Berengario di Eberardo venne nominato marchese del Friuli nel 874. Apparteva alla casata degli Unrochingi  e fu uno dei protagonisti del periodo dell'Anarchia feudale.

 

 

 

Unruoch  morì nel 874.

Berengario di Eberardo venne nominato marchese del Friuli.  Fu Marchese del Friuli (874 - 924), Re d'Italia (888 -924) e Imperatore dei Romani (915 - 924).

Fu uno dei protagonisti del periodo dell'Anarchia feudale, quando i più importanti feudatari della penisola lottarono per avere il controllo dei territori del carolingio Regno d'Italia.

 

La scarsità di documenti relativi all'Italia nord-orientale nel sec. IX non consente di arrivare a conclusioni precise circa l'estensione della marca friulana allorché Berengario ne assunse il governo, e ancora meno circa l'estensione della zona di diretta influenza che i suoi predecessori avevano al di là dai confini della marca stessa. Appare certo che la marca del Friuli nella seconda metà del sec. IX doveva essere assai più paragonabile al vecchio ducato longobardo, il primo istituito da Alboino in territorio italiano, della quale facevano parte almeno la Carinzia e la Dalmazia, e forse anche l'Istria, e che, nell'828, venne divisa in quattro "comitati ", uno dei quali, il Friuli propriamente detto, sarebbe toccato in sorte appunto ad Eberardo (intorno all'837). Questa più ridotta marca friulana aveva, come confini, ad ovest la Livenza e più a nord lo spartiacque fra il Piave e il Tagliamento, ad est il tratto fra Duino e Sistiana, a nord e a nord-est, rispettivamente, il bacino dell'alto Tagliamento e la valle dell'Isonzo.

 

Berengario diventa Re d’Italia

Carlo il Grosso, oltre ad essere insignito del titolo imperiale, era investito dei titoli di Re dei Franchi Occidentali, di Re dei Franchi Orientali e di Re d'Italia. La sua deposizione da parte di Arnolfo di Carinzia durante la dieta di Francoforte (887) rese vacanti tutti questi titoli. In Italia i principali contendenti all'investitura regale furono i feudatari dotati della potenza militare sufficiente ad ambire al controllo dei territori soggetti un tempo all'influenza carolingia: i Marchesi del Friuli, della Toscana e di Camerino, quest'ultimo unito al Ducato di Spoleto, ai quali successivamente si aggiunse il Marchesato d'Ivrea.

A seguito della deposizione di Carlo il Grosso e in mancanza di eredi diretti di quest'ultimo, Berengario poteva vantare un diritto dinastico sul Regno d'Italia per linea femminile. Inoltre godeva della disponibilità militare della sua marca, creata per difendere i confini orientali del Sacro Romano Impero dalle incursioni degli Slavi.

Nell'888, riuscì a convincere un'apposita dieta di Conti e Vescovi riunitasi a Pavia, allora considerata capitale del Regno, a farsi eleggere successore di Carlo il Grosso sul trono italiano.

 

 

Walfredo venne nominato duca e marchese del Friuli.

Un altro pretendente diretto al titolo regale fu Guido II di Spoleto potendo vantare anche lui diritti dinastici in linea femminile. Inizialmente pose la sua candidatura alla corona di Francia, ma i Franchi lo respinsero e scelsero come loro re il duca Eude (o Oddone). Deluso da questo insuccesso, Guido nell'889 rientrò in Italia e, violando i precedenti accordi, mosse con un suo esercito contro Berengario pretendendo per sé la corona d'Italia.

Berengario re d’Italia fu costretto ad una battaglia con Guido duca di Spoleto. I due eserciti si scontrarono sul Trebbia, nel Piacentino. La battaglia fu molto cruenta e la vinse Guido. Berengario non fu espulso dall’Italia e non rinuncio al titolo regale in quanto frutto di una consacrazione vescovile e poteva essere revicata solo da una scomunica.  Mantenne il suo dominio sul Ducato del Friuli e si stabilì a Verona.

La lontananza fra Spoleto e Verona, sede della marca del Friuli ai tempi di Berengario, fece sì che questi poté operare autonomamente nel nord della penisola. Molti condottieri d’armi, tra essi alcuni vescovi, accorsero in aiuto di Berengario e formarono una parte dell’esercito. Gualfredo, marchese del Friuli, era a capo di 3000 friulani.

In questa epoca ci sono gli Uomini di Masnada ossia i soldati del feudatario. Ciascuno di essi possedeva un pezzo di terra e pagava un canone al proprio signore con l’obbligo di seguirlo sempre alla guerra.

In questi anni continua la guerra tra Guido e Berengario.

Nell'893 Berengario dovette affrontare nuovamente Guido, deciso a ripristinare il proprio potere nei territori a nord dell'Appennino. Le cose stavano peggiorando e Berengario chiese chiese appoggio al Re dei Franchi orientali Arnolfo che gli inviò un esercito condotto dal figlio Zventebaldo che, unito a Berengario, assediò Guido a Pavia. L'equilibrio delle forze in campo convinse Arnolfo a scendere in Italia e farsi nominare Re dalla dieta pavese. Berengario gli porse omaggio feudale ed ottenne in cambio il governo della penisola (895) a nome del nuovo Re.

Il Ducato del Friuli venne dato da Arnolfo ad un Gualfredo ma rimase al potere per poco tempo in quanto morì l’anno successivo nel 896. Berengario ritornò in possesso di Verona e del Ducato Friulano ed estese il suo dominio sino all’Adda.

 

 

 

Nell’899 cominciarono le incursioni da parte degli Ungari.  Il Friuli subì la più lunga e devastante invasione per mano degli Ungari. Saranno almeno 12 le incursioni che provocheranno incendi, morti e rovine. Le conseguenze delle invasioni ungare furono fatali per il Friuli: spopolamento della regione, interruzione delle vie di comunicazione, abbandono delle attività produttive.

 

 

 

1)     Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

2)     BERENGARIO I, duca-marchese del Friuli, re d'Italia, imperatore

 

 

 


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