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La seconda guerra greco-gotica (551-553)

Continua la lotta tra Goti e Bizantini. La popolazione continua ad essere oppressa, decimata dalla fame e dalle pestilenze.

 

 

Il suo vero nome era BADUILA, ma per le sue coraggiose gesta, durate un decennio, gli fu dato (e non solo dai suoi uomini) questo l'appellativo: TOTILA, che significa, l'immortale.

Nel 541, Totila, figlio di un fratello del re Ildibado, fu fatto re degli Ostrogoti e d’Italia. I Goti rimasti in Italia chiesero al nuovo re di lasciare l’Ungheria e di riprendere il dominio sull’Italia.

Totila raccolse una compagine di validi uomini pronti a riconquistare i territori perduti.

Guidando 5000 goti, Totila conquistò l’Istria, Trieste e Aquileia e raggiunse Verona. In realtà i bizantini non avevano il completo dominio dell’Italia ma erano asseragliati in roccaforti, tra queste c’era anche Trieste. A Verona un generale bizantino, Artabazo, era entrato nella città usurpandola e asserragliandosi con i suoi uomini dietro le potenti mura della fortezza. Totila assediò la città ma Artabazo riuscì a fuggire cercando di raggiungere Faenza. Ma Totila, messosi subito al suo inseguimento, lo raggiunse e lo distrusse.

Totila scese poi a Bologna e si diresse verso il Mugello valicandolo senza problemi. Poi scese su Firenze conquistandola. Il re goto aveva la porta spalancata per tutta l'Italia centrale. Totila non saccheggiò nessuna città o paese, ma vi entrò - riferiscono le cronache anche dei suoi nemici - "esercitando una giustizia proverbiale", "col suo fascino e la sua sicurezza esercitava un nuovo rispetto del tutto sconosciuto alle popolazioni".

L'offensiva di Totila sta appena iniziando mentre i Bizantini che non hanno un vero e proprio esercito, ma solo modesti presidi.

 

 

 

Totila, oltre ad essere un guerriero coraggioso e intelligente, si muoveva con abili mosse politiche. Alla delegazione romana disse: "Come vedete io non faccio il "barbaro" quando entro nelle città non distruggo nulla nè faccio razzie. Quindi quando verrò a Roma, se il senato romano mi accoglie come signore e non come "barbaro" io mi comporto da signore, ma se i pregiudizi mi sono contro, allora Roma me la prendo a mio modo, e purtroppo per voi sarò costretto ad assediarla provocando disagi e sofferenze alla vostra città". Dello stesso tenore fu il contenuto di una missiva inviata a Costantinopoli a Giustiniano. Ma l'imperatore ricusò ostinatamente di trattare con un barbaro, con un usurpatore dei suoi territori.

Giustiniano o i suoi collaboratori si convinsero invece che per eliminarlo bisognava attaccarlo inviando un grande esercito e un buon generale. La scelta ricadde nuovamente su Belisario. Bisognava anche fare in fretta, perchè dopo la conquista di Napoli, Totila stava marciando verso le Puglie.

Con la guerra trasferita al centro e al sud dell'Italia, il nord era indifeso e stavano arrivando masnade di barbari di ogni genere che spadroneggiavano in valli e in pianure, dal Friuli fino al Piemonte, razziando e distruggendo quel poco che era rimasto.

Teodeberto re dei Borgognoni o Franchi di Austrasla , approffittando della situazione, si impadronì delle Alpi Cozie, di molti paesi della Liguria e della maggior parte della Venezia alpina.

Belisario raggiunse l’Italia ma non riuscì a sconfiggere il potere di Totila. Nel 550, Belisario chiese di essere esonerato dalla guida dell'esercito bizantino in Italia e rientrò a Costantinopoli. Giustiniano convocò Narsete incaricandolo di sbarazzasi di Totila a qualsiasi costo. Il generale accettò ma a patto di avere il comando assoluto delle truppe e carta bianca per le eventuali decisioni da prendere una volta in Italia.

Narsete iniziò a prepararsi e riuscì ad avere a sua disposizione la più grande armata mai affidata da Giustiniano a un suo generale. Circa 30-35.000 uomini, pronti a salpare per le coste italiane, seguite da altri navigli che dovevano poi, in ogni caso, nella cattiva sorte costantemente rifornire l'esercito bizantino sulla penisola. Nel chiedere rinforzi dalle varie province, i bizantini chiesero anche l'aiuto dei Longobardi stanziati in Pannonia, che a loro volta erano stati aiutati dai bizantini nella lotta contro i Gepidi.

Totila stava dominando dal Friuli alla Sicilia e gli venne segnalato lo sbarco di un generale bizantino su Ancona, dalla parte del mare, l'unico porto ancora accessibile ai bizantini. In realtà fu una manovra diversiva di Narsete che stava invece risalendo la Jugoslavia per portarsi verso Trieste.

L’avanzata delle truppe di Narsete venne bloccata dalla presenza dei barbari di Teodederto sulle Alpi Giulie che impedirono, di fatto, il tragitto via terra. A questo punto il generale decise di raggiungere la foce del Po attraversando le paludi e la laguna veneta. Alle foci dei vari fiumi e canali gettarono ponti di chiatte, e da un'isola all'altra costruirono un passaggio sopra barche e dromóni. Arrivarono indisturbati a Ravenna. Questa manovra trovò impreparato Totila che in quel momento era diretto ad Ancona.

Il mattino del 3 giugno del 552, i due eserciti si scontrarono. Totila fu ucciso e coloro che restarono in vita dell’esercito Goto si disperse.

Ancora per qualche mese ci furono altre scaramucce ma nel 553 venne ucciso anche il successore di Totila, Teja. Con la morte di Teja finì il regno dei Goti in Italia.

L’Italia ritornò bizantina, ma le condizioni del popolo non cambiò: continuarono ad essere oppressi, decimato dalla fame e dalle pestilenze.

Narsete governò per 15 anni. Governò l’Italia finché visse Giustiniano; ma morto costui, e successogli Giustino Il, l’imperatrice Sofia, donna ambiziosa ed avida, decise di allontanare Narsete dall’Italia. Si narra che lei inviasse delle missive minatorie dicendogli: « Torna a filare colle mie ancelle » .Narsete rispose: « Filerò una tela della quale difficilmente si distrigherà l’impero »; ed invitò i Longobardi a scendere in Italia.

 

 

 

  1. Giuseppe Mainati. Croniche ossia memorie storiche di Trieste. 1819
  2. Prospero Antonini, Friuli Orientale, 1865
  3. Festa dei barbari
  4. Giuseppe La Farina, Storia d’Italia, 1863

 

 

 


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