Informativa Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

La leggenda di Re Alboino e la sua morte.

 

La conquista delle principali città dell'Italia nordorientale procedette con rapidità nell'estate-autunno 569; caddero Aquileia, Vicenza e Verona, dove Alboino stabilì il suo primo quartier generale. Il 3 settembre ci fu la presa di Milano.

I Longobardi si erano stanziati nella fascia pedemontana fra le Alpi e il Po, quasi a protezione del resto della penisola, ancora sotto governo bizantino. Paolo Diacono riferisce che solo Pavia si oppose ai nuovi venuti. L'assedio della città sul Ticino si sarebbe protratto per tre anni. Lo storico Aldo Settia ha peraltro messo in dubbio la realtà storica di tale assedio.

Nel 570 si impadronirono di gran parte della Emilia.

 

 

Re Alboino, racconta Paolo Diacono, quando giunse col tumultuante esercito invasore e con le orde barbariche ai primi confini d' Italia, salì su un altissimo monte e, per quanto l'occhio poteva, contemplò l'immenso piano.

«Tutta Italia, che si stende dai flutti del Tirreno a quelli dell'Adriatico, osserva il Diacono a quel punto, mentre da occidente e da aquilone è chiusa in cerchio per modo che solo da strette pericolose e per ardue vette di altissimi monti vi si può entrare; ad oriente, donde si entra dalla Pannonia, è aperta tutta liberamente nel piano ».

Il nuovissimo invasore contempla dall'alto la grande via barbarica, già corsa da tante fortune di popoli travolti nella conquista e dileguati uno dopo l'altro come uragani. Scende il re dal monte nella Venezia e prima di tutto occupa Foro Giulio, la città di Cividale; e la rende fortezza inespugnabile. Dietro alle spalle, prima di procedere oltre, egli vuol chiudere, con una porta sicura, la terribile via. Affida Cividale a un duca potente, al migliore dei suoi, al suo scudiero e nipote Gisulfo. Perchè vi stia contento vuole che scelga fra tutto il popolo a compagne le migliori famiglie.

Il nuovo duce domanda in dono al re greggi di generose cavalle; e il re concede e dona.

 

Questo è il racconto di Diacono che rappresenta Alboino come un re che meditava. Alboino che sostò meditando sui monti; ma lo stesso Paolo Diacono salendo alle montagne, dietro alla sua Cividale nativa, vide nella mente pensosa disegnarsi la grande figura d'Italia e giù nel piano, colle rovine di Aquileia, di Concordia, di Altino, aprirsi l’orribile via barbarica; egli vide ed ammirò dall'alto la sua città sicura e forte, appostata presso i monti, come un feroce mastino in agguato, pronta a lanciarsi nel piano e a contrastarlo. E ripensando alle gesta dei suoi duchi, che di qui avevano rotto il furore di ogni altro popolo irruente e tenuta fermamente chiusa la grande porta d'Italia, sentì che la sua città doveva essere la più nobile fra le longobarde, scelta dall'occhio infallibile di un capo, che dall'alto del monte prevede la difesa del piano.

La storia afferma e prova che l'antico Foro, come Alboino volle,  fu in grado di  fronteggiare ogni sorta di invasori: gli Avari e gli Slavi; e poi gli Ungari, i Turchi e infine  i Tedeschi.

 

I domini longobardi alla morte di Alboino (572)

 

 

Paolo Diacono narra che Alboino fu ucciso nel 572 in seguito ad una congiura organizzata dalla moglie Rosemunda  e da un nobile del suo seguito,  Elmichi.

Alboino, ormai saldamente re d'Italia, durante un banchetto a  Verona  offrì il teschio del suocero alla moglie, perché vi bevesse. Paolo Diacono riferisce di avere visto la coppa lui stesso, nelle mani di re  Ratchis (fu  Re dei Longobardi  e  Re d'Italia  dal  744  al  749  e dal  756  al  757)  durante un banchetto, durante la quale lo mostrava ai suoi convitati. Anche qui è possibile interpretare il gesto in modo simbolico, ma già per Paolo, che scrive circa duecento anni dopo i fatti, si trattava solo di una terribile provocazione, forse causata dall'ubriachezza del re. La regina decise di vendicarsi dell'affronto e si accordò col suo (probabile) amante Elmichi, fratello di latte di Alboino, e  Peredeo, fortissimo guerriero gepido, forse appartenente al seguito di Rosmunda.

Lo storico riferisce che Rosmunda, per coinvolgere Peredeo nonostante il suo iniziale rifiuto, lo attirò con un inganno nel suo letto e poi lo ricattò con la minaccia di denunciarlo al re.

Quando ebbe compiuto l’adulterio la regina gli chiese chi credeva di avere accanto, ed egli rispose pronunciando il nome dell’amante. Al che essa ribattè: “Non è affatto come credi, io sono Rosmunda . E certo, Peredeo, quello che hai appena compiuto è atto sì grave  che, ormai, devi uccidere Alboino, o lui deve uccidere te con la sua spada”.

Organizzata così la congiura, Rosmunda legò la spada di Alboino alla testata del letto, in modo che il re non potesse sfoderarla, e introdusse l'assassino, Elmichi secondo alcuni, Peredeo secondo altri, nella camera. Alboino, afferrato uno sgabello, si difese come gli fu possibile prima di soccombere.

La sua salma, fra il pianto e i lamenti dei Longobardi, fu sepolta sotto una gradinata, che era contigua al palazzo.

I congiurati, che si aspettavano di mantenere il potere nelle loro mani, furono costretti a fuggire dalla furiosa reazione dei Longobardi, fedelissimi al grande condottiero, e si rifugiarono a  Ravenna  col tesoro del re ucciso.

Nella fuga, Rosmunda portò con sé, oltre al tesoro dei Longobardi, la sua piccola figlia Alpsuinda. Non passò molto tempo che il Greco si innamorò della giovane, o finse di esserlo. Fece uccidere Elmichi e promise a Rosmunda di farla regina d’Italia.

Poco dopo, in mezzo alle manovre del  prefetto di Ravenna,  Longino, che cercò di sfruttare la situazione, tutti e tre i congiurati trovarono la morte

 

 

 


Nota.

Paolo Diacono (Cividale del Friuli, circa 720 – Montecassino, 13 aprile 799) è stato un monaco cristiano, storico, poeta e scrittore longobardo di lingua latina.


 

 

1)   Collezione Monografie – illustrate. Italia Artistica. Cividale del Friuli 1906

2)   Paolo Diacono, Storia dei Longobardi

 

 

 


Torna all'Indice