Le origini della città di Trieste: da sempre terra di confine

Le origini della città di Trieste sono antichissime, tuttavia le tracce giunte fino a noi sono di modesta entità le tracce.

 

Già nel II millennio a.C. tutto il territorio della provincia di Trieste, dall’altopiano al mare, fu sede di insediamenti protostorici: i castellieri; si trattava di villaggi di dimensioni ridottissime, arroccati sulle alture e protetti da caratteristiche fortificazioni in pietra, i cui abitanti appartenevano ad una popolazione illirica di stirpe indoeuropea.

 

Le origini dell’Istria. La civiltà dei castellieri

 

La leggenda vuole che anche il mitologico eroe greco Giasone, alla ricerca del “vello d’oro“, sbarcasse con gli Argonauti alle foci del Timavo. Un bosco sacro, alle pendici del monte Hermada, sarebbe inoltre dedicato agli eroi Antenore e Diomede.

 

Tra storia e mitologia l’origine del Friuli

 

 

La storia di Trieste ha inizio con il formarsi di un centro abitato di modeste dimensioni in epoca preromana, che acquisì connotazioni propriamente urbane solo dopo la conquista (II secolo a.C.) e colonizzazione da parte di Roma. 

Non si conosce con certezza le origini di Trieste. Un cenno lo troviamo con Strabone (Strabone 7.5) ove afferma che Trieste fu fondata dai Carni. Questa popolazione confinava con gli Istri e con i Veneti.

 

L’arrivo dei Celti e la diffusione dei Carni nel territorio friulano

 

In un frammento rinvenuto a Roma suggerisce che la guerra dei Romani contro i Celti fu molto lunga. Si crede che i Carni furono scacciati dal lido del mare e dalla pianura respingendoli sui monte e Trieste passò definitivamente ai romani.

Secondo gli scritti di Tolomeo (geografo dell’antica Grecia), i Carni occupavano tutto il tratto dal Livenza al Timavo includendo le colonie di Concordia, Cividale e Aquileia.

E’ verosimile che al primo arrivo dei Carni, trovando la pianura occupata da forti popolazioni venete, deviarono sui monti ad est. In questi luoghi trovarono un clima più mite a ridosso di due popolazioni: i Veneti e gli Istri. In quella occasione fondarono Trieste. Si pensa che la città nacque come un borgo aperto, senza mura, concepito per sviluppare i traffici e non la difesa. Ma allo stesso tempo Strabone indica il sito di Trieste, posizionato tra le colonie di Aquileia e di Pola, come castello.

Gian Rinaldi Carli, storico del ‘700, invece sosteneva che tutto il territorio compreso tra Aquileia ed il Timavo fosse sommerso dalle acque e paludi obbligando i Carni a scendere lungo il Carso. Quindi i Carni occuparono il territorio della Carnia, della Carinzia e della Carniola, cioè dal Bellunese al territorio triestino.

In ogni caso, all’arrivo dei Romani, i Carni furono spinti verso i monti obbligandoli ad abbandonare il Carso.

Secondo Plinio esistevano due Carnie: una alpestre e l’altra marittima. La Carnia Marittima era la zona che aveva per confine il Timavo e il Formione (attualmente il fiume Risano vicino a Capodistria) e non c’è dubbio che Trieste apparteneva a questo territorio.

Tra gli storici greci e romani esisteva una contesa in quanto non era netto il confine tra Istria e Friuli. In alcuni casi ponevano il confine dell’Istria il Timavo, in questo caso Trieste era sotto l’Istria. All’opposto c’era chi sosteneva Trieste staccata dall’Istria.

Strabone dice che dopo il Timavo c’è la spiaggia marittima degli Istri, ma non subito dopo il Timavo perché nel mezzo c’è il castello di Trieste. Vale a dire che Trieste non appartiene all’Istria ma viene trattata separatamente.

 

Il Tempio di Cernunno

La cosiddetta "dolina celtica" di Basovizza è non solo uno dei luoghi più affascinanti del Carso, ma anche uno dei più misteriosi; tanto da aver generato un vero florilegio di ipotesi sulla sua origine, ed una suggestiva leggenda.

La si trova nel bosco, a sinistra della strada sterrata che da Basovizza conduce a Sesana

 

 

La dolina, profonda circa 6 metri, ha una forma triangolare; lungo il lato sud un muro massiccio sostiene un ripiano artificiale, sotto il quale si apre una cavità, una cameretta circolare, a cui si accede per un corridoio con il soffitto di grandi lastre calcaree.

Gli altri due lati della dolina sono costituiti da gradoni, costituiti da massi megalitici e con un riempimento caotico di pietrame.

Saggi di scavi archeologici non hanno fornito risultati significativi: nell'ipogeo inferiore sono stati trovati alcuni cocci romani e protostorici, la cui origine non è però determinabile con certezza.

Tra le tante ipotesi, si pensa che fosse un tempio celtico al dio Cernunnos. In questa zona dal IV sec. a.C. erano insediati i Carni, una tribù di lingua e cultura celtica); effettivamente l'ipogeo sarebbe abbastanza simile alle tombe dolmeniche.

Oppure  vi è chi, sempre rifacendosi alla cultura celtica, vi ha riconosciuto un tribunale.

Un elemento curioso sono una serie di rozze steli, parzialmente scolpite: sorta di piccoli menhir, originariamente distribuiti lungo tutti i gradoni e sul ripiano artificiale; oggi molti sono crollati ed altri purtroppo, nel corso del tempo asportati. 

 

 RIFERIMENTI

L’archeografo triestino –Volume 1

 

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