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Il ducato di Pemmone e la vittoria contro gli Slavi a Lauriana.

 

 

In questa epoca sembra che il Ducato del Friuli abbia un’unica città, Forogiulio (Cividale). Aquileia e Concordia, anche se decadute, appartengono alla Ducea Forogiuliese, come pure Giulio Carnico. Appartiene al  Ducato anche il circondario di Opitergio (Oderzo), assegnato dal re Rotari al Forogiulio.

Alla morte di Ferdulfo, fu nominato duca Corvolo ma resse il ducato per poco tempo: venne infatti condannato all'accecamento per aver offeso re Ariperto II.  Venne sostituito dal fedele Pemmone.

Pemmone governò dal 710 fino al 737. Originario di Belluno, figlio di un certo Billone, si rifugiò nel Friuli per motivi politici.

Dalla moglie Ratperga ebbe tre figli: Ratchis, Ratchait e Astolfo, il primo e il terzo dei quali divennero a loro volta duchi del Friuli e re dei Longobardi.

Giunto al potere poco dopo la disfatta militare e la morte del duca Ferdulfo, con il quale era perita tutta la nobilitas Foroiulianorum, come molti suoi predecessori anche Pemmone dovette combattere gli Slavi cui inflisse una sconfitta decisiva a Lauriana, probabilmente nell’alta valle della Drava, grazie alla quale riuscì a stipulare la pace e a stabilizzare i confini. 

Si narra che quando Pemmone venne nominato duca decise di accogliere tutti i figli dei nobili morti nella battaglia contro gli Slavi e li fece crescere come fossero suoi.

Nel 717, numerosi Slavi invasero il Friuli e si accamparono in un luogo chiamato Lauriano (si pensa che sia stato l’attuale Lavariano, frazione di Mortegliano). Pemmone li attaccò con il suo esercito, di cui il grosso delle truppe era costituito dai figli ormai cresciuti dei guerrieri longobardi caduti che il duca aveva riunito presso di sé e allevato insieme ai suoi figli.

 

 

Poco più tardi si trovò coinvolto in una grave contesa con il patriarca di Aquileia Callisto, sostenuto da re Liutprando.  Il patriarca protestò contro il fatto che il vescovo di Zuglio, Fidenzio, avesse trasferito la sede della sua diocesi a Cividale; la decisione fu ribadita anche dal successore di Fidenzio, Amatore. Callisto, titolare della cattedra di Aquileia, risiedeva a Cormons a causa dell'eccessiva vulnerabilità della sede patriarcale agli attacchi dei Bizantini e valutò sconveniente che un altro vescovo si insediasse nella capitale ducale: Cormons infatti era una sede non prestigiosa per il patriarca, in cui vi era solo il volgo, mentre un vescovo a lui subordinato frequentava la corte ducale e i nobili longobardi a Cividale. Scacciò quindi Amatore e si insedio nella sua residenza a Cividale. 

Pemmone e i nobili longobardi della corte non accettarono la risoluzione patriarcale e procedette contro Callisto, imprigionandolo sotto dure condizioni nel castello di Pozio (forse l'attuale Duino). Nella contesa intervenne allora re Liutprando, che si adirò contro il duca e lo privò del titolo, affidandolo al maggiore dei figli di Pemmone, Rachis. Pemmone decise di fuggire nella terra degli Slavi, ma Ratchis riuscì a intercedere presso il re per far avere udienza al padre. Liutprando mise i tre figli di Pemmone dietro al trono e da qui ordinò l'arresto dei collaborati di Pemmone.  Astolfo, adirato, fece per estrarre la sua spada, ma Ratchis lo fece desistere.

Al ducato quindi gli successe il figlio Rachis.

 

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 


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