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La situazione del territorio friuliano all’arrivo dei Longobardi

 

 

Alla fine del IV sec. le Alpi non erano più una seconda linea arretrata in appoggio al limes, ma erano diventate l’unica frontiera ancora difendibile di fronte alla pressione delle popolazioni germaniche. Infatti, in età costantiniana era già avvenuto un primo potenziamento della difesa alpina con l’istituzione di legioni deputate al presidio dei valichi alpini.

Nella seconda metà del sec. V, era stata realizzata la maggior parte dei piccoli fortilizi identificati in Carnia, sulla fascia pedemontana orientale e sulle pendici montuose della destra Tagliamento.

I Longobardi riutilizzarono a loro volta alcune fortificazioni tardo antiche.

 

 

 

Ammiano Marcellino, storico latino nato intorno al 335, è stato il primo ad utilizzare il termine di Claustra Alpium Iuliarum. Si trattava del sistema di sbarramento delle strade che dalla parte più orientale dell’arco alpino portavano verso Trieste ed Aquileia.

 

La Claustra Alpium Iuliarum (ossia "Barriera delle Alpi Giulie") era un sistema di difesa all'interno dell'Impero Romano tra l’Italia e la Pannonia che proteggeva l'Italia da possibili invasioni dall'Oriente. La Porta Postumia, detta anche la Porta Adriatica o Porta  Italo-Illirica, è un importante passo di  delle Alpi Dinariche. Situata in Slovenia, la sella è larga circa 30 chilometri e  consente la traversata più bassa delle Alpi Dinariche, con un'altezza di 606 metri  e una seconda traversata superiore sull'altopiano di Hrušica.  La porta collega la Pianura Pannonica, le Alpi orientali, i Balcani occidentali e i territori cechi con l'Italia settentrionale e la costa adriatica nord-orientale. È uno spartiacque tra i bacini di drenaggio dell'Adriatico e del Danubio e prende il nome dalla città locale di Postumia .  I Romani erano ben consapevoli che il loro territorio di base era minacciato da un facile accesso attraverso la Porta di Postumia e crearono una rete di strade strategiche, castelli e mura, il Claustra Alpium Iuliarum, per fermare eventuali invasori. Al centro di queste fortificazioni c'era la fortezza collinare di Ad Pirum sull'altopiano di Hrušica controllando la strada romana tra Lubiana e l'Italia settentrionale.  La Porta di Postumia fu attraversata dagli Alemanni, dai Goti e dagli Unni quando invasero l'Italia.

 

La parte orientale della catena alpina, da sempre considerata come una via naturale d’invasione dell’Italia, presenta monti adatti ad ospitare delle fortificazioni. Le opere fortificate sfruttavano metodicamente il terreno e la topografia, chiudendo ogni valle transitabile ed isolando ogni altura.

La peculiarità di questo sistema difensivo consisteva nel fatto di non essere organizzato come una linea di difesa fortificata continua, come era il caso del vallo di Adriano in Britannia. Gli sbarramenti erano concepiti in modo da integrarsi con le barriere naturali rappresentate dai monti e dalle selve e bloccare le vie di accesso all’Italia, prima fra tutte quella che da Aemona (Lubiana) portava ad Aquileia.

 

 

 

Con la fine della presenza romana le condizioni di vita delle popolazioni della regione friulana divennero più precarie sia per le continue invasioni di popolazioni barbariche, che per il generale peggioramento delle condizioni climatiche dovuto ad un notevole aumento della piovosità e di un consistente innalzamento della falda di risorgiva che determinò un costante deterioramento nell’agibilità della via Annia. Il clima peggiorò costantemente fino al 586 quando sull’intera Venetia si abbatterono lunghe piogge che causarono rovinose inondazioni. Successivamente e fino al IX sec., il clima si mantenne rigido e piovoso contribuendo all’impaludamento ed al pressoché totale rimboschimento del territorio della pianura friulana.

Da diploma imperiale del 1028 risulta che l’intero territorio compreso fra la via Postumia ed il mare (in senso nord – sud) e dal Livenza all’Isonzo (in senso ovest – est), era occupato da un’unica foresta, la cosiddetta Silva Magna.

Nelle prealpi orientali dunque i nuclei fortificati non scarseggiavano, anche se rimangono pochi resti a causa degli eventi bellici delle prima guerra mondiale; così Farra d’Isonzo, come il monte Fortin e Salvano, come il monte Quarin sopra Cormòns, il caposaldo di Gradisca, il rilievo munito di Gorizia, il Castellazzo di Doberdò, il colle che sovrasta Monfalcone.

Già in età gota, Teodorico era intervenuto soprattutto in Italia settentrionale per proteggere le città da possibili incursioni attraverso le vallate alpine. In questa strategia assunsero un ruolo chiave Cividale, Verona e Trento.

I Longobardi, almeno nel primo periodo di dominazione, incapaci di controllare l’intero territorio e di bloccare le incursioni nemiche sulle linee di confine, solevano rinchiudersi nelle città, opponendo una difesa passiva. Tra gli interventi di ricostruzione databili al VII sec., Paolo Diacono ricorda la riedificazione delle mura di Cividale, dopo la distruzione operata dagli Avari.

Ancora più evidenti, rispetto alle città, sono i segni di militarizzazione nelle campagne, dove vennero fondati numerosi castelli.

 

 

  1. Peter Kos. Claustra Alpium Iuliarum — Protecting Late Roman Italy. Studia Europaea Gnesnensia 7/2013
  2. FederArcheo. I sistemo difensivi dei ducati longobardi.

 

 

 

 


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