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Castelraimondo e la via “submontana castella”. L’antica via pedemontana ed il guado sul Tagliamento

 

 

Castelraimondo, località di Forgaria del Friuli, è posto tra le aree pedemontana e l'alta pianura friulana che entrarono definitivamente a far parte dell' orbita territoriale ed amministrativa di Roma solo tra la fine deI II ed il l sec. a.C., allorquando si concluse la conquista dell'intero arco alpino mediante l'assoggettamento definitivo delle popolazioni: un progetto complesso ed articolato che Augusto promosse e portò a termine nell'arco di circa un ventennio (26-7 a.C.)

Il sito di Castelraimondo era situato su un’altura che domina le vallate dei fiumi Tagliamento ed Arzino, in posizione molto strategica che permetteva di controllare un vasto settore della pianura friulana nonché un’importante via verso la Carnia ed il Norico. Il sito era un insediamento fortificato che fu abitato ininterrottamente dal IV sec. a.C. al X sec. d.C.

Dopo una frequentazione sporadica, ma rilevabile, in età neolitica e del rame, nell’età del Ferro (IV sec. a.C.) si forma un vero e proprio insediamento, sotto forma di villaggio fortificato.

Tra il II sec. e la prima metà del I a.C. l’insediamento viene dotato di nuove fortificazioni di tipo celtico: viene eretto un potente “murus gallicus“.

Le guerre alpine non furono solo una serie di operazioni militari dettate dalla volontà di dominio e mirate all'annessione della vasta regione montuosa che ostacolava l'espansione settentrionale di Roma, ma l'inevitabile mutamento epocale di mentalità e d'approccio culturale, avviatosi già nel corso deI II sec. a.C. con contatti di tipo commerciale ed economico. Se ancora per Polibio le Alpi sono una barriera spaventosa e insormontabile, un non-luogo, inadatto all'insediamento umano e inaccessibile alla civiltà, l'analisi cambia per il geografo Strabone, per il quale il controllo dell'area alpina aveva garantito l'unità, l'integrazione e quindi la coesione tra l’Italia e le province.

Il territorio del Friuli pedemontano era un ambiente transizionale che durante l'età del Ferro, ma anche oltre, svolse un ruolo di mediazione tra l'ambito della pianura, connesso al mondo mediterraneo, e quello montano, a sua volta legato alle culture mitteleuropee.

 

 

La fase protostorica: la seconda età del Ferro

Rispetto all'età del Bronzo finale e alla prima età del Ferro, tra VII e V sec. a.C., in generale nel Friuli pedemontano si assiste ad una riduzione del numero dei siti, verosimilmente conseguente alla concentrazione dell' insediamento in centri chiave, collocati in posizioni favorevoli per lo sfruttamento delle risorse ed il controllo dei transiti. Questa spinta, che si fa ancor più evidente nella seconda metà del IV sec. a.c., pare condurre in Carnia ad una vera e propria disgregazione del tessuto insediativo precedente causata o semplicemente velocizzata dall'arrivo di gruppi prima da Nord-Ovest e, nel III sec. a.C., anche dal Nord-Est.  In  questo periodo si assiste alla penetrazione in Carnia di gruppi celtici danubiani che, preceduti forse nel V sec. a.C. da singoli individui della stessa stirpe,  si siano inseriti tra fine IV e III sec. a.C. in un territorio già insediato da popolazioni alpine, che vivevano ai margini del mondo celtico e condividevano alcuni aspetti sia con il mondo retico che con quello veneto.

Nonostante la molteplicità delle influenze e degli apporti culturali e probabilmente etnici, dal 1000 a.C. questo territorio fu stabilmente abitato e con continuità almeno dalla tarda età del bronzo.

Tra la fine del VI e gli  inizi del V secolo a.C.  importanti erano Monte Castelir e Montereale Valcellina, posti nell' ambito del sistema in cui il centro egemone di pianura pare fosse la città veneta di Oderzo, la quale controllava le risorse e gli itinerari prealpini verso Est e Nord; più a Ovest, e con origini più recenti (IV sec. a.c.), il sistema di Castelraimondo di Forgaria nel Friuli e Castelvecchio di Flagogna,  appartenenti al sistema del fiume Arzino, collegabile e/o altemativo a quello del Tagliamento nel collegamento verso il Norico, facevano capo all’insediamento di Aquileia e di Julia Concordia

Il periodo tra IV e II sec. a.C.  nell'area friulana e giuliana ci fu un calo demografico ed economico-culturale e Castelraimondo diventa un sito fortificato il quale potrebbe essere accomunato ad altri centri prealpini a cultura. In effetti, dal III sec. a.C., la presenza celtica si fa più consistente in varie località dell'area montana e prealpina friulana e dell'alto Isonzo.

In questa mescolanza di culture ed etnie, si attiverà il processo di romanizzazione della regione.

 

Il successivo potenziamento di Castelraimondo sembra conseguente alla fondazione della colonia romana di Aquileia (181 a.C.) e perciò alla romanizzazione del Friuli. Con la militarizzazione della regione la funzione strategica di Castelraimondo viene potenziata divenendo una vera fortezza, con la costruzione di torri con funzione difensiva, di guardia e di segnalazione e la costruzione di un perimetro fortificato più allargato. Si costruiscono all’interno nuovi edifici con tecnica edilizia romana e continua ad essere attivo il quartiere artigianale per la produzione di leghe metalliche e forse armi. 

La fortezza resta militarmente attiva per tutto il IV sec., finché, intorno al 430 un evento (bellico?) di grande violenza distrugge l’insediamento. Castelraimondo resta abbandonato per decenni.
In seguito l’insediamento di Castelraimondo diviene rifugio di pastori e poverissima gente: vengono costruiti annessi rustici, addossati ai resti ed ai ruderi precedenti, e palizzate per gli animali. Il luogo, tra alterne vicende, abbandoni e rioccupazioni, dettate anche da eventi sismici distruttivi, rimane abitato fino all’inizio del X sec., quando la sommità del colle viene destinata ad uso esclusivamente agricolo e prativo.

Sul costone occidentale del colle, in un periodo da collocarsi tra la fine dell’anno Mille ed il XIII sec., con una occupazione ex novo, viene accertata la presenza di un castello medievale, voluto dal Patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, che continua a sfruttare l’unicità della posizione strategica del luogo.
Le cronache parlano della sua definitiva distruzione nel 1348.

 

 

Topografia e sistemi di comunicazione: vie di terra e vie d'acqua precedenti la romanizzazione

E’ indiscutibile l’importanza dei fiumi del Friuli che, con il loro andamento prevalentemente da Nord a Sud, hanno sempre svolto un ruolo di collegamento tra la zona alpina e quella di pianura ed il mare.

I centri sorgevano in luoghi strategici al fine di avere un controllo visivo. Da Castelraimondo si godeva di un'ampia veduta dei due corsi dei corsi dei fiumi: il Tagliamento ed il torrente Arzino.

Nell’età del Bronzo iniziò anche una mobilità umana che seguiva la direzione Est-Ovest. In questo modo la sponda destra del Tagliamento, da sempre legata al Veneto, venne messa in collegamento con le aree orientali attraverso dei percorsi che si snodavano tra le vallate prealpine.

 

La più conosciuta di queste direttrici è nota grazie ad un passo di Venanzio Fortunato, autore deI VI sec. d.C., ove sono descritti i percorsi viari che un pellegrino avrebbe potuto seguire una volta giunto, dai valichi alpini, nell'alta pianura friulana nei pressi di Osoppo e di Ragogna. In effetti, oltre agli itinerari per i centri costieri di Aquileia e Concordia, nel testo è indicato un cammino che consentiva di raggiungere le aree a pascolo venete seguendo la “submontana castella”, cioè attraverso una serie d'insediamenti posti proprio nella zona pedemontana. Il punto d'attraversamento del Tagliamento si trovava presso Ragogna. La direttrice trasversale passava Montereale  per poi continuare verso Pinzano, guadava il Tagliamento all’altezza di Ragogna e poi raggiungeva Nimis (vedi mappa)

 

 

 

Nella seconda età del Ferro, Castelraimondo prende importanza in quanto controllava il guado sul Tagliamento.

In definitiva, i siti posti sulla fascia pedemontana del Friuli incarnavano  la funzione di cerniera e terra di passaggio fra il mondo della pianura, a sua volta strettamente collegato al mare, e quello alpino, con forti contatti anche transalpini.

 

 

Carta archeologica del Friuli Venezia Giulia, FORGARIA NEL FRIULI (Ud). Parco culturale di Castelraimondo – Zuc ‘Scjaramont.

Marco Cavalieri, “Le Alpi orientali del versante italiano tra età del Ferro e tarda Antichità. Sintesi storica in funzione dei più recenti dati archeologici”, Res Antiquae 7 (2010), p. 271-330

 

 

 

 


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