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Gli accordi di Bretton Woods è stato un insieme di regole riguardanti le relazioni commerciali e finanziarie internazionali tra i principali paesi industrializzati del mondo occidentale.

 

 

 

La mattina del 16 giugno 1944 i delegati ospiti in Gran Bretagna si imbarcarono sul transatlantico Queen Mary, diretti negli Stati Uniti. Quello stesso giorno la prima V-1 cadde su Londra. Ma banchieri, economisti, funzionari dei governi alleati partivano convinti che la guerra aveva subito una svolta decisiva, dopo il successo dello sbarco in Normandia. Ora potevano concentrare tutta la loro attenzione sul domani: come tirar fuori in mondo dalle sue rovine; quale mondo ricostruire? La loro destinazione era una cittadina del New Hampshire, piccolo stato a nord di New York, una stazione climatica chiamata Bretton Woods. Lì il primo luglio cominciò una conferenza che avrebbe segnato i destini economici e politici del dopoguerra

Il 22 luglio, furono firmati dai 730 rappresentanti di 44 paesi gli accordi che davano vita al Fondo monetario internazionale, alla Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (oggi meglio nota come Banca mondiale) e al sistema del cambi fissi che avrebbe retto fino al 1971-73, basandosi sulla convertibilità in oro del dollaro secondo un valore stabilito e di tutte le altre valute in dollari (e in via subordinata in sterline).

 

 

Ci furono molti contrasti. Si confrontarono, in sostanza, tre linee:

-        americana, coincideva con il plano elaborato un anno prima da Harry Dexter White e inviato dal segretario al Tesoro Henry Morgenthau a tutti i paesi alleati fin dalla primavera del 1943.

-        britannica, basata sulle 'proposte per una banca mondiale' (chiamata Clearing Union) messe a punto da John Maynard Keynes, capo della delegazione britannica.

-        Benelux, opzione minoritaria

 

Il plano White (che poi prevalse) e il piano Keynes avevano molti punti in comune, ma anche alcune sostanziali differenze. Entrambi, facendo tesoro della Grande Crisi, scartavano il ritorno all'oro come punto di riferimento rigido per il valore delle monete ma ci voleva un regolatore generale. Entrambi erano consapevoli — sia pure in modi diversi — che la catena di crack finanziari degli anni ‘20 e ‘30 avrebbe potuto essere evitata se si fosse accettata l'idea che il sistema doveva poggiare su un'autorità “super-partes” in grado di assicurare la liquidità necessaria a scongiurare le crisi.

Se queste erano le esigenze, allora occorreva un accordo di carattere generale, vincolante per tutti. La differenza con la terza linea era radicale: quest'ultima, infatti, puntava su Intese di carattere regionale, con la creazione di una serie di aree valutarie stabili al loro interno (quella della sterlina, del franco, l'area danubiana, ecc.), senza nessuna valuta dominante su scala mondiale.

Ma Keynes e White erano in disaccordo sul modi e i mezzi per realizzare quelli obiettivi. L'economista inglese, infatti, pensava che dovesse nascere una vera e propria Banca delle banche centrali, un super-Istituto dotato di una sua propria moneta da usare come mezzo di pagamento tra i governi. Quando un paese aveva bisogno di riequilibrare la propria bilancia dei pagamenti poteva rivolgersi all'ufficio di governo della Clearing Union.

Gli americani, però, si preoccuparono del rischio di diventare — date le condizioni concrete dell'economia post-bellica — i creditori dell'Intera economia mondiale e scartarono il meccanismo ideato da Keynes. Il plano White, invece, prevedeva che il “fondo di stabilizzazione” venisse finanziato da tutti i paesi sottoscrittori, attraverso quote pagate parte in oro e in dollari, parte in valuta nazionale. L'accesso al credito doveva essere proporzionale alle quote. In questo modo il dollaro sarebbe diventato la vera valuta dominante e gli Stati Uniti senza il pericolo di trasformarsi in “elemosinieri”.

Senza dubbio l'ipotesi vincente sarebbe stata l’immagine dei rapporti di forza che si stavano delineando durante la fine del conflitto modiale.

Tutti gli accordi derivati direttamente o indirettamente da Bretton Woods non prevedevano un corretto controllo della quantità di dollari emessi, permettendo così agli USA l'emissione incontrollata di moneta, fatto contestato più volte da Francia e Germania in quanto gli USA esportavano la loro inflazione, impoverendo così il resto del mondo.

Fino all'inizio degli anni '70, il sistema fu efficace nel controllare i conflitti economici e nel realizzare gli obiettivi comuni degli stati, sempre con le stesse immutate condizioni che l'avevano generato.

 

S. Cingolani, Così nacque l’impero del dollaro, L’Unità del 21 luglio 1984

 

 


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