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Il Ducato del Friuli fu il primo Ducato creato dai Longobardi

 

 

Il Ducato del Friuli fu il primo Ducato creato dai Longobardi. Istituito all’alba del 569 da Alboino, subito dopo fu assegnato a Gisulfo I. Data la posizione strategica, il ducato di Cividale fu oggetto di violente dispute e contese, spesso culminate in lotte sanguinose e fratricide.

Il duca Gisulfo cominciò subito ad assicurare la sua supremazia sulla città e sul territorio circostante. Iniziò quindi la conquista di città vicine e Paolo Diacono ci racconta che si fortificarono a Cormons, Nimis, Osoppo, Artegna, Ragogna, Gemona e Invillino. Alcuni di questi centri vantavano già una storia precedente, ad esempio nel VI secolo Venanzio Fortunato, autore di poesie in lingua latina, nel suo viaggio da Tours a Concordia, cita Osupus (Osoppo) e Reunia (Ragogna) mentre gli scavi archeologici hanno restituito materiale d’epoca romana da Nemas (Nimis), Artenia (Artegna), Glemona (Gemona), Ibligo (Invillino), Cormones (Cormons).

 

 

I principali centri del Ducato longobardo in Friuli (Girolamo G. Corbanese, Il Friuli, Trieste e l'Istria. Dalla preistoria alla caduta del patriarcato d'Aquileia).

 

Tutti questi centri contribuirono a formare un vero e proprio confine fortificato ognuno dei quali controllava una via di comunicazione che permetteva l’arrivo in Italia attraverso le Alpi: Cormons controllava la via del Pons Sonti (Isonzo), la stessa che avevano utilizzato i Longobardi, Nimis vigilava la strada pedemontana che congiungeva Cividale ad Artegna la quale, assieme a Gemona, padroneggiava le strade verso il Norico attraverso la valle del Fella e Monte Croce Carnico; Osoppo e Ragogna controllavano la strada del Tagliamento e, infine, Invillino sbarrava le via della Mauria e della valle del Degano.

 


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I ponti romani sull’Isonzo


 

 

 

 

Politica interna

 

Nel momento in cui i Longobardi si insediarono a Cividale cercarono di non alterare completamente l’amministrazione già radicata in questa città. Essi si riservarono per il loro sostentamento un terzo delle terre (la cosiddetta tertia barbarica) così da mantenere il sistema catastale adottato dai Romani. Per quanto riguarda la religione, invece, inizialmente conservarono le loro usanze pagane ma conservando un atteggiamento di tolleranza verso il cristianesimo. Già con il re Alboino, però, la popolazione cominciò la conversione all’arianesimo, almeno negli ambienti aristocratici.

 

 

 


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