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Teodorico sconfigge Odoacre e la battaglia sull'Isonzo

La guerra tra Teodorico e Odoacre

 

La pace sotto Odoacre durò poco.

Teodorico succedette al trono degli Ostrogoti dopo la morte del padre (474) e proseguì la politica di alleanza con il vicino Impero Bizantino, dal quale otteneva compensi per i servigi di protezione dei confini. L'imperatore bizantino, alleandosi con Teodorico, sperava che questi riuscisse a porre sotto il controllo ostrogoto le nuove popolazioni barbariche che si stavano spingendo ai confini dell'Impero, assicurando così a Bisanzio una zona di influenza che fungesse da cuscinetto tra l'Impero e le popolazioni barbariche.

I successi di Teodorico portarono l'imperatore Zenone a riconoscere al re ostrogoto lo stato di federato romano e a eleggerlo console nell'anno 484, ufficializzando in questo modo il predominio ostrogoto sull'area balcanica.

La presenza di Teodorico stava diventando però sempre più ingombrante per Zenone e nel contempo Odoacre in Italia stava allargando la sua zona di influenza minacciando gli interessi di Bisanzio. Zenone pensò di risolvere i suoi problemi mettendo l'uno contro l'altro i due re barbari, per cui nel 488 Teodorico preparò la spedizione verso l'Italia, intrapresa nell'autunno dello stesso anno.

 

Chi era Teodorico?

Circa un secolo prima gli Ostrogoti furono separati dai loro connazionali Visigoti e assoggetati agli Unni. Da quel momento avevano fatto parte del grande impero di Attila. Alla morte del grande condottiero riuscirono a liberarsi dall’influenza degli Unni e si stanziarono in Pannonia e fecero un patto con l’imperatore bizantino Marciano. Teoderico, in giovane età, ebbe l’occasione di passare alcuni anni alla corte imperiale bizantina imparando ad unire il sangue barbaro e l’educazione civile.

A causa della morte di suo zio re, Teodorico fece ritorno nella propria terra ove regnava suo padre. A diciotto anni, all’insaputa del padre, radunò un esercito e conquistò la città di Singidono ma, invece di unirla al regno paterno, se la tenne per se. Da questo momento iniziò a scorazzare e a trattare con l’Imperatore bizantino.

Nel 474 Teodorico succede al trono degli Ostrogoti dopo la morte del padre.

Quando cadde l’Impero d’Occidente, aiutò Zenone a riconquistare l’Impero d’Oriente. Questo aiuto fece crescere l’importanza di Teodorico presso la corte di Zenone.

L’imperatore Zenone, per dimostrare la sua gratitudine, invitò a corte Teodorico che fu ricevuto con grandi onori. L'imperatore gli diede uno stipendio, lo elesse maestro dei militi e gli innalzò una statua equestre. Nel 484 lo elesse console. Successivamente ricevette il titolo di patrizio e la possibilità di conquistare l’Italia.

Teoderico, uscito da Costantinopoli tornò dal suo esercito, raccolse quasi tutti i Goti e si mise in marcia verso l’Italia.

 

Teodorico contro Odoacre.

Teodorico prese la strada alla volta del Friuli con i Goti guerrieri, vecchi, fanciulli, donne, armamenti, carri e masserizie. Strada facendo fece guerra con diverse popolazioni e ulteriori guerrieri si unirono all’esercito.

A febbraio Teodorico giunse sul fiume Vuka (Croazia). Il varco era difeso dai Gepidi che erano sotto Odoacre. Combatterono in mezzo al fiume. Teodorico vinse ed uccise il re dei Gepidi.

Quando Odoacre seppe dell’esercito che stava per raggiungere i suoi confini, riunì il suo esercito e gli andò incontro. Si fermò sulle rive del fiume Isonzo e attese.

Teodorico attraversò le Alpi Giulie e nella primavera del 489 raggiunse l’Isonzo accampandosi nel sito detto al Ponte (così chiamato perché un tempo c’era un ponte di pietre costruito dagli antichi romani) ma anche chiamato Pons Santii (in località Mainizza). Dall’altra parte del fiume vedeva l’accampamento dell’esercito di Odoacre.

 

I ponti romani sull’Isonzo

 

Teodorico non permise alcun scontro, doveva aspettare che il suo esercito si riposasse per qualche giorno. Alcuni pensano che il 27 marzo 489 Teodorico schierò il suo esercito e ci fu una battaglia sanguinosa ove la peggio toccò a Odoacre. Quando Odoacre vide le prime schiere cadere per mano dei Goti, decise di fuggire con il resto dell’esercito. Inizialmente chiese rifugio presso i vicini castelli ma poi si ritirò fino a Verona.

Negli anni successivi la forza di Teodorico andava via via aumentando mentre Odorico era rifugiato Verona. Iniziò anche un lungo assedio della città che durò tre anni.

Nel frattempo i vescovi forticarono i castelli in modo tale che diventassero anche luogo di ricovero dei fedeli.

Nel 490 Teodorico fece costruire la Rocca di Monfalcone a testimonianza della sua vittoria su Odoacre sull’Isonzo e per difendere l’Italia da incursioni nemiche: Teodorico si era reso conto che il Friuli era la porta d’Italia.

 

Dopo molte battaglie, Odoacre si ritrovò asseragliato a Ravenna. Teodorico fece bloccare il porto con una grande flotta che aveva il compito di impedire l'arrivo dei rifornimenti via mare ma anche di sorvegliare Odoacre ed impedirne una fuga improbabile ma non impossibile. Odoacre, rinchiuso all'interno della città, si trovò di colpo senza cibo. Molti morivano per fame, e i soldati si aggredivano tra di loro per pochi grammi di cibo.

Qualunque fosse il patto con Teodorico, Odoacre decise di accettarlo e insieme al figlio Tela furono dichiarati Cesari del re d'Italia Teodorico. Ma quest'ultimo non era incline ad accettare di governare con Odoacre, e il 15 marzo 493 lo invitò al suo palazzo per pranzare. Odoacre venne con una guardia del corpo composta da bucellari (ossia soldati barbarici.). Ma Teodorico fece scattare la trappola. Un centinaio di guerrieri circondarono la guardia di Odoacre, ma nessuno osava colpirlo. Allora Teodorico, che intendeva dimostrare di essere superiore ai suoi soldati, afferrò una spada e lo trafisse allo stomaco, infierendo poi sul corpo.

La pace in Friuli sotto il regno dei Goti si ebbe dal 493 a 535.

 

 

  1. Giulio Ferrario. Il costume antico e moderno di tutti i popoli dell'Europa. Costume degli Italiani dall' invasione de' barbari fino alla pace di Constanza. 1823
  2. Cesare Balbo. Storia d’Italia sotto i barbari. 1856
  3. Francesco di Manzano. Annali del Friuli. Volume 1. 1858

 

 


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