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Il governo di Teodorico

Con il governo di Teodorico la gente iniziò a sentirsi più sicura.

 

Molte famiglie si spostarono in Friuli provenienti, soprattutto, da Ravenna. Rimpatriarono molti che in passato erano fuggiti ripopolando le città. Si narra che anche la famiglia di Varmo da Ravenna venne in Friuli in questo periodo.

I signori di Varmo, quelli di sopra e quelli di sotto, hanno avuto la stessa origine coi signori di Pers e con i nobili di San Daniele. Le cronache antiche dei conti di Strassoldo narrano che i signori di Varmo vennero da Ravenna in questo periodo e che fossero discendenti di S. Eustachio martire.

Lo stesso Teodorico esortò le famiglie a ritornare alle proprie case abbandonate in quanto vide le città spopolate. Nell’Editto di Teodorico, tra le altre cose, regolamentò la convivenza tra barbari e romani ma anche obbligava i cittadini ad abitare le città per tutto l’anno, ad esclusione del periodo del raccolto. Per questa ragione vennero riedificate case e si ritornò a coltivare i campi abbandonati.

Ricostruì Roma che era mezza distrutta. Ravenna fu la sua Reggia. Ricostruì Padova che per 60 anni era rimasta praticamente deserta dopo esser stata distrutta da Attila. Per difendere l’Italia da eventuali incursioni barbariche fortificò Trento e sul Carso fece costruire la Rocca di Monfalcone per difendere il passo di Trieste.

Trieste fu restaurata e fecero ritorno molti cittadini che si erano rifugiati in passato nella Laguna.

In questa epoca il Friuli era ricco di boschi da cui si ricavava eccellente legname da costruzione che, per ordine di Teodorico, vennero tagliati e trasportati in altre province attraverso il fiume Ausa.

In Friuli, per ordine di Teodorico, vennero istituite le poste, dette MANSIONI. A Mainizza, sul fiume Isonzo fu fatto costruire un locale per la posta in ricordo della sua vittoria su Odoacre. Il luogo era custodito e mantenuto da dei soprastanti, chiamati LUCRISTANI.

 

I ponti romani sull’Isonzo

Teodorico sconfigge Odoacre e la battaglia sull'Isonzo

 

L’ Editto governava soprattutto la convivenza tra barbari e romani attraverso la ripartizione delle competenze e il mantenimento delle leggi delle rispettive comunità, secondo il sistema del DUPLICE DIRITTO che venne sancito dall’Editto di Teodorico, detto anche LEX ROMANA OSTROGOTHORUM. Secondo questa legge la componente romana della popolazione avrebbe continuato a seguire le sue legge, mentre i Goti avrebbero seguito le proprie. In caso di contrasti giuridici tra goti e romani era prevista la designazione di un magistrato speciale, affiancato da un prudens romano, una sorta di esperto della materia.

L’editto, nella versione giunta ai giorni nostri, risale ad una trascrizione francese del 1579, di cui si ignora l’aderenza al testo originale: esso era composto da 154 capitoli in cui erano raccolte le leges, ossia la costituzione imperiale, e gli iura, vale a dire le massime giurisprudenziali.

Sul piano religioso , gli ostrogoti continuarono a professare la religione ariana che negava la natura divina di Cristo. Teodorico tentò di evitare che sorgessero attriti con i romani cattolici.

Teodorico godeva di una certa autonomia nei confronti dell’imperatore d’Oriente. Negli anni pose l’Italia al centro di un sistema di alleanze in cui esercitava un ruolo di primo piano rispetto ai vari vandali, franchi, visigoti e burgundi.

Teodorico aveva l’intenzione di sfruttare l’esperienza romana ma allo stesso tempo consolidare la supremazia del Goti su tutta la parte occidentale dell’impero. In ogni caso riusci a garantire trent’anni di pace permettendo una rinascita del territorio.

 

La gestione di Teodorico preoccupò l’impero d’Oriente e il regno dei franchi che iniziarono a temere lo strapotere del sovrano.

 

  1. Giovanno F. Palladio degli Olivi. Historie della provincia del Friuli. Vol I. 1660
  2. Giuseppe Staffa. L’incredibile storia del Medioevo. 2017
  3. Giuseppe Mainati. Croniche ossia memorie storiche di Trieste. 1819

 

 


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