La vita quotidiana contadina nel Friuli dal Medioevo al Risorgimento

Conoscere le pratiche alimentari del mondo contadino è estremamente difficile, perché la cucina dei poveri non è descritta e per ricostruirla bisogna necessariamente ricorrere o agli indizi che si trovano nei testi.

 

I censimenti indicano la parte della produzione agricola dovuta al signore dai suoi dipendenti ma non le loro abitudini alimentari. Fino alla fine del XIII secolo le rendite in natura erano costituite da prodotti di qualità facilmente trasportabili: grano, vino, pollame, prosciutti, pesce salato e formaggi. Per i fittavoli e per i piccoli proprietari terrieri questi articoli erano quasi alimenti di lusso, il pagamento della rendita per gli uni, e la necessità di procurarsi il denaro, li costringevano a consumarne il meno possibile e a riservarli ai banchetti.

Molte famiglie contadine si sforzavano di trarre dalle terre che coltivavano i prodotti di cui avevano bisogno e di comperare sul mercato solo quelli che non potevano produrre.

Il vino presentava dei vantaggi che lo rendevano allettante per i ceti rurali più bassi, un valore nutritivo considerevole, proprietà antisettiche ed effetti euforizzanti.

Riguardo al consumo di carne, va detto che la dieta contadina subì un notevole cambiamento tra alto Medioevo e basso Medioevo, fino al IX secolo i rustici ebbero la possibilità di soddisfare il loro fabbisogno di carne senza particolari problemi, ma con la chiusura progressiva degli spazi di caccia fu assai più difficile per loro procurarsela. Tuttavia il maiale continuò ad essere fondamentale nel regime alimentare contadino, le pecore e i castroni si mangiavano invece quando erano vecchi, dopo che avevano esaurito la capacità di produrre lana e latte.

I legumi erano viveri importanti, tanto le fave, le lenticchie e i ceci comparivano spesso sulle tavole contadine. Negli orti familiari si coltivava un’ampia varietà di verdure: cavoli, cipolle, aglio, porri, rape, spinaci e zucche. Il quadro è completato dalla raccolta, nei prati e nei boschi, di asparagi, di crescione, di funghi e di alcune piante aromatiche, come la maggiorana, il timo, il basilico, l’alloro, il finocchio o la salvia. Con i legumi, le verdure, piccole quantità di carne, di grasso o raramente di olio, e pezzi di pane duro o farina, le contadine preparavano delle minestre o degli stufati, piatti caldi che venivano accompagnati dal pane e dal vino.

Nei giorni di penitenza, la carne era sostituita dal formaggio, dalla frutta secca, dalle uova o dal pesce e il grasso dall’olio di oliva. In alcune rare occasioni, quasi sempre in concomitanza con le grandi feste liturgiche, per compensare i giorni di penitenza e per rompere la monotonia quotidiana, le famiglie contadine miglioravano i loro pasti.

 

Il mondo contadino, contrariamente a quello cittadino, aveva molte credenze ed era molto superstizioso. Le credenze erano profondamente radicate e la fede aveva un ruolo fondamentale.

Nelle lunghe notti d’autunno e d’inverno, le famiglie si riuniscono aiutandosi a vicenda. In questa occasione si raccontano le fiabe, le superstizioni e si tramandano tradizionalmente di generazione in generazione.

Per lunghe ore si pende dalle labbra del narratore: le ragazze si stringono forte nei momenti di maggio terrore oppure più volte si fa il segno della croce in modo furtivo oppure si osservano in modo preoccupato i punti bui della casa. L’ambiente contadino è saturo di superstizioni e non bisogna meravigliarsi se la vita contadina fosse regolata dalle superstizioni.

I contadini si dividevano in coloni ossia coloro che avevano terre in affitto e i solàns (detti anche oparis) ossia i giornalieri.

Come detto il contadino aveva una forte fede e quindi non com inciava nessun lavoro senza invocare Dio, fare un segno della croce o recitare una breve preghiera e, quando terminava un lavoro esclamava:

Sei cun Dio, ançhe cheste è fate

Il saluto più frequente è

Sia lodato Gesù Cristo

A cui si risponde

E sempre sia lodato

E quando uno usciva di casa, anche per un breve periodo, al saluto si rispondeva con

Va con Dio e ch’Egli t’assista

Il contadino andava sempre a Messa e a tutte le funzioni durante le feste, interveniva a tutte le solennità ecclesiastiche, alle prediche, alle processioni ed alle sagre. Per le ragazze, la chiesa è il loro circolo, il loro teatro, le feste religiose sono occasione di sfoggio.

Al mattino, il cibo usuale dei contadini era polenta con latte. Non bisogna dimenticare che Il mais fu portato per la prima volta in Europa da Cristoforo Colombo nel 1493, e nei primi decenni del Cinquecento si diffuse dalla penisola iberica alla Francia meridionale, all'Italia settentrionale e ai Balcani. Inizialmente non sostituì altri cereali, ma fu coltivato soprattutto negli orti o come foraggio.

Normalmente il latte era scremato oppure inacidito, oppure era il latticello che rimaneva nella zagola dopo aver fatto il burro. Una fortuna era avere ricotta fresca o affumicata oppure formaggio.

A mezzogiorno si mangiava una minestra di verdure condita con lardo, burro o grasso di animale e con un salsicciotto di maiale. Alla sera mangiavano ortaggi e legumi e formaggio che alle volte veniva cotto in tegame con un po’ di burro (frico, çuç in ont). Raramente si mangiavano le uova le quali si vendevano per comprare sale e olio.

 

Tratto dalla "La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizî e superstizioni popolari" di Valentino Ostermann, 1894
 
 

 

 

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