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Una epidemia che durò molti anni a cicli di 12-15 anni. Si spopolarono intere città.

 

 

E’ stato già citato che il periodo della guerra greco-gotica fu anche un periodo di carestia. Nel 536 ci fu una eruzione vulcanica che oscurò il sole per molto tempo. Procopio narra che “il sole privo di raggi e somiglianza della luna”. Altri scrittori narrano che l’effetto durò un anno intero.

Gli studiosi moderni hanno definito questo periodo una “piccola era glaciale della tarda antichità” provocata da tre grandi eruzioni avvenute nel 536, 540 e 547 che causarono intense emissioni di aerosol fino alla stratosfera. Gli effetti climatici furono così devastanti in aggiunta a ricorrenti epidemie hanno messo a dura prova una popolazione già fiaccata dalla guerra greco-gotica.

 

Nel 541 d.C., durante la reggenza dell'imperatore Giustiniano, la peste bubbonica (caratterizzata da tumefazione delle ghiandole linfatiche), originaria dell’India nordorientale o dell’Africa centrale, raggiunse l’Egitto (Pelusio ed Alessandria) propagandosi poi verso le città portuali dell’oriente e successivamente spingendosi verso l’entroterra. Si può ritenere che fu la prima epidemia ad estesissima e rapida diffusione.

Durante l’inverno del 543 d.C. questo flagello si era diffuso in oriente nell’Azerbaigian, in occidente in Dalmazia, Italia, Spagna, Africa settentrionale e Gallia. Persero la vita moltissimi uomini e donne, specialmente nei centri urbani bagnati dal Mar Mediterraneo. Stando a quanto dichiarato da Evagrio il commercio che avveniva sul mare e l’abbandono precipitoso dei luoghi infetti da parte degli ammalati facilitarono la trasmissione veloce del morbo. Nel marzo del 544 d.C. Giustiniano, peccando di ottimismo, proclamava in modo ufficiale la sua sparizione, anche se si ripresentò ancora una volta nel 577 d.C., perdurando per almeno 200 anni.

Procopio riferisce, con grande diligenza, le manifestazioni della pestilenza sul corpo e la psiche delle persone, che attualmente sono riconosciute grazie a molteplici narrazioni seguenti: instabilità mentale, paresi, stordimento, allucinazioni ed aumento della temperatura del corpo. Procopio sapeva discernere tra peste bubbonica (la dipartita sarebbe arrivata nel giro di nove giorni) e peste polmonare (il decesso si verificava dopo uno o due giornate).

 

 

 

 

 

L’epidemia giustinianea, in aggiunta alla carestia già presente, provocò penuria di generi alimentari ed una condizione di povertà estrema. Numerosi ammalati cadevano pesantemente a terra all'improvviso sulle pubbliche strade senza che nessuno volesse aiutarli. Pertanto i corpi umani privi di vita si ammassavano lungo le vie.

Costantinopoli subì una diminuzione, probabilmente, del 40% dei suoi abitanti. I Berberi, popolazione dell'Africa settentrionale, si impadronirono con facilità dell’attuale Tunisia, in quell’epoca possedimento dei Bizantini, le cui forze armate vennero decimate dalla malattia contagiosa. Per lo stesso motivo gli Arabi, senza quasi combattere, occuparono la Siria. La riduzione progressiva della popolazione dei centri urbani bizantini determinò una forte diminuzione dei commerci e molti terreni non vennero più preparati affinché vi crescessero le piante, rimanendo abbandonati o perlopiù utilizzati dal bestiame per brucare l’erba spontanea.

L’esito fallimentare di Giustiniano nella riconquista delle province occidentali può essere sicuramente imputato al decremento di uomini e risorse economiche utilizzabili dall’imperatore bizantino. Le malattie contagiose nell’antichità e nell’alto Medioevo colpirono principalmente le regioni costiere del Mediterraneo, quasi non toccando l’Europa settentrionale che ebbe un aumento demografico.

Nel 542 d.C. pure Giustiniano (sessantenne) contrasse la peste in modo serio e preoccupante. Dopo essere stato in pericolo di vita in quella orribile estate, sconfisse il morbo senza che si sappia bene come sia potuto accadere.

 

 

 

 


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