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Carlo Magno diventa Re d’Italia.

 

 

Durante il regno di Astolfo, ci fu inasprimento di rapporti con il papa Stefano III. Astolfo minacciava di sottomettere Roma a meno che quest’ultimo non pagasse 1 soldo d’oro per ogni suo abitante.

Il papa chiese aiuto ai bizantini ma invano. Allora chiese aiuto in Francia e trovò l’appoggio. Il 14 agosto 753, papa Stefano III partì per Parigi dove incoronò re di Francia Pipino e i suoi due figli Carlo e Carlomano. In cambio ottenne che i francesi si muovessero contro Astolfo.

Nel frattempo Astolfo continuava a rifiutare le proposte di Pipino e del pontefice, questo rifiuto accelerò la discesa dei franchi in Italia.

Nella prima battaglia vinsero i francesi e Astolfo si salvò fuggendo a Pavia dove si fortificò. Il potente esercito di Pipino lo raggiunse e mise sotto assedio Pavia. Astolfo cercò di trattare e promise di restituire Ravenna e le altre città occupate e, a titolo di garanzia, consegnò degli ostaggi a Pipino.

Astolfo era un uomo inquieto e, all’inizio dell’anno successivo, marciò verso Roma assediandola. Devastò le campagne e sottrasse le reliquie dalle chiese fuori Roma. Il papa cercò di nuovo l’aiuto di Pipino ma senza successo. Nel secondo messaggio al re di Francia esortò il suo intervento promettendogli il paradiso oppure l’inferno nel caso di un mancato intervento. A questo punto Pipino si mosse con un forte esercito verso l’Italia.

Astolfo abbandonò l’assedio a Roma e si mosse verso i confini del regno per opporsi ai francesi. Nel frattempo i francesi iniziarono ad assediare Pavia. Verso la fine del 755, Astolfo dovette accettare la pace con l’obbligo di restituire tutte le città e pagare un’ingente somma di denaro.

Nel 756 morì Astolfo probabilmente a causa di una caduta da cavallo. Astolfo morì senza figli maschi, in questo caso la Dieta dei principi longobardi doveva nominare il successore. Desiderio, duca dell’Istria, aspirava al trono ma anche Rachis voleva essere nuovamente re.

Rachis raggiunse Pavia e si impadronì del palazzo regio, raccogliendo vasti consensi nell'Italia settentrionale. Dalla Toscana però mosse il duca di Tuscia, Desiderio, che reclamò per sé il trono e raccolse il sostegno di tutti gli oppositori al casato friulano di Rachis e Astolfo. Il pretendente ottenne anche l'appoggio di papa Stefano II e dei Franchi di Pipino il Breve, che gli misero a disposizione delle truppe. Il papa esercitò poi pressioni dirette sul "re monaco", che si mostrava esitante ed era ulteriormente indebolito dalla defezione di quanti, tra i suoi sostenitori, temevano un nuovo intervento franco. Nel marzo del 757 rientrò allora in monastero e intraprese opere di evangelizzazione nella Terra di San Benedetto.

 

Desiderio regnò per 18 anni.

Desiderio, per avere l’appoggio del pontefice nella nomina a re, aveva promesso la restituzione di alcune città al papa: promessa che non mantenne. Nel 758, papa Paolo I si rivolse al re di Francia. Pipino non inviò armate ma i suoi messi per trattare con il re longobardo. Contemporaneamente, Desiderio si assicurò l'appoggio diplomatico dell'Impero bizantino per estendere nuovamente i suoi domini. L'opera di rafforzamento del potere regio di Desiderio culminò, nel 759, con l'associazione al trono del figlio Adelchi.

Gli attriti con la Chiesa furono appianati solo nel 763, grazie ad appositi accordi. Memore del precedente di Astolfo, Desiderio ritenne di poter evitare nuovi interventi dei Franchi a sostegno del papato attraverso una politica di piccole concessioni al pontefice. Nel 757 consegnò al Papa Ferrara, Faenza e alcuni possedimenti nella Pentapoli, ma conservò la maggior parte dei territori a suo tempo promessi a papa Stefano II. In quel momento, tuttavia, Pipino il Breve era costretto da problemi interni al suo regno a non impegnarsi nuovamente in Italia, così papa Paolo I sottoscrisse un accordo che accettava la situazione che si era venuta a creare.

Desiderio, dopo la morte di Pipino il Breve avvenuta nel 768,  riuscì ad imparentarsi con uno dei figli, Carlo Magno, dandogli in sposa la figlia.  In questo modo riuscì a interferire con la politica interna del regno franco, in crisi per una contrapposizione tra i due fratelli che si sarebbe conclusa soltanto nel 771, con la morte di Carlomanno.

 Grazie anche alle divisioni interne del regno dei Franchi, Desiderio riuscì così ad assurgere a un ruolo di primo piano nella politica europea del tempo ma, in reazione alla sua politica aggressiva, Carlo Magno, rimasto unico re dei Franchi, ripudiò sua moglie; e questo fu il colpo definitivo che mandò a monte tutte le politiche espansionistiche di Desiderio.

Nel gennaio del 772 morì papa Stefano III, cui succedette Adriano I, che si sbarazzò del capo del partito filo-longobardo. Desiderio colse il pericolo di una nuova alleanza tra il papa e i Franchi e tentò di sventarla per via diplomatica. Adriano rimase però inamovibile nella sua richiesta di completa esecuzione degli accordi precedenti, con la cessione al papato di tutti i territori che reclamava; Desiderio passò quindi all'offensiva riconquistando Faenza,  Ferrara, Comacchio e minacciando Ravenna.

Alla fine del 772, Desiderio intensificò la pressione militare occupando Senigallia, Jesi e Gubbio, entrando nel Ducato romano e minacciando la stessa Roma. Adriano scomunicò il re longobardo e chiese l'aiuto di Carlo Magno. Nella primavera del 773, Carlo radunò il proprio esercito presso Ginevra e lo ripartì in due tronconi: uno discese la Valle d'Aosta, l'altro, condotto dallo stesso Carlo, avrebbe seguito la tradizionale via attraverso il Moncenisio.

Alla decisiva battaglia contro l'esercito di Carlo Magno, Adelchi ebbe l'incarico di presidiare la Valle d'Aosta. Mentre il grosso dell'esercito longobardo, guidato da Desiderio, reggeva in Val di Susa all'urto di quello franco capeggiato da Carlo Magno. Adelchi fu sopraffatto forse anche a causa dei tradimenti di alcuni longobardi. I vinti ripiegarono disordinatamente in Val Padana.

Desiderio si arroccò nella capitale, Pavia, mentre Adelchi riparò a Verona. In seguito alla caduta di Verona, nel 773-774, e soprattutto di Pavia (774), il regno longobardo passò sotto la corona di Carlo Magno e Adelchi cercò riparo a Costantinopoli (774), dove ricevette il titolo di patrizio e assunse il nome greco di "Teodoto". Desiderio fu mandato assieme alla moglie Ansa in Francia, e imprigionati in un monastero.

Con Carlo Magno terminò, anche se sopravisse il nome, il regno dei Longobardi. Carlo venne nominato re dei longobardi.

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 

 


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