ma era troppo tardi. Il progetto fu sigillato e segretato fino al 1917 quando arrivarono i bolscevichi al potere. Solo a partire dal 1918, il progetto apparve nella letteratura scientifica dando una base per ulteriori ricerche. La sua teoria e il suo progetto erano rimasti nell’ombra per ragioni politiche e per la sua appartenenza alla “Volontà del popolo”.

Successivamente fu considerato un pioniere nel campo della missilistica e del terrorismo in quanto apparteneva al primo gruppo organizzato che sosteneva una forma radicale di lotta, il primo di quella che allora era la Russia e l’Europa.

 

 

 

 

Qualche anno dopo Tsiolkovsky dichiarò:

Kibal’čič voleva usare un razzo per volare in aria. Da tempo immemorabile, molte menti avanzate sognavano lo stesso. Kibal’čič non ebbe il tempo di fare calcoli. Propose un volo con un tubo pieno di polvere da sparo per applicare il principio reattivo a non pensava ai viaggi celesti.

..Da questi volantini ho potuto solo scoprire che Kibal’čič stava lavorando su una specie di apparato aeronautico. Sfortunatamente, non sapevo ancora che aveva già avanzato l'idea di un dispositivo a reazione nel 1881. ..

È commovente che una persona prima di una terribile esecuzione abbia il potere di pensare all'umanità ".

 

 

 

 

 

 

 

 

Geni e cattivi 

 Il cosmo di Kibal’čič

Nikolaj Kibal’čič

 

 


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