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Il libro dell’italiano Luigi Gussalli

 

 

L’idea di fare un viaggio dalla Terra alla Luna era soltanto fantascienza quando Giulio Verne scrisse i suoi racconti. Con il passare degli anni l’idea prese forma. Anche l’Italia ha avuto il suo pioniere: Luigi Gussalli.

 

Gussalli rivelò subito una speciale attitudine per l'ingegneria meccanica, realizzando a sette anni un praxinoscopio (strumento ludico inventato nel 1877 e basato sul fenomeno della persistenza dell'immagine retinica) e poi, da giovane studente, giocattoli meccanici, automobiline a vapore e piccoli aeroplani capaci di volare, primi esempi di  aeromodellismo.

Come molti pionieri dell'astronautica, era appassionato lettore di fantascienza e non perdeva occasione di lanciare piccoli  razzi.

 

«Nel giardino di casa egli lanciava razzi singoli, accoppiati, trini e, talvolta, anche leggermente zavorrati. Ne constatava il comportamento, le reazioni e la loro ascesa, più o meno diretta, verso il cielo, traendo da queste modeste esperienze le osservazioni e le deduzioni che lo interessavano», racconta il suo amico Luigi Rossetti.

Dopo il diploma di licenza in scienze fisico-matematiche si iscrive al terzo anno di fisica a Pavia e poi al Politecnico di Glons-Liegi, dove il 9 agosto 1909 ottiene il diploma di ingegnere industriale. In quel periodo incomincia a sfornare brevetti: nel 1904 quello per un “congegno motore per automatici”; nel 1910 l'ippomobile; nel 1912 la slitta da neve a motore.

Nel 1915 parte come autista per la guerra, passando poi alla Commissione Collaudo, come ingegnere. Al termine della Grande Guerra si dedica alle sue invenzioni e, nel 1923, pubblica “Si può tentare un viaggio dalla Terra alla Luna?”.

 

 

Nel testo Gussalli propone l'utilizzo di un razzo a quattro stadi, l'ultimo dei quali destinato allo sbarco sulla Luna e al ritorno dal nostro satellite. Gli astronauti avrebbero viaggiato in una  capsula  dotata di impianti di aerazione simili a quelli usati nei sommergibili e termicamente isolata. Per eliminare la sensazione di  caduta libera  la capsula doveva ruotare su sé stessa e gli astronauti avrebbero usato come pavimento le pareti imbottite. La rotazione avrebbe dato loro “l'impressione di essere a letto supini”. Come propulsore Gussalli proponeva il suo propulsore a doppia reazione. Questo era caratterizzato dall'uso di un propulsore a razzo i cui gas di scarico venivano deviati dalle palette di una turbina azionata da un secondo motore, per aumentarne l'energia. Il motore che doveva far girare le palette della turbina, proponeva Gussali in un approfondimento successivo, poteva esser elettrico e alimentato dalla Terra mediante trasmissione a distanza di energia per ridurre il carico a bordo.

Di lui cominciano a parlare anche i giornali, confrontando le sue esperienze sui razzi con quelle dello statunitense  Goddard  e del francese  Esnault-Pelterie.

 

Dalla Stampa del 9 giugno 1924.

… si è valso ampiamente anche dei calcoli e di risultati sperimentali di Goddard stesso, non fa questione di mandare un proiettile di qualunque sorte, nella Luna: tratta addirittura di mandarci  un treno. Sicuro! Per la Luna, signori, si parte! …

«il viaggio è possibile con degli apparecchi in serie»: cioè con la riunione in serie di veicoli-tipo, azionati dai già descritti propulsori a doppia reazione, che verrebbero ad imprimere ad essi la velocità richiesta nei vari periodi del viaggio, e a rallentare quindi, convenientemente, la caduta finale. I veicoli, secondo i calcoli fatti, dovrebbero essere precisamente ventisette, formanti una colonna, o treno, ……

 

 

Nel 1930, nell'ambito del XIX Congresso della  Società Italiana per il Progresso delle Scienze  (SIPS), legge la comunicazione “Astronautica e propulsori a reazione”.

Gli anni tra le due guerre vedono rapporti burrascosi tra Gussalli e il mondo scientifico e istituzionale, rimproverando alle commissioni scientifiche una visione miope, indifferenza e mancanza di intuito. In questo periodo è in corrispondenza sia con Goddard che con  Hermann Oberth.

Nel 1941 pubblica il suo secondo libro, intitolato “Propulsori a reazione per l'astronautica. La riduzione del consumo dei propulsori può rendere possibile la navigazione negli spazi siderali”, in cui propone l'idea di usare un  motore solare  come motore ausiliario. Poi progetta un  dirigibile  stratosferico. Infine, tra il 1942 e la fine della guerra scrive il suo ultimo libro: “I viaggi interplanetari per mezzo delle radiazioni solari. L'abolizione del consumo dei propulsori può rendere possibile la navigazione negli spazi interplanetari”, pubblicato nell'aprile del 1946 in italiano ed in inglese, che riceve più interesse all'estero che in Italia.

 

 

L'ultimo suo scritto è una lettera del giugno 1949 al  CNR, all'Accademia dei Lincei  e alla  Società Italiana per il Progresso delle Scienze, nella quale evidenza analogie tra idee contenute nei suoi scritti ed esperimenti in corso negli Stati Uniti, come i razzi multipli, l'uso della rotazione di un'astronave per creare una  gravità artificiale  e l'uso di un motore solare per generare questo movimento, di fatto lamentando una scarsa attenzione ai suoi studi da parte degli istituti scientifici italiani. Gussalli muore il 23 giugno 1950 a Barbano di Salò.

 

 

La stampa 9 giugno 1924

La stampa 13 aprile 1931

La stampa della sera 11 novembre 1935

 

 

 


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