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Le tradizioni natalizie in Friuli tra religione e paganesimo

 

 

Nei giorni prossimi al Natale si fanno gli auguri di Buone Feste, si visitano gli amici e tutti cercano di far ritorno per passare il giorno di Natale insieme alla famiglia.

A Udine, durante la vigilia,  i suonatori ambulanti fanno le serenate sotto le case delle famiglie ricche per ricevere qualche soldo.

 

 

La tradizione del ceppo

E’ tradizione mettere sul fuoco il ceppo, detto Zòch o Nadalin. Il ceppo veniva portato in casa accompagnato dai fanciulli che portavano dei lumi accesi.  Il padrone di casa benediva il ceppo con l’acqua santa e quindi lo metteva sul fuoco. Il ceppo doveva essere coperto con la cenere in quanto c’era la credenza che se la mattina di Natale il ceppo non bruciava presagiva la morte del padrone di casa entro l’anno.

Quella del ceppo di Natale  è considerata una delle più antiche tradizioni natalizie: si tratta di un'usanza risalente almeno al XII secolo e che fino al XIX secolo-inizio XX secolo era molto diffusa in vari Paesi europei, dalla  Scandinavia  fino alle Alpi, dalla penisola Iberica ai Balcani.

Il ceppo veniva lasciato ardere anche nelle successive dodici notti fino all'Epifania; i resti del ceppo venivano poi conservati, in quanto si attribuivano loro proprietà magiche (si credeva che favorissero il raccolto, l'allevamento, la fertilità delle donne e degli animali e la salute e che proteggesse dai fulmini) e spesso venivano riutilizzati per accendere il ceppo dell'anno successivo.

L'usanza del ceppo di Natale è attestata per la prima volta in Germania nel 1184. Dalla Germania la tradizione si diffuse anche in Scandinavia, nelle Alpi italiane, nella penisola balcanica e nella penisola iberica.

Da questa tradizione deriva anche quella del dolce chiamato ciocco nataliziotronchetto di Natale, molto diffuso nei Paesi di lingua francese.

 

 

Durante la notte di Natale si cena davanti al fuoco mangiando alcuni dolci (colàz, mostazòn, mandolât) e bevendo vin brulèe.

Durante la vigilia di Natale, molte famiglie seguono l’uso romano: a pranzo si consuma un pasto leggero mentre a cena si fa un pasto abbondante. Il menù della sera delle famiglie ricche è ricco di piatti di magro: pesci, frutta secca, dolci e vino.

Tra i bambini c’è la gara di chi arriva primo alla messa di mezzanotte con la promessa che chi arriva primo troverà, al posto dell’acquasanta, del mandorlato.

Dopo la messa di mezzanotte a Gemona i fidanzati andavano all’osteria a mangiare trippe.

Nella notte di Natale, a mezzanotte, se una ragazza si guarderà allo specchio con i capelli sciolti vedrà in esso l’effige del suo futuro sposo.

 

Durante la vigilia e la notte di Natale, in alcuni paesi, i ragazzi andavano di porta in porta per rappresentare il mistero (un’antica composizione drammatica in versi). In altri luoghi invece cantavano la canzone “la Stella”.

Nella zona di Latisana, i ragazzi con le candele accese entravano nelle case e cantavano per la famiglia in compenso ricevevano soldi e vino.

 

Nelle chiese, Il giorno di Natale, si allestiva il presepio con tante statuine di uomini e animali. Una tradizione che trova le sue origini dal presepio allestito da San Francesco nel 1223.

 

I Balandanti

I Balandanti sono uomini misteriosi che nella notte di Natale si aggirano per le campagne spinti da una forza interna. Se si incontrano negli incroci delle strade si fermano a banchettare divorando la carne di una giovenca oppure di un bue, quindi si divertono a gettare all’aria le ossa fino a mattina. Alla mattina ricompongono le ossa, le rivestono della pelle e l’animale torna in vita ma rimarrà magro per sempre.

 

V. Ostermann, La vita in Friuli, 1894

 


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