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Il governo di Narsete in Italia

La fine di Narsete e l'arrivo dei Longobardi

 

Giustiniano affidò a Narsete il compito di far ritornare l'Italia una terra prospera, come pure assicurare l'aderenza alle dottrine religiose preferite all'Imperatore. Infatti, nel 556, Narsete protesse Pelagio, destinato a divenire papa, dall'ostilità della popolazione e lo scortò a Roma dove fu eletto al soglio pontificio (16 aprile 556).

Il cambio di potere fu certificato quando il pontefice Pelagio inviò una missiva nel 559 a Narsete invitandolo a prendere seri provvedimenti nei confronti degli scismatici, rei di manifesta ostilità.

Narsete si impegnò a pacificare il Nord ancora parzialmente occupato dai Goti e dai Franchi. Nel 561 riuscì a liberare definitivamente l’Italia dalle due popolazioni.

 

 

 

Nonostante lo scisma, Narsete fece riparare molti edifici ad Aquileia, eresse alcune torri e riparò le mura. Le popolazioni speravano in un periodo di pace, ma la morte di Giustiniano fece iniziare un nuovo periodo nefasto.

La morte di Giustiniano nel 565 e la nomina di Giustino II condizionò l’operato di Narsete. La nuove imperatrice Sofia, a causa del suo odio nei confronti di Narsete, condizionò attivamente la politica del nuovo imperatore.

Allo stesso tempo, a causa della politica repressiva, determinata dal perenne stato di guerra e dalla necessità di reperire fondi per mantenere l’esercito, la popolazione italiana iniziò a odiare Narsete e a mandare missive all’imperatore affinchè risolvesse il problema. Nel 568, Giustino II richiamò in patria Narsete sostituendolo con Longino.

Narsete tollerò il nuovo imperatore ma le parole espresse contro di luì da Sofia lo fecero meditare vendetta.

Le parole di Sofia furono molto forti ossia che lo avrebbe “rinchiuso nel Serraglio a filare con le altre femmine” invece di governare. Narsete, che era un eunuco, rispose all'Imperatrice :”Io procurerò di ordire una siffatta tela, che mai si potrà sciogliere” .

Fìngendo di andare in Grecia, Narsete si trasferì infuriato a Napoli, dove iniziò ad ideare la sua vendetta.  Decise di far intervenire la barbara crudeltà dei “barbari dalle lunghe barbe”, i Longobardi.

Narsete aveva mantenuto una stretta corrispondenza con il re barbaro Alboino il quale lo invitò a lasciare le povere campagne dell'Ungheria e a venire a godere dei dolci vini e i delicati frutti dell' Italia assicurandolo di farlo padrone della più preziosa parte del Mondo.

Emmanuel Tesauro afferma che longobardo significa lunga barba, ovvero lunghi capelli. Paolo Varnefrido li descrive col capo raso, e due lunghe ciocche di capelli pendenti di qua, e di là del viso; che gli rendeva orribilissimi

Alboino fu contento dell’invito e il primo aprile partì per l’Italia con l’intento di soddisfare le brame di vendetta di Narsete.

Quando arrivarono i Longobardi in Friuli, la regione era travagliata da una grave malattia, detta Anguinaia o Bubbone. In questa epoca molte persone morirono. Questo morbo iniziava nelle parti delicate e si manifestava con dei bubboni grandi come noci. In tre giorni l’ammalato moriva.

 

 

 

Nota. L'affermazione di molte fonti del VII e VIII secolo, secondo cui Narsete avrebbe invitato i Longobardi in Italia, è dubbia. Il presunto tradimento di Narsete mal si accorda, infatti, con una sua mancata punizione e con la sua sepoltura con tutti gli onori; inoltre le fonti più vicine agli avvenimenti non menzionano il tradimento. È possibile che la storia dell'invito di Narsete sia stata inventata a posteriori dai cronisti del VII secolo per dare una spiegazione plausibile all'invasione dei Longobardi, e la coincidenza temporale tra la destituzione di Narsete e l'invasione longobarda, prestandosi facilmente a un rapporto causa-effetto, contribuì certamente al successo di tale leggenda.

 

 

 

  1. Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017
  2. Giuseppe Mainati. Croniche ossia memorie storiche di Trieste. 1819
  3. Giovanno F. Palladio degli Olivi. Historie della provincia del Friuli. Vol I. 1660

 

 


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