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Nella primavera del 568 i Longobardi, guidati da Alboino, invasero l’Italia.

 

Il 1° aprile 568, Alboino riunì tutte le sue genti e gli alleati, una moltitudine che includeva Gepidi Unni, Sarmati, Svevi e Romani della Pannonia. Il giorno seguente, per la cronaca un lunedì di Pasqua, la folla si immerse nelle acque per consumare il rito  che avrebbe propiziato quanto si accingevano a fare: i longobardi erano diventati ariani e così rinnovavano il sacramento del battesimo. Fatto ciò si prepararono ad invadere l’Italia.

La penisola non era sconosciuta ai longobardi. Audoino, padre di Alboino, aveva guidato un contingente al servizio di Giustiniano durante la guerra greco-gotica. Al tempo di Giustiniano, Narsete li aveva rispediti oltre le Alpi ma ora i tempi erano cambiati. I Longobardi non erano più dei mercenari ma un popolo che aveva bisogno di una casa. Alboino si prestava a condurre un esercito di 200.000 unità di cui solo un terzo erano combattenti. L’anello che univa questa moltitudine di gente era la “Origo gentis langobardorum” (un breve testo del VII secolo che tramanda la storia dei Longobardi) ossia il credo di una unica discendenza.

Alboino puntò verso l’Italia, prostrata dalla guerra, stanca delle esose tasse bizantine e decimata dalle continue epidemie.

 

 

 

Lasciate le proprie terre, nell'aprile del 568 i longobardi si mossero, con donne, vecchi, fanciulli, guerrieri verso le Alpi Giulie indifese e le valicarono.

L’Ungheria era collegata all’Italia con una strada romana, la via Postumia. Dopo un percorso di circa 150 Km la carovana raggiunse le pendici delle Alpi Giulie, a Kalce. A questo punto il gruppo degli arimanni, ossia la nobiltà nata per combattere, si separarono dalla carovana. Quest’ultima prese la strada lungo l’Isonzo, più breve, mentre Alboino con i suoi uomini continuò per la via Postumia fino a raggiungere la cima del monte Nanos.

Paolo Diacono, scrittore longobardo, racconta che quando Alboino raggiunse la vetta del Mons Regis (molto probabilmente il Nanos). Osservando la grande pianura che si presentava davanti a lui disse “è mia questa Italia”.

 

Maledetto quel di che sopra il monte

Alboino salì, che in giù rivolse

Lo sguardo, e disse: questa terra è mia!

Da Adelchi – Tragedia di A. Manzoni.

 

Avanzando conquistarono subito Cividale, che si arrese senza resistenza.

In breve tempo conquistarono tutto l’attuale Friuli Venezia Giulia e il Veneto. Il primo centro del ducato longobardo fu Forum Julii (Cividale). Il territorio fu affidato al nipote di Alboino, Gisulfo, il quale, diventato duca, volle con sé i più stretti parenti che rappresentavano gran parte dei soldati scelti.

Si narra che fra i compagni che Gisulfo ci fosse anche il capostipite della famiglia dei Savorgnan. Anche se non certo, è tra le ipotesi più accreditate.

La seconda tappa dell’avanzata fu la distruzione di Aquileia, il cui patriarca scappò con i tesori degli abitanti e si rifugiò, al seguito dell’esercito bizantino, a Grado. Grado divenne Nuova Aquileia ove venne fondata la nuova sede vescovile. Alcuni ritengono che in questo momento  il Vescono Paolino iniziò a farsi chiamare Patriarca (in quanto eletto dai scismatici Papa adottò la carica di patriarca, con il significato greco di “Principe dei Padri”).

Alboino marciò verso Codroipo e Ceneda (antico borgo veneto che poi prese il nome di Vittorio Veneto). Ceneda divenne ducato dei Longobardi. In breve tempo i Longobardi conquistarono tutto l’attuale Veneto.

 

Il ducato del Friuli si estendeva dal Livenza all’Isonzo, e dall’Adriatico al Monte Croce nella Carnia. Ne faceva parte anche una porzione dell’attuale Carinzia e parte dell’Istria.

 

Sorprende il fatto che bizantini non fecero opposizione all’avanzata dei Longobardi. L’Imperatore Giustino inviò solo Longino in Italia con il compito di sostituire Narsete. Scelse la sua sede Ravenna. Si fece chiamare Esarco e divenne comandante supremo di ciò che l’imperatore dell’Oriente possedeva in Italia. L’unica operazione che Longino fece fu di fortificare la città.

Nel frattempo i Longobardi conquistarono Mantova, Con la stessa facilità conquistarono Trento, Bergamo e Brescia. Anche Milano non fece alcuna resistenza e il 3 settembre riconosceva Alboino come loro signore.

Dopo tre anni Alboino aveva conquistato tutto il Nord Italia. Da Verona, nel palazzo che appartenne a Teodorico, si apprestava a governare quella penisola ma non fece in tempo ad essere nominato primo re d’Italia. Infatti sua moglie Rosmunda complottò l’uccisione di suo marito. Alboino oltre ad essere suo marito fu anche l’assassino di suo padre. Alboino venne ucciso il 28 giugno 572.

 

 

 

 

 

Nota 1. Durante i primi secoli del cristianesimo ci fu una vivace discussione sulla natura del Cristo. Il vangelo di Giovanni aveva chiaramente espresso che "il Verbo" era l’eterno Figlio di Dio che aveva assunto anche la natura umana per salvare gli uomini, tuttavia nella chiesa non era ancora stata definita una dottrina ufficiale. Un sacerdote di nome Ario vissuto nella prima parte del 300, per cercare di spiegare il rapporto tra Gesù uomo e Dio Padre, affermò che Gesù Cristo non era esistito da sempre come il Padre ,ma era una creatura resa perfetta tanto da meritare il titolo di Dio. La predicazione di Ario dette vita all’arianesimo che si diffuse soprattutto nella parte orientale dell’impero romano. L’imperatore Costantino, preoccupato per i disordini che potevano derivare da una divisione religiosa, convocò il Concilio di Nicea nel 325. Quest’assemblea generale di tutti vescovi affermò la natura divina del Cristo, dichiarò la dottrina ariana un’eresia e formulò il "Credo" che ancora oggi viene recitato dai cristiani e nel quale si dice di Gesù Cristo : "…generato e non creato della stessa sostanza del Padre…" Il Concilio di Nicea non riuscì a mettere pace tra le parti e l’arianesimo scomparve solo dopo molti decenni. Anche in seguito rimasero fedeli a questa dottrina alcuni popolazioni germaniche, come i Goti, i Vandali, i Longobardi.

 Nota 2. In breve tempo i Longobardi iniziarono a chiamare  il Friuli  Austria (significato di territorio orientale) e abbracciava la provincia delle Venezie ed il Friuli. La parte occidentale del regno venne chiamata Neustria.

 

  1. Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017
  2. Prospero Antonini, Friuli Orientale, 1865
  3. Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858
  4. Giovanno F. Palladio degli Olivi. Historie della provincia del Friuli. Vol I. 1660

 

 

 

 

 


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