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Intorno al 778, nasce il Parlamento della Marca Friulana. Nel 796, il Patriarca Paolino indisse il Sinodo Forogiuliese.

 

 

La marca era sotto la direzione di un duca.  Inoltre, ogni città era governata da un conte.  A differenza dei duchi, i quali reggevano con podestà quasi sovrana, i conti avevano una carica temporanea ed erano essenzialmente dei capi militari di un territorio più o meno esteso, sul quale non esercitavano dominio ma semplice giurisdizione a nome del Re.

Allo stesso tempo si volle istituire un parlamento allo scopo di risolvere le problematiche di interesse pubblico. Le persone che facevano parte del parlamento erano tutte scelte da Carlo Magno e dovevano aver dimostrato fedeltà ed erano esperte nell’amministrazione dei pubblici affari.

Si ritiene che la sede scelta fosse quella di Udine in quanto era la sede sia del Duca che del Patriarca.

A capo del Parlamento venne nominato il Patriarca in quanto si riteneva che la religione dovesse avere la precedenza. A quel tempo il patriarca  era San Paolino (La Marca del Friuli, detta anche «Veronensis et Aquileiensis»).  Questo è il primo esempio in cui il Patriarca di Aquileia detiene veste sia il potere temporale che religioso.

Con il tempo, il Parlamento assunse sempre più potere.  La sede principale era Udine ma non era escluso che la convocazione avvenisse in sedi diverse. Le riunioni venivano fatte in chiesa oppure nei palazzi pubblici e si annunciava l’inizio delle riunioni con tre suoni di campana. A capo del parlamento c’era il Patriarca e ne facevano parte anche i consiglieri nominati dal Patriarca stesso.. Alle riunioni partecipavano anche i prelati e i tutti i proprietari di un castello. Tutti avevano a disposizione un voto.

Nel Parlamento si trattavano e si risolvevano tutti i problemi di carattere politico, si giudicavano cause, spesse volte c’erano azioni contro lo stesso Patriarca. Si deliberava su guerre, si stabilivano le tregue e le paci, si trattava in materia di confini, fortezze, imposte e statuti.

Esisteva anche un “Parlamento ridotto”, formato dal Patriarca e da altri tre soggetti, che si riuniva quando c’erano situazioni da risolvere con la massima urgenza. Questa forma prese il nome di Consiglio del Parlamento e si riuniva a cadenza quasi giornaliera negli appartamenti del Patriarca.

 

 

Il Sinodo Forogiuliese

Una volta messo in ordine la politica temporale, il Patriarca Paolino volle influenzare anche la politica ecclesiastica. Allo scopo, indisse nel 796 un Sinodo Provinciale, chiamato anche Sinodo Forogiuliese. In questa sede trattarono argomenti relativi alla religione cattolica, il culto divino, si discusse degli eretici del tempo. Venne riformato l’ordine delle monache. A quel tempo c’erano due tipi di monache: quelle che vivevano nei Chiostri in prossimità dei Monasteri e quelle che abitavano a casa. In segno di devozione vestivano con una veste nera.  Inoltre venne deciso che gli ecclesiastici potevano far pagare le decime ai fedeli per celebrare  le funzioni religiose.

 

L’anno successivo  il Patriarca Paolino ottenne da Carlo Magno la possibilità che il Patriarca fosse eletto dai canonici e dagli abitanti della provincia. Paolino ottenne anche la possibilità di ampliare il proprio Patriarcato diventando tra i più estesi d’Italia.

 

Francesco Palladio degli Olivi, Historia del Friuli, 1660

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 


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