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La morte di Carlo Magno, la guerra con la Pannonia e la scuola in Friuli

 

 

 

Nel 813, Carlo Magno convocò ad Aquisgrana una Dieta per conferire al figlio Lodovico il titolo di imperatore. Carlo Magno morì il 28 gennaio 814.

Lodovico, detto il Pio, e da altri il Bonario, regnò per 26 anni. 

In Italia governava BernardoBernardo rimase orfano all'età di circa tredici anni, infatti suo padre, Pipino morì nell'810, per una malattia contratta durante l'assedio di Venezia.

Ludovico il Pio  nominò Cadalao conte del Friuli verso l'817 per fronteggiare la grave minaccia della ribellione di Ljudevit Posavski, duca di Pannonia.

In quel anno iniziarono, o forse continuarono, le controversie tra gli imperatori d’Occidente e d’Oriente per i confini della Dalmazia. L’imperatore greco invio Niceforo ad Aquisgrana per incontrare Cadolaco, duca della Marca del Friuli ( che compreneva anche la Liburnia, l’Istria e la Dalmazia francese) al quale spettava la gestione dei confini. In tale occasione si accordarono nel confermare i preesistenti confini: una Dalmazia marittima  all’imperatore d’Oriente, la mediterranea  a quello d’Occidente.

 

Successivamente Cadalao marciò contro Ljudevit Posavski, duca di Pannonia, ma fu sconfitto e morì, probabilmente in battaglia. Come conseguenza, il Friuli dovette subire varie scorrerie delle popolazioni slave.

Balderico venne nominato duca del Friuli succedendo a Cadaleo. Più volte si recò in Pannonia per fare guerra. Governò per 10 anni.

Lo stesso anno della sua nomina, Balderico visitando la Carinzia si scontrò con duca Ljudevit sul fiume Drava. Nonostante che Balderico fosse accompagnato solo da un piccolo esercito riusci a vincere sull’avversario costringendolo a ritirarsi in Pannonia.

Il duca Ljudevit, per vendetta, mosse un’incursione sulla Dalmazia incendiandola e saccheggiandola. Borna, duca di quella provincia, fu obbligato a lasciare il proprio territorio dopo aver perso 3000 uomini e più di 300 cavalli.

 

Il 27 dicembre 820 l’imperatore Lodovico il Pio affida la Carniola alla giurisdizione ecclesiastica del Patriarcato di Aquileia

Nel 822, l’imperatore Lodovico diede ordine al duca Balderico di condurre un esercito in Pannonia e sconfiggere Ljudevit. Ques’ultimo, invece di combattere, chiese la pace ad ogni condizione.

L’anno successivo, Ljudevit venne ucciso in Dalmazia da Lindemusto, cugino di Borna. Si ebbe la fine della guerra con la Pannonia e la nostra regione potè godere di un periodo di pace.

 

Il 17 aprile 818 morì Bernardo d’Italia e  il regno d'Italia passò sotto l'autorità imperiale di Ludovico il Pio.  Lotario viene incoronato imperatore d’Italia.

Nell'817, alla dieta di Aquisgrana, l'imperatore, Ludovico il Pio, con la Divisio Imperii al suo primogenito, Lotario, concesse il titolo imperiale, e con l'incoronazione a imperatore aggiunto, fu sancita la sua superiorità sui fratelli, mentre al secondogenito, Pipino, concesse la sovranità, col titolo di re, sull'Aquitania, il tolosano e la Settimania, che già governava, e al terzogenito, Ludovico, che sarà detto il Germanico, concesse la sovranità, col titolo di re, sulla Baviera, la Carinzia e la Boemia. Questa suddivisione conosciuta anche come Ordinatio Imperi fu ratificata dall'imperatore a Nimega, nell'819.

 

Nell’827, il patriarca di Aquileia Massenzio, appoggiato dal papa Eugenio, ottenne che fosse convocato il Sinodo nella città di Mantova. Si discusse sulle differenze tra i patriarchi di Aquileia e quelli di Grado. La sentenza dichiarò il Patriarcato di Aquileia antico e metropolitano e Grado doveva assoggettarsi ad Aquileia come tutti i vescovi istriani.

Ma il Patriarcato di Grado continuò ad esistere.

 

Nel frattempo la monarchia francese, non più retta da Carlo Magno, iniziò a sentire gli effetti della decadenza. In Catalogna l’armata imperiale inviata contro i Mori non si comportò in modo dignitoso. Altrettanto successe in Pannonia ed in Carizia nella guerra contro i bulgari.

Lodovico, nel febbraio del 828, tenne ad Aquisgrana una Dieta e condannò tutti gli ufficiali che avevano mancato al proprio dovere. Tale pena la subì anche il duca (o marchese) Balderico. La Marca del Friuli, che egli governava, fu divisa in quattro contee: probabilmente furono Cividale del Friuli, Trevigi, Padova e Vicenza.

Secondo il Liruti questa divisione includeva il Friuli, l’Istria, la Carniola e la Carintia.

 

Carlo Magno e la scuola palatina

 

Per dare un’unità al suo vasto impero, Carlo Magno pensò che fosse necessario educare intellettualmente, moralmente e religiosamente i popoli barbari che lo componevano. A tale scopo si dedicò con ogni cura alla diffusione delle scuole e modificò radicalmente i metodi e gli ordinamenti scolastici. A quei tempi l’insegnamento aveva carattere religioso: vi erano scuole episcopali e parrocchiali nella città, e scuole monastiche presso i conventi.

Tuttavia l’insegnamento non aveva basi sicure, perché allora solo in Inghilterra esisteva un centro di studi che si valeva di una lunga tradizione scolastica.
Per effettuare il suo vasto piano di riforma, Carlo Magno fece venire presso di sé, dall’Inghilterra, Alcuino. Consigliato da lui, emanò i capitolari circa l’organizzazione delle scuole ed elaborò un programma di studio che si diffuse in tutte le scuole, episcopali e claustrali, e rimase invariato per tutto il Medio Evo.
Il programma comprendeva le sette arti liberali, distinte in «trivio» (grammatica, retorica, dialettica) e in «quadrivio » (aritmetica, geometria, astronomia, musica), a cui poi si aggiunse la medicina.

Completava la cultura nelle scuole superiori lo studio della teologia. Sotto la direzione di Alcuino, fu costituito un centro di studi nel palazzo stesso dell’imperatore ad Aquisgrana: la scuola palatina o scuola di palazzo. Accanto ad essa esisteva una piccola accademia, dove il latino classico era la lingua preferita. L’imperatore vi chiamava studiosi, letterati, uomini di cultura da ogni paese.
Successivamente, sul modello della scuola palatina, furono fondati nuovi centri di studi, dove i maestri stessi composero preziosi manuali scolastici, che gli amanuensi (scrivani) copiavano in numerosi esemplari, per distribuirli nelle diverse scuole dell’impero.

Anche se Carlo Magno era morto, l’imperatore Lotario continuo la politica scolastica del suo predecessore e decise di riordinare la scuola. Tra le scuole capitolate ci fu anche quella di Cividale a cui, per legge, potevano concorrere i giovani provenienti dal Friuli e dall’Istria.

I maestri di scuola insegnavano la grammatica. La materia grammatica abbracciava la lingua latina con lo studio degli antichi scrittori  e poeti, qualche accenno alle Sacre Scritture, il conteggio delle fasi lunari.

Già a quel tempo c’erano numerosi candidati maestri che spacciavano titoli universitari: a quei tempi era una fortuna avere un buon maestro! Le scuole, normalmente, si trovavano presso alcune città oppure presso dei monasteri. I vescovi insegnavano ma anche i parroci dei villaggi erano tenuti  ad insegnare le lettere ai giovani.

 

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 

 


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