Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

Nel 607, alla morte del patriarca Severo, il Patriarcato di Aquileia si divise. 

 

 

L'inverno  tra il 589 e il 590  fu particolarmente funesto per la penisola italiana. Alle violenze perpetrate dai  Longobardi  si aggiunse una stagione eccessivamente inclemente, con  nubifragi e  inondazioni che colpirono particolarmente il settentrione, causando vittime e danni incalcolabili.

 


Leggi anche:

Il diluvio del 589


 

 

Ne seguì un'epidemia  di  peste che decimò la popolazione e colpì anche il  papa Pelagio II. Alla morte di Papa Pelagio, Gregorio Primo venne nominato papa e il 3 settembre  590  venne consacrato.

Nonostante avesse più volte invocato invano l'aiuto militare dell'Impero, i  Longobardi continuavano a devastare l'Italia facendo fuggire il clero e catturando prigionieri che dovette riscattare direttamente con le sue sostanze personali. Inoltre nel  591  il  duca longobardo di Spoleto  Ariulfo  intraprese una politica espansionistica ai danni dei Bizantini, conquistando le città del  corridoio  che collegava Roma con  Ravenna  e assediando la stessa Roma, da cui si ritirò solo dopo aver estorto un tributo.

Nonostante le richieste nessun aiuto venne dall'esarca  di  Ravenna. Papa Gregorio, infatti, premeva per una tregua tra Imperiali e  Longobardi  affinché ritornasse la pace nella penisola e si ponesse fine alle devastazioni belliche, ma  l'esarca Romano non era d'accordo e fece di tutto per ostacolarlo, al punto che l'anno successivo  si mosse per rompere le trattative che Gregorio aveva intavolato con il  duca di Spoleto  per una pace separata.

La campagna di  Romano  provocò la reazione del re longobardo Agilulfo, che riprese  Perugia  e poi nel 593  pose l'assedio a Roma. Gregorio si trovò a dover provvedere, a fronte di un inefficiente esercito imperiale il cui aiuto latitava, alla difesa di Roma, e per evitare ulteriori sofferenze e lutti alla città si vide costretto a convincere Agilulfo  a levare l'assedio pagando di tasca propria 5000 libbre d'oro e offrendo al re longobardo l'assicurazione del pagamento annuo di un ingente tributo. In questo modo Gregorio si sostituiva, arbitrariamente, all'autorità civile cittadina e al senato, che di fatto non avevano ormai più alcun ruolo politico riconosciuto; e se al re longobardo interessava solo il denaro, il popolo romano riconobbe in Gregorio l'unico salvatore.

Questo atto e le continue insistenze per una pace subirono la disapprovazione dell'imperatore  Maurizio che, concordando con la politica dell'esarca, accusò il papa d'infedeltà all'Impero e di stupidità per i suoi tentativi di negoziazione.

Le trattative con i Longobardi, comunque, continuarono, e subirono un'accelerazione grazie anche all'aiuto del nuovo  esarca  di  Ravenna  Callinico. Alla fine del  598,  Longobardi  e Imperiali firmarono finalmente una pace, che probabilmente però era solo una tregua armata che durò solo tre anni. Gregorio ne approfittò immediatamente per estendere i suoi interventi in favore dei bisognosi anche a province lontane da Roma che dunque, prive ormai di un vero potere centrale (a parte quello longobardo che poco si curava di problemi economici e sociali delle popolazioni italiche).

 

Come primo atto, Papa Gregorio Primo era intenzionato ad intervenire sul Patriarcato di Aquileia. Allo scopo indisse un Concilio a Roma ma il patriarca Severo declinò l’invito. Anzi, indisse, a Marano, un sinodo con i vescovi scismatici.

 Contemporaneamente i Longobardi, che in quel tempo erano in conflitto con la Chiesa Romana, invasero la zona di Aquileia saccheggiandola e bruciandola tutta. Il Patriarca Severo dovette fuggire a Grado dove morì intorno al 606.

 

Nel  607, alla morte dello scismatico Severo, si giunse ad una duplicazione del  patriarcato di Aquileia con l'elezione di un metropolita a  Grado  (Candidiano  di Rimini, in comunione con la chiesa di  Roma  e appoggiato dall'esarca  bizantino Smaragdo) e di uno ad Aquileia (Giovanni, scismatico e sostenuto dal  duca longobardo del Friuli  Gisulfo II). I due patriarcati (Aquileia e Grado) non vennero più riuniti, per opportunità politica, neppure dopo la risoluzione dello scisma, avvenuto con il  Sinodo  di  Pavia  del  698.

La Chiesa impose, anche con la forza, ai vescovi istriani e al vescovo di Trieste di aderire al Patriarcato di Grado

Il Patriarca Giovanni assunse come residenza ufficiale Aquileia ma decise di abitare a Udine. Da un lato perchè Aquileia era stata distrutta dagli stessi Longobardi ma anche perchè la sua residenza sarebbe stata più vicino al Duca Gisulfo.

Il Patriarca Giovanni aveva giurisdizione sui vescovi veneti sottoposti al dominio longobardo. Candidiano aveva giurisdizione sull’Istria e sulla Laguna Veneta

Il papa non approvò la divisione del Patriarcato e confermò solo Candidiano.

 

La divisione del Patriarcato fece nascere un odio tra gli abitanti della terra ferma con quelli delle isole, un odio che durò secoli.

 

 

Giovanno F. Palladio degli Olivi. Historie della provincia del Friuli. Vol I. 1660

 

 


Torna all'indice


 

 

 

 


 

NOTIZIE DAL MONDO

 

1 agosto 2019 

NOTIZIE. Cambiamento climatico: la Groenlandia si scioglie 

 

 

30 luglio 2019 

NOTIZIE. Record dall'Etiopia: piantati oltre 350 milioni di alberi contro la deforestazione 

 

 

25 luglio 2019 

NOTIZIE."Salviamo il paradiso". Campagna del WWF contro le trivellazioni sulle coste greche 

 

 

22 luglio 2019 

NOTIZIE. Migranti, UE: accordo a 14 per un meccanismo di distribuzione