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Lo sviluppo della missilistica aerospaziale ha avuto luogo grazie al fatto che si fosse instaurata una guerra fredda che coinvolgeva in particolar modo USA e URSS.

 

 

 

Nei primi anni del dopoguerra si sviluppò una produzione incontrollata degli armamenti sempre più micidiali. Fortunatamente, arrivò un momento in cui ci si accorse che era più conveniente dare sfogo alla propria supremazia nella Corsa allo Spazio che produrre armamenti che avrebbero potuto annientare l’umanità. Questo periodo storico vide anche l’utilizzo della propaganda in tutte le sue forme. In questa ottica è opportuno delineare il clima politico e propagandistico che si era instaurato nell'immediato dopoguerra perchè è in questo clima che ebbe inizio la Conquista dello Spazio.

 

 

L'alleanza durante la seconda guerra mondiale tra gli Anglo-Americani e l'Unione Sovietica fu un evento eccezionale nella storia delle relazioni USA-URSS e URSS-Regno Unito. In ogni caso durante i giorni migliori della cosiddetta "Grande Alleanza", le tensioni covavano sotto le ceneri. 

Quando la guerra finì in Europa, l'8 maggio 1945, le truppe sovietiche e occidentali (USA, Gran Bretagna e Francia) erano collocate in aree particolari, essenzialmente lungo una linea nell'Europa centrale che venne chiamata linea Oder-Neisse. A parte pochi aggiustamenti minori, questa sarebbe diventata la "cortina di ferro" della guerra fredda. Col senno di poi, Yalta significò l'accordo da ambo le parti che potevano restare lì e nessuna avrebbe usato la forza per mandar via l'altra. Politicamente, quindi, Yalta fu un accordo sullo status quo del dopoguerra, nel quale l'egemonia dell'Unione Sovietica regnava su un terzo del mondo e quella degli Stati Uniti sugli altri due terzi.

 

C'erano contrasti fondamentali tra le visioni di Stati Uniti e Unione Sovietica, tra capitalismo e comunismo. Questi contrasti erano stati semplificati e raffinati nelle ideologie nazionali per rappresentare due stili di vita. 

 

I due blocchi contrapposti erano caratterizzati da differenti modelli economici, da differenti organizzazioni sociali e istituzioni politiche. Schematicamente: da una parte (USA e alleati) che appoggiavano un modello di economia capitalistica, mercato, libertà individuali e pluripartitismo, dall’altra (URSS e alleati) appoggiavano l’economia pianificata, i diritti sociali, il partito unico.

 

Ci furono alcuni eventi che determinarono la nascita della guerra fredda: gli accordi di Bretton Woods , gli accordi di Yalta e il Piano Marshall.

L’ideologia di Roosevelt, e successivamente di Truman, era quella di influenzare economicamente e politicamente il mondo. Gli Stati Uniti, forti della loro economia fiorente e di essere gli unici ad avere la bomba atomica, in qualche modo imposero al resto del mondo il loro dominio.

Alla base dell’egemonia capitalista degli USA furono gli accordi di Bretton Woods (1944). Essi consistevano in una serie di accordi per definire un sistema di regole e procedure al fine di controllare la politica monetaria internazionale e furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato dagli Stati Uniti d’America per governare i rapporti monetari di stati nazionali indipendenti.

In pratica il sistema progettato a Bretton Woods era un gold exchange standard, basato su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro, il quale a sua volta era agganciato all’oro. Gli accordi di Bretton Woods favorirono un sistema liberista. Però tutti gli accordi derivati direttamente o indirettamente da Bretton Woods non prevedevano un corretto controllo della quantità di dollari emessi permettendo così agli USA di emettere in modo incontrollato la moneta, fatto contestato più volte da Francia e Germania in quanto gli USA potevano esportare la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo.

Agli accordi di Bretton Woods si aggiunse la Conferenza di Yalta avvenuta nel febbraio 1945 che ridisegnò la mappa geopolitica del globo ed è stato l’ultimo incontro in un’epoca “pre-nucleare”.

Nel complesso la politica seguita dal governo americano fu di riconoscere una sfera d’influenza sovietica in Europa orientale accettandone l’esigenza di sicurezza ai suoi confini purché fosse “aperta”, cioè non costituisse una “minaccia” agli interessi americani e non portasse all’instaurazione di un blocco monolitico in Europa e al suo totale dominio sugli stati dell’Europa orientale.

Non vi è dubbio che successivamente i rapporti tra USA e URSS vennero inevitabilmente condizionati dalle sperimentazioni americane della bomba atomica. Il possesso della bomba atomica rese indubbiamente più aggressiva la politica americana nei confronti dell’URSS.

 

  

Nel 1946 Stalin espose la sua dottrina ufficiale: «Le bombe atomiche servono a spaventare i popoli con i nervi fragili, ma non possono decidere l’esito di una guerra».

 Inoltre il leader sovietico riaffermò l’inevitabilità dello scontro tra le società socialiste e quelle capitaliste, e informò la popolazione sovietica che i sacrifici sarebbero continuati, data l’esigenza di sviluppare le industrie pesanti invece di quelle relative ai beni di consumo.

 Gli economisti russi avevano stimato che il paese aveva perso circa un terzo delle loro ricchezza nazionale. Al termine della guerra, la gente era malnutrita ed esausta, gli standard di vita erano estremamente diminuiti. I vertici russi avevano proposto di non affrettarsi nella ricostruzione “per dare tempo al popolo sovietico di riposare”.

 Il confronto tra capitalisti e socialisti innescò la “guerra fredda” ed essa avrebbe potuto peggiorare in qualsiasi momento, soprattutto in vista del fatto che gli Stati Uniti possedevano le armi nucleari.

 Stalin nel suo discorso del 1946 sottolineò questo pericolo dichiarando: «Dobbiamo garantire che la nostra industria sia in grado di produrre fino a 50 milioni di tonnellate di ferro, 60 milioni di tonnellate di acciaio, fino a 500 milioni di tonnellate di carbone, 60 milioni di tonnellate di petrolio. Solo in questo modo si può presumere che la nostra patria sia al sicuro da ogni eventualità.»

 

Secondo il politologo russo Aleksei Makarkin, la guerra fredda avrebbe avuto inizio dal discorso di Winston Churchill tenutosi il 5 marzo 1946 a Fulton del Missouri.

L’Unione Sovietica rappresenta una crescente sfida e pericolo per la civiltà cristiana.” Inoltre sottolinea che sarebbe necessaria “una virtuale alleanza militare anglo-americana per prevenire una terza guerra mondiale.” Churchill sottolineò che l’URSS “è un’ombra minacciosa sull’Europa e sull’Asia” e che “potranno tornare le epoche oscure”. Sottolineò che ci doveva essere un’associazione tra i paesi anglosassoni con il compito di mantenere la pace nel mondo e tenere nascosto il segreto della bomba atomica.

Inoltre Churchill aggiunse che “sull’Europa, dal Baltico a Trieste, è caduta una cortina di ferro, dietro la quale gli antichi popoli di Europa sono venuti a trovarsi sotto il tallone di ferro del comunismo. Ma anche al qua della cortina di ferro il pericolo è in agguato, perché in Italia e in Francia ci sono i comunisti al governo, quinta colonna del colonialismo stalinista.”

A Churchill, Josef Stalin, l’allora segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica rispose: «le nazioni che non parlano la lingua inglese non vogliono una nuova schiavitù», sottintendendo che non ci sarebbe stato posto per un nuovo Impero britannico o, nella nuova situazione, anglo-americano, rivendicando per se stesso e per l’Urss un ruolo storico di alternativa al potere occidentale.

 

 

Il 13 marzo, Stalin decise di rispondere alle domande di un giornalista della Pravda a proposito del discorso di Churchill e senza mezzi termini lo paragonò a Hitler che, partito dal primato della razza ariana e della lingua tedesca, aveva dichiarato guerra a mezzo mondo.

Sugli antichi paesi di Europa su cui era calata la cortina di ferro Stalin si limitò ad indicare che essi erano serviti alla Germania come corridoi dell’aggressione all’Unione Sovietica e che quindi Mosca, a scanso di equivoci, avrebbe esercitato la sua influenza in tutti gli stati che l’Armata Rossa aveva liberato, ma addirittura insieme agli alleati, come a Berlino e Vienna.

 

Per completare il quadro si deve aggiungere il lancio del piano Marshall, un programma di aiuti per la ricostruzione economica in Europa. Agli aiuti economici del Piano Marshall, l’URSS contrappose un’integrazione economica dei paesi sotto la sua influenza detto Comecon (Consiglio per la mutua assistenza economica, 1949).

Nel 1949 Suslov, caporedattore della Pravda, fece un’analisi di quella che fu la politica internazionale nei primi anni successivi al secondo conflitto mondiale.

 L’analisi sovietica fu assolutamente molto dura sottolineando la forte tensione che si era creata tra URSS e USA. Esso indicò la formazione di due campi sulla scena mondiale e l’assoluto contrasto fra i loro rispettivi obiettivi e compiti: denunciò i piani aggressivi del campo imperialista diretto dagli Stati Uniti. Piani che miravano ad instaurare l’egemonia mondiale dell’imperialismo angloamericano e schiacciare la democrazia.

 

 

Era opinione russa che l’URSS stava conducendo una lotta tenace contro la reazione imperialistica antidemocratico americana, per difendere la pace tra i popoli. Se nell'immediato dopoguerra le tensioni erano tollerabili, con il passar del tempo l’aggressività americana crebbe.

… i gruppi dirigenti degli Stati Uniti e dell’Inghilterra che dirigono il campo imperialista, conducono apertamente una politica di aggressione, una politica di preparazione e di scatenamento di una nuova guerra mondiale … essi proclamano, con un’impudenza sempre più cinica, le loro aspirazioni all'egemonia mondiale, alla «direzione americana del mondo», risuscitando i piani pazzeschi del fascismo tedesco e dimenticando le lezioni inflitte dalla storia a coloro che avevano la follia di aspirare al «dominio del mondo».

 Opinione russa era che proprio con il Piano Marshall (vedi nota 1) gli americani avrebbero preparato la nuova guerra attraverso un asservimento economico e politico dell’Europa.

 Nel lungo di discorso di Suslov non mancarono delle parole per il popolo americano, definendoli uomini semplici, mettendoli in guardia sui bombardamenti moderni in grado di distruggere tutto ciò che intere generazioni hanno costruito.

Gli americani hanno sabotato le decisioni dell’Assemblea generale dell’ONU sulla proibizione dell’arma atomica e sulla riduzione degli armamenti. La politica di sabotaggio della cooperazione internazionale ha portato alla famosa "guerra fredda", all’eccitazione della psicosi e dell’isterismo guerrafondaio, alla creazione artificiale di una situazione di tensione internazionale di cui si servono i fabbricanti di cannoni e gli arrabbiati provocatori di guerra. 

Comunicato TASS del 25 settembre 1949 con l’annuncio che l’Unione Sovietica possedeva il segreto dell’atomica ed era entrata in possesso di quest’arma fin dal 1947, ha messo in ridicolo le profezie degli ambienti governativi delle potenze imperialiste e degli scienziati borghesi genuflessi davanti a loro, i quali hanno ripetutamente dichiarato che i russi non avrebbero potuto procurarsi l’arma atomica prima del 1952.

 

La battaglia fu molto aspra sul piano della propaganda. I mezzi di comunicazione furono utilizzati dalle due parti per ottenere consenso e per attaccare e denigrare il nemico (in figura un esempio di propaganda americana).

 

Esempio di propaganda antisovietica nella stampa americana nel 1950.

 

 

 La libera espressione venne limitata sia in America che in Russia. Ad esempio Hollywood venne vista come una fucina di comunisti e molti artisti vennero accusati di attività antiamericane. Ma anche in URSS letteratura, arti, musica, cinema dovettero conformarsi al realismo socialista, molti scrittori e intellettuali vennero perseguitati, la cultura sottoposta a censura. Pesanti furono le influenze e le ingerenze delle superpotenze nella politica interna dei paesi loro alleati. Nelle democrazie popolari, fu dispersa l’opposizione e imposta la direzione dei partiti comunisti, la Jugoslavia di Tito che difendeva la propria autonomia da Mosca fu esclusa dal Cominform. Nei paesi europei alleati, e in particolare in Italia, gli USA operarono per evitare l’ascesa al governo dei partiti comunisti.

Sul fronte della propaganda si combatté una vera e propria guerra parallela, nella quale si giocarono le battaglie per gli imperi della mente (vedi nota 2), una parte non secondaria nell’esito del conflitto.

 

 

Dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si serrarono in una guerra fredda. L’esplorazione spaziale e la tecnologia dei satelliti artificiali confluirono in questa competizione su entrambi i fronti: l’equipaggiamento satellitare poteva infatti spiare una nazione nemica mentre i successi spaziali potevano invece propagandare le capacità scientifiche acquisite e il potenziale militare. Gli stessi missili che erano in grado di inviare un uomo in orbita o colpire un particolare punto della Luna potevano anche inviare un’arma nucleare su una città nemica. Gran parte dello sviluppo tecnologico richiesto per i viaggi spaziali era applicato anche ai missili militari come i missili balistici intercontinentali. Analogamente alla corsa agli armamenti, i progressi spaziali vennero interpretati come un indicatore delle capacità economiche e tecnologiche, dimostrando la superiorità dell’ideologia appartenente ad una data nazione. La tecnologia spaziale aveva un’importanza duplice essendo in grado di raggiungere sia obiettivi pacifici che militari.

 

Nota 1. Il Piano Marshall, ufficialmente chiamato piano per la ripresa europea (European Recovery Plan), fu uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell'Europa dopo la seconda guerra mondiale. L'idea di Marshall venne positivamente accolta dalla Francia che però chiese di estendere gli incontri preparatori anche all'Unione Sovietica che, comunque, dopo un'iniziale manifestazione di interesse, si rifiutò di partecipare al negoziato, obbligando anche tutti i paesi del blocco orientale ed i paesi baltici, a fare altrettanto.

Nota 2. Da un discorso tenuto da Winston Churchill all’Università di Harward nel settembre 1943, ora cit. in W. J. West, The War Commentaries, London, Duckworth/British Broadcasting Corporation, 1985.

 

 

 

 

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 L’Unità, 6 marzo 1946

L’Unità, 14 marzo 1946

L’Unità, 7 dicembre 1949

La Stampa, 6 marzo 1946

Wind and Sand, 3 agosto 1950


5 marzo 1946: Churchill, la cortina di ferro e il primo passo della Guerra Fredda

 

 

 


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