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La guerra fredda stimolò la Corsa allo Spazio.

 

 

 

Lo sviluppo della missilistica aerospaziale ha avuto luogo grazie al fatto che si fosse instaurata una guerra fredda che coinvolgeva in particolar modo USA e URSS. 

Nei primi anni del secondo dopoguerra, il conflitto si espresse attraverso una produzione incontrollata degli armamenti sempre più micidiali. Fortunatamente, arrivò un momento in cui ci si accorse che era più conveniente dare sfogo alla propria supremazia nella Corsa allo Spazio anzichè produrre armamenti che avrebbero potuto annientare l’umanità.

 

Questo periodo storico vide anche l’utilizzo della propaganda in tutte le sue forme e tra queste trovarono uno spazio importante anche le emissioni filateliche. In questa ottica è opportuno delineare il clima politico e propagandistico che si era instaurato nell'immediato dopoguerra perché è in questo clima che ebbe inizio la Conquista dello Spazio.

Il passaggio dell'imperialismo americano a una politica aggressiva e apertamente espansionistica, dopo la fine della seconda guerra mondiale, trovò la sua espressione sia nella politica estera che nella politica interna degli Stati Uniti. L'appoggio attivo alle forze antidemocratiche reazionarie del mondo intero, la rottura delle decisioni di Potsdam dirette a democratizzare e a smilitarizzare la Germania, la protezione ai reazionari giapponesi, l'allargamento dei preparativi militari, l'accumulazione di riserve di bombe atomiche, tutto fu accompagnato da un'offensiva contro i diritti elementari e democratici dei lavoratori all'interno degli Stati Uniti.

 

 

Benché gli Stati Uniti siano stati colpiti dalla guerra relativamente poco, la schiacciante maggioranza degli americani non voleva saperne di una nuova guerra e delle restrizioni che ne derivano. Ciò spinse il capitale monopolistico e i suoi servitori dei circoli dirigenti degli Stati Unti a cercare mezzi straordinari per spezzare l'opposizione interna alla politica aggressiva ed espansionistica e avere le mani libere per continuare ad attuare quella politica pericolosa.

La campagna contro il comunismo, proclamata dai circoli dirigenti americani portò ad attentare ai diritti e agli interessi vitali dei lavoratori americani. I gruppi espansionisti americani, che sognavano la preparazione di una terza guerra mondiale, furono profondamente interessati a soffocare, all'interno del paese, ogni possibile opposizione e ad «istupidire» il cittadino americano con l'aiuto dei vari mezzi di propaganda antisovietica, anticomunista, come il cinema, la radio, la chiesa e la stampa. La politica estera espansionista agì in tutte le direzioni:

le misure strategiche militari;

l'espansione economica;

la lotta ideologica.

 

 

La realizzazione dei piani strategici militari per le future aggressioni si espresse con la tendenza a utilizzare al massimo l'apparato militare e produttivo degli Stati Uniti,  aumentato considerevolmente verso la fine della seconda guerra mondiale. L'imperialismo americano condusse una politica sistematica di militarizzazione del paese. Negli Stati Uniti, le spese per l'esercito e per la flotta superarono gli 11 miliardi di dollari annui. Nel 1947-48, gli Stati Uniti destinarono al mantenimento delle loro forze armate il 35% del bilancio, 11 volte in più rispetto al 1937-38.

Gli strateghi americani non si vergognarono di dire che negli Stati Uniti, parallelamente all'accumulazione delle bombe atomiche, si preparavano le armi batteriologiche.

 

La guerra fredda portò alla costituzione di un mondo bipolare, diviso tra USA e URSS, finita con la crisi dell’URSS, cioè con il disfacimento di una delle due superpotenze.

In questa situazione anche l’Europa era divisa in due: l’Europa occidentale che seguiva la politica americana e quella orientale che seguiva la linea dell’Unione Sovietica. Il simbolo più forte di questa suddivisione era la Germania, divisa in Repubblica federale tedesca e Repubblica democratica tedesca, e la stessa città di Berlino, spezzata in due.

 

 

 

Alla fine della seconda guerra mondiale, lo scrittore inglese George Orwell usò il termine "guerra fredda" nel suo saggio "You and the Atomic Bomb", pubblicato il 19 ottobre 1945 sul quotidiano britannico Tribune. Descrivendo un mondo che vive all'ombra della minaccia della guerra nucleare, Orwell utilizzando le previsioni di James Burnham su un mondo polarizzato, scrisse:

«Guardando il mondo nel suo insieme, la deriva per molti decenni non è stata verso l'anarchia, ma verso la reimposizione della schiavitù ... La teoria di James Burnham è stata molto discussa, ma poche persone hanno ancora considerato le sue implicazioni ideologiche - cioè, il tipo di visione del mondo, il tipo di convinzioni e la struttura sociale che probabilmente prevarrebbero in uno stato che era allo stesso tempo invincibile e in uno stato permanente di "guerra fredda" con i suoi vicini. »

 

Sul The Observer del 10 marzo 1946, Orwell scrisse:

"dopo la conferenza di Mosca dello scorso dicembre, la Russia iniziò una guerra fredda contro la Gran Bretagna e l'Impero britannico."

 

Il primo uso del termine “guerra fredda” per descrivere lo specifico scontro geopolitico del dopoguerra tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti fu in occasione di un discorso di Bernard Baruch, un influente consigliere dei presidenti democratici, tenuto il 16 aprile 1947. Un estratto del discorso, scritto dal giornalista Herbert Bayard Swope, afferma:

"Non lasciamoci ingannare: siamo oggi nel bel mezzo di una guerra fredda".

 

 L'editorialista del giornale Walter Lippmann diede al termine una portata più ampia grazie al suo libro The Cold War . Quando nel 1947 gli venne chiesta l'origine del termine, Lippmann la ricondusse a un termine francese degli anni 1930, la guerre froide.

 

 

La guerra fredda e il Cominform, Zanichelli – navigare nel tempo e nello spazio, Tratto da: La storia contemporanea attraverso i documenti, a cura di Enzo Collotti e Enrica Collotti Pischel, Bologna, Zanichelli, 1974, pp. 290--‐292.

 

La guerra fredda

 

George Orwell, "You and the Atomic Bomb

 

 

 

 


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