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La sede vescovile di Aquileia al tempo dei Longobardi

 

 

All’arrivo dei Longobardi in Friuli, molti abitanti si trasferirono ad abitare a Venezia e nelle Isole. Il Patriarca Paolino trasferì la propria sede a Grado, portando con sé le Reliquie dei Santi, il Tesoro e l’Evangelario di San Marco.

Paolino, rendendosi conto che Aquileia sarebbe stata invasa dai barbari, trasferì la sede a Grado chiamandola Nuova Aquileia.

Secondo alcuni studiosi, fu in questa occasione che il Vescovo Paolino si fece chiamare Patriarca. A quei tempi il titolo di Patriarca era utilizzato solo dal Pontefice. Si iniziò ad utilizzare questa parola per indicare che un vescovo comandava altri vescovi. La parola Patriarca significava Principe dei Padri. Quindi il Vescovo Paolino assunse il nome di Patriarca in quanto capo degli altri vescovi che avevano aderito al suo partito. Inoltre fu eletto Papa dai vescovi scismatici.

 


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Nel 569 Paolino morì.

Dopo la sua morte e quella del patriarca Probino, il sinodo  di Aquileia-Grado elesse nel  571  Elia Greco, anch'egli tricapitolino, a vescovo e patriarca. Nei primi anni di mandato abitò nel Castello di Cormons ma poi si trasferì a Grado (vedi nota 1).

Per i cattolici non fu facile convivere con i Longobardi in quanto, entusiasti delle loro vittorie, spogliavano le Chiese, trucidavano i sacerdoti, violentavano e adoravano le teste di capra.

 

In questo periodo la Chiesa di Aquileia divenne capo delle chiese venete e istriane. Nel 579 papa Pelagio concesse al patriarca Elia la dignità metropolitana sulla  Venezia  e sull'Istria, al fine di riavvicinare i vescovi al papato romano. La cosa non gli riuscì, anzi Elia convocò nello stesso anno un sinodo a Grado, in occasione della solenne consacrazione della  basilica patriarcale di Sant'Eufemia.

Nel sinodo di Grado venne ribadita la fede inconcussa al  concilio di Calcedonia  del 451 e ai tre precedenti concili ecumenici, in coerenza con le decisioni prese a suo tempo del precedente patriarca Paolino nel 557. Dai nomi dei vescovi presenti si osserva che essi rappresentavano tutte le regioni che facevano capo alla Chiesa di Aquileia: la Raetia seconda, il Norico, la Pannonia, oltre che il Friuli, l'Istria e le Venezie.

Il Patriarca Elia, continuando nella sua opera pastorale, fondò una chiesa con un monastero di monaci in una isoletta vicino a Grado chiamata Barbana (vedi nota 2).

 

 

 


 

Nota 1.

 

"Patriarcha sedit in Cormono per annos 200": così riferisce un documento dell'anno 1159 rilevando il periodo storicamente più felice di Cormons. L'indicazione è, però, imprecisa perché secondo autorevoli studiosi la sede patriarcale permase in questo luogo soltanto dal 610, anno in cui il patriarca Giovanni operò il trasferimento, al 735 quando fu trasportata a Cividale dal patriarca Callisto. Pare che una primissima fortificazione si trovasse sul monte Quarin, nelle pertinenze di Gorizia, ove si collocò l'originario castello di Cormons fin dalla Prestoria e che divenne poi centro celtico e quindi castrum romano. Attorno al secolo X, accanto all'originario castello ne sorse un altro e, ai piedi del monte, si ampliò la villa, contesa a lungo tra i patriarchi e i conti di Gorizia. Nel secolo XII essa fu fortificata con due cinte murarie, delle quali si ritrovano alcuni resti; nel 1497 passò alla Casa d'Austria e, nel 1511, fu conquistata dalle truppe veneziane che distrussero il castello e iniziarono poi la ricostruzione della rocca, della quale rimangono resti tali da consentire la lettura della sua antica forma circolare.

 

 

Nota 2.

 

Secondo la tradizione, la nascita del santuario della Madonna di Barbana risale all'anno 582, quando una violenta mareggiata minacciò la città di Grado: l'eccezionale evento  meteorologico, che allora destò grande stupore e preoccupazione, si inserisce probabilmente nella genesi dell'attuale laguna. Al termine della tempesta un'immagine della Madonna, trasportata dalle acque, venne ritrovata ai piedi di un olmo (o, secondo un'altra tradizione, sui suoi rami), nei pressi delle capanne di due eremiti originari del  trevisano, Barbano e Tarilesso. Il luogo era allora relativamente lontano dalla linea di costa e il  patriarca di Grado  Elia  (571-588), come ringraziamento alla Madonna per aver salvato la città dalla mareggiata, fece erigere una prima  chiesa.

Attorno a Barbano si formò una prima comunità di monaci (i  "barbaniti") che resse il santuario per i successivi quattro secoli. In questo arco di tempo il mare proseguì la sua avanzata: nel 734, da un documento di  papa Gregorio III, si apprende infatti che Barbana era già un'isola. La chiesa venne probabilmente ricostruita più volte e la stessa immagine della Madonna, non si sa se una  statua o un'icona, andò perduta.

Attorno all'anno  mille, ai barbaniti subentrarono i  benedettini  che ufficiarono il santuario per cinquecento anni. A questo periodo risale la  pestilenza  che investì Grado nel 1237 e l'origine del  pellegrinaggio  annuale della città a Barbana.

 


 

 

 

Giovanno F. Palladio degli Olivi. Historie della provincia del Friuli. Vol I. 1660

Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 


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