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L’evoluzione della marca friulana nella strategia carolingia

 

 

Dopo la sconfitta di Rodgaudo, il Ducato del Friuli venne riorganizzato

Il ducato longobardo del Friuli aveva assunto una configurazione molto più autonoma e compatta rispetto a quanto accadeva nel resto dei domìni longobardi del centro nord, e anche per questo la sua conquista risultò più difficoltosa per i Franchi.

In Friuli oltre al centro politico di Cividale, sede della residenza ducale, sotto i Longobardi si formarono delle farae (ossia dei centri abitati permanenti)che portarono ad un controllo più esteso ed articolato del territorio. Il ducato si di una serie puntiforme di insediamenti agricoli, dentro i quali si riconosce soprattutto l’esistenza di patrimoni appartenenti a grandi possessori.

 

Il ducato longobardo del Friuli nell’VIII secolo

 

L’aspetto che influenzò l’assetto regionale è legato all’assenza di un centro politico forte. Peer molti anni ci fu uno spopolamento importante soprattutto nelle zone friulane: ci fu la decadenza di centri importanti come Aquileia, Concordia, Altino e la cittadina romana di Zuglio (Iulium Carnicum, sulla via Claudia Augusta nelle prealpi carniche). La stessa Cividale (Forum Iulii) che divenne il centro politico del ducato già a partire dal VI secolo, pur rimanendo fino a tutto il XII secolo la città di maggior rilievo del Friuli, non visse quel periodo di crescita economica che caratterizzò altri centri italici (tra i quali Verona e Treviso).

Le separazioni creatisi all’interno del ducato del Friuli rimarranno fino al XIX secolo.

 

 

Quali furono, tra la fine dell’VIII e tutto il IX secolo, i confini tra la marca carolingia del Friuli?

Se il ducato longobardo del Friuli terminava quasi certamente ad ovest in corrispondenza del fiume Livenza. I confini  della marca friulana sono di più difficile risoluzione.

Con l’arrivo di Carlo Magno, la marca sembra avere solo un  ruolo di supporto istituzionale della popolazione da poco sottomessa, ed ha una funzione strettamente militare a causa dei difficili rapporti politici con l’area slava. A causa di questo inquadramento politico e militare, la marca si evolve nei decenni successivi.

 

Il confine naturale a nord della marca del Friuli è la catena alpina, oltre alla quale si estendeva il grande ducato bavarese comprendente la Carinzia e la Stiria, con confine il fiume Enns, nell’attuale Austria orientale. Tra gli anni 787-88 Carlo Magno condannò per tradimento ed imprigionò in un monastero il duca bavaro Tassilone che per decenni aveva condotto una politica di spregiudicate alleanze con i Franchi ed i Longobardi. Quindi ne occupò il territorio, che tra il 791 ed il 799 divenne la base per la lunga campagna carolingia anti avara.

Il confine alpino in Friuli fu interessato da vari tentativi di fortificazione operati a partire dal V secolo noto come Tractus Italiae circa Alpes. Gli stessi longobardi avevano dato vita ad una linea di fortificazioni, descritta da Paolo Diacono, lungo la direttrice ideale Cividale - Osoppo – Ragogna – Ceneda – Valdobbiadene. A settentrione di questa fascia di castelli c’erano solo alcuni isolati villaggi.

 

Altrettanto difficile risulta l’individuazione del confine orientale. In questo caso ci troviamo davanti ad una situazione ancora più complicata perché il territorio a sud-est di Cividale sfocia in una grande vallata pianeggiante scavata nel corso dei secoli dal fiume Vipacco che non consente la formazione di un vero e proprio confine geografico. Quello orientale è dunque un grande passaggio privo di ostacoli naturali da cui penetrarono i Longobardi nel 568 giungendo dalla Pannonia. I nuovi invasori si resero conto ben presto della difficoltà di controllo di quel confine. Tra il VII e l’VIII secolo si susseguirono infatti continue irruzioni di popolazioni provenienti dall’area danubiana capeggiate dagli Avari e dagli Slavi, che utilizzarono proprio questa via per mettere in atto saccheggi in buona parte della pianura padano veneta.

Alla luce di queste considerazioni vanno prese in considerazione anche le arterie stradali in direzione est-ovest, quali la Stradalta o l'antica via consolare Annia: tutte vie di accesso privilegiato per le veloci cavallerie di questi popoli. In questo scenario rientra la costruzione del castello – luogo forte di Farra (oggi Farra d’Isonzo), sorto per iniziativa dei duchi longobardi proprio in corrispondenza del pons sonti sul fiume Isonzo, la prima fortificazione che le cavallerie slave incontravano giungendo da est verso la pianura friulana.

Non meno difficoltosi si rivelarono i rapporti con gli Slavi, che durante il regno dei longobardi si dimostrarono particolarmente aggressivi nella contesa per il controllo delle vallate slovene, ma che a partire dalla fine dell’VIII secolo, in concomitanza con la conquista franca, cessarono di rappresentare un reale problema per i nuovi dominatori. I problemi si presentarono quando, nel IX secolo,  gli Ungari saccheggiarono la pianura padana.

Quello orientale fu insomma il «fronte caldo» per i governanti della marca friulana, tant'è che la prima importante modifica all'assetto del vecchio ducato venne operata da Carlo Magno pochi anni dopo la sua conquista con l’aggregazione della vicina penisola istriana, proprio nel tentativo di consolidare la resistenza della marca contro la costante minaccia delle popolazioni confinanti.

Prima dell’arrivo di Carlo Magno, sia le coste che le principali isole dell’Istria si trovavano sotto il controllo bizantino: l’impero in queste zone controllava il traffico navale che collegava tutti i porti dell’Adriatico settentrionale. Nell’interno, invece, l’asprezza dei territori e l’estrema frammentazione che continuava a caratterizzare le tribù slave concorrono ad una diffusa instabilità rendendo più agevole l’invasione dell’esercito franco.

Questi elementi facilitarono quindi l'aggregazione dell'Istria alla marca del Friuli che Carlo Magno portò a termine nel 787.

 

Ad occidente,  il fiume Livenza segnava quasi certamente già in epoca longobarda il confine tra il ducato del Friuli e quello di Ceneda, entità territoriale sorta nel corso dell’VIII secolo in stretta relazione al declino di Oderzo.

La conquista franca del Friuli e la successiva battaglia sul Livenza contro Rotgaudo del 776 portò in breve tempo all’annessione di Ceneda alla marca del Friuli.

Il nuovo confine della Marca si spostò dunque più ad ovest e andò probabilmente a coincidere con il fiume Piave che demarcava anche il confine tra la diocesi di Ceneda e quella di Treviso.

 

Negli stessi anni si assiste al progressivo maturare di una coscienza indipendentista del ducatus Venetiarum rispetto al protettorato bizantino. Nell'810 la sede ducale venetica si trasferisce da Malamocco a Rialto, in una fase di grande sviluppo del proprio ruolo politico conseguente alla ripresa dei traffici commerciali nell'alto Adriatico seguiti e conseguente alla conquista di una posizione autonoma nei confronti dei Franchi. Questa strategia accentuava la netta divisione tra gli ambiti litoranei della Venetia maritima e il territorio interno: dinamica che stava maturando già da due secoli anche in conseguenza delle profonde divisioni dogmatiche provocate dallo scisma dei Tre Capitoli (vedi nota).

Con una certa approssimazione, si può dire che il ducato veneziano controllasse alcuni territori compresi tra il basso corso dei fiumi Piave e Livenza, cioè un’area dominata da paludi ed acquitrini, tuttavia essenziale per il controllo dei corsi d’acqua della gronda lagunare. Il dominio di queste zone consentiva infatti ai Venetici il pieno controllo degli estuari dei fiumi, e quindi la movimentazione delle merci attraverso barconi.

 

 

 

Probabili confini della marca carolingia Veronese ed Aquileise. Il fiume Piave (Plavis) propone invece una possibile linea di scansione ulteriore dividendo l’area friulana da quella veneta.

 

 

 

 

 

Nota. Lo scisma ebbe profonde conseguenze nel territorio veneto e friulano, portando, dopo la proclamazione patriarcale, ad una opposizione tra il clero fedele al patriarca, in ambito longobardo, e quello lagunare, fedele invece a Bisanzio. La divisione teologica acuì pertanto quella geografica tra le chiesa di Aquileia (che nel frattempo si era trasferita a Cividale) con i suoi fedeli di stirpe italica e longobarda abitanti nell’entroterra, e la chiesa di Grado, sorta nel VI secolo a seguito dell’invasione longobarda in un’isola della laguna veneta sotto il protettorato bizantino.

 

 

 

Luigi Zanin, L'EVOLUZIONE DEI POTERI DI TIPO PUBBLICO NELLA MARCA FRIULANA DAL PERIODO CAROLINGIO ALLA NASCITA DELLA SIGNORIA PATRIARCALE, tesi di Dottorato di ricerca in Storia sociale europea dal medioevo all'età contemporanea, Università Ca’ Foscari di Venezia

 

 

 


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